ANNO XIII Ottobre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 18 Giugno 2019 01:32

Francesco Totti, l'addio al veleno alla Roma: 'Mi volevano fuori e ci sono riusciti'

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'Sono pronto a tornare con altre proprietà'. 'E' inutile restare, alla fine l'ultima parola è di Franco Baldini'. Amarezza per De Rossi. Giù il titolo, cede in Borsa il 2,6%

Da 'pensavo de morì prima' a 'preferivo morire': che sia dal calcio giocato o dal ruolo di dirigente, se Totti lascia la Roma e' sempre una storia di emozioni sopra le righe. Due anni fa il saluto alla maglia fu accolto dagli striscioni amari dei tifosi, questa volta è lo stesso ex numero 10 a raccontare tutta la sua amarezza nel giorno in cui sbatte fragorosamente la porta lasciando anche la carica di dirigente per uscire dalla Roma 'americanizzata'. Alle 12:41 informa ufficialmente il club via mail, poi alle 14 dal Salone d'onore del Coni annuncia quasi a reti unificate: "Ho rassegnato le dimissioni dall'As Roma". Francesco Totti si tira fuori dalla società di James Pallotta e del suo consigliere Franco Baldini. "È un arrivederci, non un addio" aggiunge però perché "se un'altra proprietà punterà forte su di me io sarò sempre pronto". Solo in serata arriva una replica della società, affidata ad una nota sul sito: "La percezione dei fatti e delle scelte adottate dal club" da parte di Francesco Totti è "fantasiosa e lontana dalla realtà", dichiara il club, che tiene anche a sottolineare come "la proprietà non ha alcuna intenzione di mettere la società in vendita adesso o in futuro". Il club esprime anche "estrema amarezza" per la decisione di Totti di lasciare e sottolinea di "non avere avuto risposta" alla proposta fattagli di assumere il ruolo di direttore tecnico". E' a due passi dall'Olimpico, e a 18 anni esatti dal suo unico scudetto, che Totti dice la sua sul rapporto con la gestione Usa. "Tutti sappiamo che hanno voluto che io smettessi.

Promesse tante, ma alla fine non sono mai state mantenute. Sarò sintetico: sono stato un peso per questa società. Mi hanno dato del personaggio ingombrante, da giocatore e da dirigente. Mi hanno fatto male entrambe le cose, la seconda di più. Quando ti stacchi dalla mamma è dura... Piuttosto avrei preferito morire". "Speravo questo giorno non arrivasse mai, ma non è colpa mia" spiega Totti, collegando il suo addio alla mancanza di operatività: "Non mi hanno mai coinvolto nel progetto. Solo quando ero in difficoltà mi chiamavano, sempre all'ultimo, in 2 anni avrò fatto 10 riunioni… Mi tenevano fuori da tutto". Il bersaglio che Totti colpisce più e più volte è Baldini. "Il rapporto con lui? Non c'è mai stato e mai ci sarà. Uno dei due doveva uscire, mi sono fatto da parte io - racconta -. Non servono troppi galli a cantare. Troppe persone mettono bocca e fanno solo danni. Ma quando canti da Trigoria, non senti mai il suono. L'ultima parola spettava sempre a Londra". Totti ha cercato di incidere provando a portare in panchina Antonio Conte. "Mai mandato nemmeno un messaggio a Mihajlovic, De Zerbi, Gattuso e Gasperini. Ho chiamato solo Conte, ci ho lavorato con Fienga. Ci siamo detti 'l'unico che può cambiare la Roma è lui'. Ci aveva dato l'ok, ci siamo visti e sentiti parecchie volte. Poi ci sono stati problemi e ha cambiato idea. Non voleva fare la rivoluzione che invece la Roma dovrà fare perché in questo momento deve prima di tutto vendere per poi fare una squadra che punti dal quarto posto in su. Ora è all'Inter". E Totti è fuori dalla Roma. "Non ho chiesto soldi, né mai di comandare tutto. Ho chiesto di dare un contributo e di metterci la faccia. Ma se gli altri scelgono il direttore sportivo e l'allenatore, e non mi chiamano, che direttore tecnico sono? - si domanda ancora Totti -. Con Pallotta ho parlato a quattr'occhi solo due anni fa quando ho smesso. Se qualcuno mi ha pugnalato dentro Trigoria? Sì, ci sono persone che non vogliono che sia là dentro, che fanno il male della Roma, e Pallotta si fida di loro. Baldissoni? Mi ha aiutato indicandomi la strada. Non so dove, ma mi ha direzionato..."

Da 'pensavo de morì prima' a 'preferivo morire': che sia dal calcio giocato o dal ruolo di dirigente, se Totti lascia la Roma e' sempre una storia di emozioni sopra le righe. Due anni fa il saluto alla maglia fu accolto dagli striscioni amari dei tifosi, questa volta è lo stesso ex numero 10 a raccontare tutta la sua amarezza nel giorno in cui sbatte fragorosamente la porta lasciando anche la carica di dirigente per uscire dalla Roma 'americanizzata'. Alle 12:41 informa ufficialmente il club via mail, poi alle 14 dal Salone d'onore del Coni annuncia quasi a reti unificate: "Ho rassegnato le dimissioni dall'As Roma". Francesco Totti si tira fuori dalla società di James Pallotta e del suo consigliere Franco Baldini. "È un arrivederci, non un addio" aggiunge però perché "se un'altra proprietà punterà forte su di me io sarò sempre pronto". Solo in serata arriva una replica della società, affidata ad una nota sul sito: "La percezione dei fatti e delle scelte adottate dal club" da parte di Francesco Totti è "fantasiosa e lontana dalla realtà", dichiara il club, che tiene anche a sottolineare come "la proprietà non ha alcuna intenzione di mettere la società in vendita adesso o in futuro". Il club esprime anche "estrema amarezza" per la decisione di Totti di lasciare e sottolinea di "non avere avuto risposta" alla proposta fattagli di assumere il ruolo di direttore tecnico". E' a due passi dall'Olimpico, e a 18 anni esatti dal suo unico scudetto, che Totti dice la sua sul rapporto con la gestione Usa. "Tutti sappiamo che hanno voluto che io smettessi.

Promesse tante, ma alla fine non sono mai state mantenute. Sarò sintetico: sono stato un peso per questa società. Mi hanno dato del personaggio ingombrante, da giocatore e da dirigente. Mi hanno fatto male entrambe le cose, la seconda di più. Quando ti stacchi dalla mamma è dura... Piuttosto avrei preferito morire". "Speravo questo giorno non arrivasse mai, ma non è colpa mia" spiega Totti, collegando il suo addio alla mancanza di operatività: "Non mi hanno mai coinvolto nel progetto. Solo quando ero in difficoltà mi chiamavano, sempre all'ultimo, in 2 anni avrò fatto 10 riunioni… Mi tenevano fuori da tutto". Il bersaglio che Totti colpisce più e più volte è Baldini. "Il rapporto con lui? Non c'è mai stato e mai ci sarà. Uno dei due doveva uscire, mi sono fatto da parte io - racconta -. Non servono troppi galli a cantare. Troppe persone mettono bocca e fanno solo danni. Ma quando canti da Trigoria, non senti mai il suono. L'ultima parola spettava sempre a Londra". Totti ha cercato di incidere provando a portare in panchina Antonio Conte. "Mai mandato nemmeno un messaggio a Mihajlovic, De Zerbi, Gattuso e Gasperini. Ho chiamato solo Conte, ci ho lavorato con Fienga. Ci siamo detti 'l'unico che può cambiare la Roma è lui'. Ci aveva dato l'ok, ci siamo visti e sentiti parecchie volte. Poi ci sono stati problemi e ha cambiato idea. Non voleva fare la rivoluzione che invece la Roma dovrà fare perché in questo momento deve prima di tutto vendere per poi fare una squadra che punti dal quarto posto in su. Ora è all'Inter". E Totti è fuori dalla Roma. "Non ho chiesto soldi, né mai di comandare tutto. Ho chiesto di dare un contributo e di metterci la faccia. Ma se gli altri scelgono il direttore sportivo e l'allenatore, e non mi chiamano, che direttore tecnico sono? - si domanda ancora Totti -. Con Pallotta ho parlato a quattr'occhi solo due anni fa quando ho smesso. Se qualcuno mi ha pugnalato dentro Trigoria? Sì, ci sono persone che non vogliono che sia là dentro, che fanno il male della Roma, e Pallotta si fida di loro. Baldissoni? Mi ha aiutato indicandomi la strada. Non so dove, ma mi ha direzionato...".

Totti: colpa dei cattivi consiglieri

Insomma, per Totti le indicazioni provenienti da Trigoria e Londra non hanno aiutato Pallotta. "Ma io lo ringrazio perché mi ha fatto restare dandomi la possibilità di conoscere un'altra realtà da dirigente. Non sputo nel piatto in cui ho mangiato. Spero che porti la Roma più in alto possibile - l'auspicio di Totti -. Ora deve essere bravo a riconquistare la fiducia della gente". E magari farsi vedere più spesso: "Il presidente deve essere più sul posto, quando vedono il capo tutti stanno sull'attenti. Quando non c'è, fanno tutti come gli pare". Per l'ex numero 10, poi, "è stato un pensiero fisso di alcune persone quello di levare i romani dalla Roma. Alla fine è prevalso" aggiunge collegando il suo addio a quello di De Rossi ("di cui mi fido al 100%"). "Da otto anni a questa parte, da quando sono entrati gli americani, hanno cercato in tutti i modi di poterci mettere da parte - ricorda -. Ci sono riusciti. E' normale che poi i presidenti, gli allenatori ed i giocatori passano, ma le bandiere no". E sono pronte a tornare a sventolare, anche se Totti non entra in possibili discorsi sull'assetto proprietario. "Fondi del Qatar interessanti all'acquisto? La Roma è amata e stimata in tutto il mondo e tutti la vorrebbero prendere ma finché non vedo nero su bianco non ci credo. Malagò futuro presidente? Se succederà mi chiamerà, tutti dicono che è un mio caro amico, avrò un po' più di potere...". In attesa di capire come evolverà la situazione Totti è pronto a voltare pagina: "Valuterò alcune offerte, ce ne sono state da squadre italiane. Una è arrivata stamattina, valuterò tutto. Se andrò allo stadio? Sì, sono sempre tifoso della Roma. Prendo De Rossi e andiamo in Curva Sud". ANSA

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