ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 15 Ottobre 2019 17:56

Siria, truppe Damasco entrano a Manbij Gli Usa si ritirano da Kobane

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Partita l'offensiva in una località strategica controllata dai curdi a Ovest del fiume Eufrate. Trump in un tweet annuncia sanzioni contro la Turchia. Da Bruxelles, l'Unione europea condanna l'azione militare di Ankara in Siria e il Consiglio europeo sancisce "l'impegno degli Stati a posizioni nazionali forti rispetto alla politica di export delle armi"

L'esercito siriano ha preso il "pieno controllo della città di Manbij e degli insediamenti dei dintorni", incluse, ha annunciato il ministero della Difesa russo, Dadat e Umm Miyal, due delle basi in cui si trovavano fino a poche ore fa i militari americani. I militari Usa "hanno lasciato due delle loro basi in Siria, nella zona di Dadat, a nord ovest di Manbij, e a Umm Miyal, per ripiegare verso il confine con l'Iraq, precisa Mosca. "La polizia militare russa continua a pattugliare il confine nordoccidentale di Manbij, lungo la linea di contatto fra le forze siriane e turche", si precisa. Manbij, a 85 chilometri a est di Aleppo, è stata liberata dall'Is con l'intervento delle unità curde nell'agosto del 2016. L'agenzia russa Tass rilancia una notizia diffusa ieri da Newsweek, sulla base di informazioni di un funzionario senior del Pentagono, secondo cui Washington ha accettato di lasciare il controllo di Manbij a Mosca.

La coalizione militare internazionale a guida Usa annuncia su Twitter il ''ritiro volontario'' dalla città di Manbij, nel nordest della Siria, che i curdi avevano liberato dalla presenza del sedicente Stato Islamico (Is). ''Siamo fuori da Manbij'' twittano. ''Le forze della Coalizione si stanno ritirando in modo volontario del nordest della Siria". Il tweet arriva a qualche ora dalla notizia, data dai media siriani, che le forze del regime di Damasco sono entrate nella città di Manbij, nella provincia di Aleppo, e hanno issato la bandiera della Siria. Il ministero della Difesa russo ha confermato il controllo della città da parte della autorità siriane.

Un soldato turco è morto e altri otto sono rimasti feriti negli attacchi con colpi di mortaio, riferisce il sito del quotidiano filogovernativo turco Sabah che cita il ministero della Difesa di Ankara che attribuisce l'attacco ai miliziani curdi siriani delle Ypg, considerati "terroristi" dal governo turco.

Manbij, nella provincia di Aleppo, era stata strappata nel 2016 ai jihadisti dell'Isis dai miliziani curdi delle Ypg sostenuti dagli Usa. Il ministero della Difesa di Ankara ha confermato che negli scontri nella regione di Manbij sono stati "neutralizzati 15 terroristi delle Ypg", i miliziani delle Unità di protezione del popolo curdo. I militari turchi usano il termine "neutralizzati" per indicare i miliziani uccisi o catturati.

Momenti di festa tra la popolazione di Manbij, nel nordest della Siria, che ha accolto l'arrivo delle truppe del regime di Damasco, entrate in città dopo un accordo con i curdi. Lo riferiscono gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, mentre la televisione di Stato siriana ha trasmesso immagini dell'incontro tra i militari e la popolazione. L'ingresso delle truppe siriane nella città che i curdi avevano liberato dal sedicente Stato islamico (Isis) nel 2016 era stato confermato anche dai russi, impegnati a evitare uno scontro diretto tra gli esercito di Damasco e Ankara. ''Non permetteremo che accada'', ha detto l'inviato speciale della Russia in Siria Alexander Lavrentyev all'agenzia di stampa Tass. E' ''semplicemente inaccettabile'' l'ipotesi di un confronto militare tra militari turchi e siriani.

Sarebbe invece di almeno due morti e 11 feriti il bilancio di un nuovo attacco con colpi di mortaio lanciati dalla Siria contro il territorio turco. A riferire il bilancio è il sito del giornale filogovernativo Sabah, che attribuisce l'attacco contro il distretto di Kiziltepe, nel sudest della Turchia, ai miliziani curdi siriani delle Ypg, considerati "terroristi" dal governo di Ankara. Secondo quanto denunciato ieri dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, più di 700 colpi di mortaio lanciati dal territorio siriano hanno colpito in questi giorni le province della Turchia con un bilancio di 18 civili uccisi e quasi 200 feriti. Secondo l'agenzia ufficiale Anadolu, le vittime sono tutti "civili". Le ultime notizie parlano di 12 feriti. Il distretto di Kiziltepe si trova nella provincia di Mardin, dove già nei giorni scorsi le autorità locali hanno denunciato attacchi con colpi di mortaio.

Secondo la Turchia, che ha aggiornato il bilancio dell' 'Operazione fonte di pace' avviata lo scorso 9 ottobre, sono 595 i "terroristi neutralizzati" dall'inizio dell'offensiva. Si tratta, stando al ministero della Difesa di Ankara, di miliziani curdi del "Pkk/Pyd-Ypg". I militari turchi usano il termine "neutralizzati" per indicare i miliziani uccisi o catturati.

Nel frattempo l'alleanza curdo-araba delle Forze democratiche della Siria (Fds) ha ripreso il controllo di Ras al-Ayn. Lo hanno riportato gli attivisti dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo quanto riferisce la tv satellitare al-Arabiya. Il ministro turco della Difesa, Hulusi Akar, aveva confermato che Ras al-Ayn era sotto il controllo di Ankara. La notizia della riconquista di Ras al-Ayn da parte delle Fds viene riportata anche dalla tv curda Rudaw. Secondo l'emittente l'alleanza curdo-araba avrebbe ripreso anche il controllo della località di Tell Halaf, nel governatorato di Hasakah, lungo il confine con la Turchia.

Unicef: "Circa 70mila bambini sfollati" - "Circa 70mila i bambini sono sfollati a causa delle ostilità nel nord-est della Siria, che si sono acuite da una settimana". Lo riferisce in una nota l'Unicef, confermando "che almeno 4 bambini sono stati uccisi e altri 9 feriti, mentre sette bambini sarebbero stati uccisi in Turchia". Inoltre "tre strutture e veicoli sanitari e una scuola sono stati attaccati. La stazione idrica di A'louk che forniva acqua a circa 400mila persone ad Al-Hasakeh è fuori servizio". L'Unicef esprime "preoccupazione" per "almeno 170mila bambini che potrebbero avere bisogno di assistenza umanitaria a causa delle violenze in corso nell'area. Nonostante queste violenze, l'Unicef sta lavorando con i suoi partner per garantire assistenza umanitaria immediata, che comprende: prima assistenza alle famiglie che arrivano presso i rifugi collettivi, distribuzione di 95mila litri di acqua e 12 cisterne per sopperire alla mancanza di acqua nei rifugi presso la città di Al-Hasakeh, pianificazione della riparazione della stazione di A'louk, assistenza primaria per la salute, con screening sullo stato nutrizionale di donne e bambini, facilitare l'accoglienza per 13 bambini separati".

Sanzioni Usa al governo turco e dazi su acciaio - Donald Trump ha annunciato su Twitter che a breve firmerà un ordine esecutivo "per imporre sanzioni contro dirigenti ed ex dirigenti del governo turco e qualsiasi persona che contribuisca alle azioni destabilizzanti della Turchia nel nordest della Siria". Saranno inoltre aumentati i dazi sull'acciaio sino al 50% e fermati i negoziati per un accordo commerciale con Ankara da 100 miliardi di dollari.

Forze Usa si sono ritirate da Kobane - Le forze speciali americane si sono ritirate dalla loro postazione a sud di Kobane, dove si trovavano a difesa delle milizie curde dall'offensiva turca nel nord-est della Siria. Lo riferisce la Cnn turca. Nell'area potrebbero però giungere nelle prossime ore le forze armate di Damasco, cui i curdi hanno chiesto protezione da Ankara.

Colloquio comandanti eserciti Turchia-Russia - I capi di stato maggiore delle forze armate di Turchia e Russia, generali Yasar Guler e Valery Gerasimov, hanno avuto questo pomeriggio un colloquio telefonico sull'operazione militare della Turchia nel nord-est della Siria. Lo riferisce l'esercito di Ankara, senza fornire dettagli sul contenuto del confronto, che giunge dopo l'intesa tra le forze curde e il regime di Damasco sostenuto da Mosca per frenare l'offensiva turca.

Saliti a 560 i terroristi neutralizzati  - È salito a 560 il numero dei "terroristi neutralizzati" (cioè uccisi, feriti o catturati) dall'inizio dell'operazione militare della Turchia nel nord-est della Siria. Lo riferisce la Difesa di Ankara, aggiornando la cifra precedente di 550. Il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva poi precisato che 500 erano stati uccisi, 26 feriti e 24 si erano arresi alle forze turche e ai loro alleati.

IL PUNTO DI VISTA DI ERDOGAN. "Andremo fino in fondo. Siamo determinati. Finiremo quello che abbiamo iniziato". Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, confermando l'intenzione di non interrompere l'offensiva contro i curdi nel nord-est della Siria. "Con l'operazione Fonte di pace - ha aggiunto - la Turchia ha intrapreso un passo vitale quanto l'operazione a Cipro del 1974", quando l'esercito di Ankara occupò la parte settentrionale dell'isola in risposta a un tentativo di golpe filo-greco. 

LE REAZIONI INTERNAZIONALI. Sono in arrivo "grandi sanzioni" sulla Turchia. Lo twitta il presidente americano Donald Trump a proposito dell'offensiva delle forze di Ankara nel nord della Siria. Il tycoon poi scrive: "Veramente c'è qualcuno che pensa che dovremmo andare in guerra con un membro della Nato come la Turchia? Basta alle guerre senza fine".

In mattinana Trump, riferendosi ai prigionieri dell'Isis, sempre su Twitter aveva scitto: "L'Europa se li sarebbe dovuti prendere indietro già prima dopo numerose richieste, senza permettere loro di scappare. Devono farlo ora. Quei prigionieri non verranno mai negli Usa, non lo permetteremo".

DECRETO ITALIANO. Nelle prossime ore l'Italia varerà un decreto ministeriale "che devo firmare come ministro degli Esteri" per bloccare "l'export di armamenti verso la Turchia per tutto quello che riguarda il futuro dei prossimi contratti e dei prossimi impegni". Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a margine del Consiglio europeo.

"Non importa portare" l'iniziativa dell'embargo sugli armamenti alla Turchia in Parlamento perché "per le nostre regole - ha aggiunto Di Maio - si tratta di un decreto ministeriale, come quello che abbiamo firmato sui rimpatri" della settimana scorsa, ha spiegato Di Maio al termine del Consiglio Ue.

"Non è vero che l'Italia è rimasta indietro" sull'embargo alle armi alla Turchia, l'Italia è capofila di una decisione forte dell'Ue sul tema, ma deve essere unitaria, altrimenti non è efficace - ha affermato il premier Giuseppe Conte - . Se siamo capofila di una simile decisione non vuol dire mica che vogliamo vendere armi a Ankara". 

L'ESITO DEL CONSIGLIO EUROPEO.  "L'Ue condanna l'azione militare della Turchia che mina seriamente la stabilità e la sicurezza di tutta la regione". Si legge nel testo di conclusioni del Consiglio esteri dell'Ue sull'offensiva militare di Ankara nel nord est della Siria, in cui si sancisce anche "l'impegno degli Stati a posizioni nazionali forti rispetto alla politica di export delle armi". Inoltre nel documento si richiede un "incontro ministeriale della Coalizione internazionale contro Daesh".

IL FRONTE DELLA BATTAGLIA. Numerosi carri armati, mezzi blindati e unità militari dell'esercito turco e delle milizie arabe filo-Ankara sono entrati nelle ultime ore nel nord della Siria a ovest del fiume Eufrate, in un'area già controllata dalla Turchia, per sferrare un attacco a Kobane dal fronte occidentale. Lo riferiscono fonti militari di Ankara. Le prime truppe di Damasco sono entrate a Tal Tamr, cittadina siriana a una ventina di km dal confine turco, per "contrastare l'aggressione della Turchia": lo afferma l'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana, senza fornire altre precisazioni. Sana dice che però la popolazione locale ha dato il benvenuto ai soldati, schierati dal governo siriano in seguito all'inedito accordo di ieri con le milizie curde per contrastare l'offensiva turca. Le forze governative siriane sono arrivate ad Ayn Issa, tra Raqqa e il confine turco. Lo riferisce la tv di Stato siriana che mostra le immagini "in diretta" delle truppe di Damasco nella località siriana, 50 km a sud della frontiera turca.

CRISI UMANITARIA. In questo momento nel nord est della Siria, l'area interessata dagli scontri con l'esercito turco, ci sono 200mila profughi e 1,5 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza sanitaria, con un forte rischio di malattie infettive, afferma l'Oms dicendosi 'gravemente preoccupata' per la situazione, anche per gli attacchi che stanno subendo gli ospedali e le altre strutture sanitarie.

C'è anche una attivista per i diritti delle donne, Hevrin Khalaf, 35 anni, tra i 9 civili trucidati ieri a sangue freddo dai miliziani filo-turchi nel nord-est della Siria. Oggi almeno 14 civili sono rimasti uccisi nel nord est, dove da cinque giorni è in corso l'offensiva di forze turche e i miliziani filo-Ankara contro le milizie curde. Fra le vittime cinque persone che si trovavano su un'auto sulla quale hanno sparato le milizie filo-turche Lo afferma l'Osservatorio siriano per i diritti umani.

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