ANNO XIV Settembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 12 Novembre 2019 18:20

Bolivia: Morales in esilio vola verso il Messico Maduro dal Venezuela ammonisce Trump "pronti a combattere"

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Il presidente dimissionario della Bolivia, Evo Morales, è in volo verso il Messico dopo che il velivolo militare messicano Gulfstream G 550, inviato a prelevarlo nel dipartimento di Cochabamba, ha fatto un lungo scalo tecnico in Paraguay. Lo riferisce il quotidiano Abc Color di Asuncion.


Nella sua pagina online il giornale indica che l'aereo è giunto nell'aeroporto internazionale Silvio Pettirossi di Luque all'1,35 locale per ripartire poco prima delle 5 (le 9 italiane) dopo aver fatto rifornimento di combustibile.
Secondo Edgar Melgarejo, direttore della Direzione nazionale dell'aeronautica civile (Dinac) paraguaiana, nel suo percorso di circa sette ore l'aereo attraverserà Paraguay, Brasile, Perù ed Ecuador prima di arrivare in Messico.

Maduro ammonisce Trump "pronti a combattere"

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha avvertito oggi il collega Donald Trump di essere pronto a combattere dopo il "colpo di Stato" di cui, ha assicurato, è stato vittima Evo Morales in Bolivia con la complicità "dell'imperialismo nordamericano".
Il capo dello Stato venezuelano ha affermato che ora Trump dice che "presto sarà la volta del Venezuela e del Nicaragua. Allerta popolo, andiamo a combattere!", ha esclamato, proseguendo: "Volete lo scontro? Andremo a questo scontro per la pace, la Patria, la sovranità e per la rivoluzione bolivariana del Venezuela". Ed ha aggiunto: "La vittoria ci appartiene e lo dimostreremo nelle strade con la nostra unione civico-militare".
Maduro si è detto certo che "Trump ha dato l'ordine di rovesciare l'indigeno", assicurando che a Morales "hanno mostrato un fucile per costringerlo a firmare la lettera di dimissioni", mentre "l'Organizzazione degli Stati americani non ha detto una parola sulle irregolarità di Morales, ma gli ha dato una pugnalata alle spalle".

 © EPA

Evo Morales in volo verso il Messico

Messico concede asilo a Evo Morales

Il Messico ha annunciato di aver concesso asilo politico al presidente dimissionario della Bolivia, Evo Morales. Lo riportano i media messicani. Secondo quanto riferito, l'annuncio è stato fatto dal ministro degli Esteri Marcelo Ebrard. Morales, deposto alla vigilia di quello che molti considerano un colpo di Stato, aveva formalizzato la richiesta nelle scorse ore al governo messicano.

Le dimissioni di Morales, definite dallo stesso un "colpo di stato" hanno diviso i leader politici mondiali. I governi di Venezuela, Cuba, Russia e Siria hanno espresso il loro sostegno a Morales denunciando un colpo di stato orchestrato in Bolivia.

"È un colpo di stato, senza girarci troppo intorno, perché c'è stato un ultimatum dell'esercito e la polizia si è sollevata", l'opinione dell'ex presidente uruguayano, José Mujica. "Anche quando sono state annunciate nuove elezioni, la macchina del colpo di stato non si è fermata".

L'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ha dichiarato, domenica, che le elezioni dovrebbero essere annullate a causa di "chiare manipolazioni" riscontrate nel sistema di voto che ha messo in discussione la vittoria di Morales, con un vantaggio di soli 10 punti sul principale rivale centrista Carlos Mesa. Se il margine di vittoria fosse stato un punto in meno, sarebbe stato chiamato un secondo voto.

La Bolivia ha vissuto 18 giorni di intense proteste contro il presidente, culminate nell'ammutinamento della polizia in alcune delle principali città del paese.

In uno dei centri amministrativi della Bolivia, La Paz, la polizia ha letto un manifesto davanti alla sede del governo: "La polizia non serve nessun partito politico, per questo si unisce alla lotta del popolo".

Il leader dell'opposizione venezuelana Juan Guaidó, ha descritto il cambiamento politico nel paese vicino come una "tempesta democratica". Inoltre, contraddicendo la storia di Morales, la polizia boliviana ha negato che ci sia un mandato di arresto, come l'ex presidente ha affermato su Twitter.

"Voglio far sapere alla popolazione boliviana che non esiste un mandato d'arresto per funzionari statali come Evo Morales e i suoi ministri di gabinetto", ha detto il comandante della polizia nazionale Yuri Calderón ai media locali.

Dopo le dimissioni di Morales, La Paz è stata scossa da violenti scontri con edifici dati alle fiamme. Le bande si aggirano per le strade, saccheggiando le imprese e dando fuoco alle proprietà. Waldo Albarracin, figura di spicco dell'opposizione e accademico, ha twittato che la sua casa era stata bruciata da sostenitori di Morales.

Migliaia di sostenitori dell'ex presidente, infine, lunedì hanno marciato verso l'assemblea legislativa.

Le differenze con il Venezuela

Lo scorso gennaio, Guaidó si è proclamato presidente venezuelano e ha liberato il leader dell'opposizione incarcerato Leopoldo López, in quello che il presidente Maduro ha descritto come un colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti. Tuttavia, Guaidó ha negato le accuse di colpo di stato, dichiarando che "il suo movimento era composto da volontari pacifici".

Guaidó si è affidato solo a un piccolo gruppo militare e non aveva il controllo di tutte le forze di sicurezza. "In Venezuela, troviamo una situazione diversa, con gran parte della polizia e dell'esercito che non hanno mai smesso di sostenere Maduro", spiega Arequipa.

L'esperto ha anche osservato che l'esito delle dimissioni di Morales potrebbe dare nuovo slancio al partito di opposizione in Venezuela per cercare nuovamente di prendere il potere.

Morales, ex pastore di lama e primo presidente indigeno del paese, è leader da quasi 14 anni ed è uno dei volti più influenti del bolivarismo. Le sue dimissioni potrebbero avere un impatto importante in Venezuela, poiché Morales è l'unico leader della regione che ha sempre manifestato apertamente il suo sostegno a Maduro.

"Morales è stato un fermo sostenitore di Chávez e ora del governo di Maduro e ha criticato gli Stati Uniti e l'UE per le loro sanzioni", ha detto Tim Gill, un esperto del Venezuela presso l'Università della Carolina del Nord a Wilmington.

Cronologia dello spoglio che si interrompe per 24 ore e poi riprende

Le urne in Bolivia si sono chiuse domenica 20 ottobre alle ore 16.

Quando lo scrutinio arriva all'83,76% dei voti, il portale elettorale assegna la vittoria all'ex sindacalista del Movimento per il Socialismo con il 45,28% delle preferenze. Tuttavia, Mesa viene dato al 38,16%: si andrebbe al secondo turno perché il divario è inferiore a quel decisivo 10%.

Tuttavia, alle 19.40 della domenica, il conteggio viene interrotto senza spiegazioni. Quasi 23 ore dopo, lo spoglio riprende e il Tribunale elettorale (Tse) rivela, sorprendentemente, un altro scenario: è Evo il vincitore con più di 10 punti di vantaggio. Non ci sarà bisogno di un secondo turno il 15 dicembre.

Questo episodio, assieme ai dubbi sulla regolarità del voto, fa esplodere la rabbia popolare per le strade. Molti boliviani accusano il presidente di fronde elettorale; dalla parte opposta si brinda alla vittoria della volontà popolare. Drammatici gli scontri a Potosí, dove la polizia ha battuto in ritirata di fronte alla determinazione dei manifestanti, mentre due persone si sono lanciate dal 2/o piano del Tribunale elettorale per sfuggire ad un incendio, rischiando la morte.

Gli osservatori della missione dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa) hanno chiesto il rispetto della "volontà popolare" e hanno affermato che questo processo elettorale si è svolto in condizioni "molto complesse".

L'Osa ha denunciato l'abuso di risorse pubbliche durante la campagna e non è riuscita a spiegare il perché di questo scarto nello spoglio dei risultati preliminari. Nella sua relazione raccomanderà una seconda tornata elettorale.

Sull'interruzione del conteggio, dice di aver avuto notizia di un presunto "attacco o instabilità del sistema", ma senza alcuna violazioni. Si ricorda che Evo Morales aveva voluto un Referendum chiedendo al Popolo della Bolivia di accossentire fuori dalla Costituzione la sua candidatura, ed il Popolo della Bolivia a larga maggioranza gli ha detto NO! Allora ha chiesto al Tribunale Supremo i cui membri sono stati da lui nominati una prologa umanitaria per candidarsi...ora Evo Morales è in volo verso l'esilio in Messico.

 

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