ANNO XIV Gennaio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 16 Novembre 2019 03:29

La difficile transizione al digitale dell’Italia

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Ieri il sito delle Poste Italiane era in down, non funzionavano le app di home banking e le Postapay. Caos in tutto il paese.

Immaginate il disappunto per le scadenze dei pagamenti che vi proietta immeritatamente allo sportello della posta con le sue file, per fortuna ancora un po’addolcite dal numero salva code - a patto di trovare una sedia libera -; insomma riuscite a pagare una scadenza dopo un paio di ore. Tutto ciò per un’operazione che potevate fare in mezzo minuto comodamente seduti in poltrona.

L’altro giorno alla Sapienza di Roma si è aperto un focus, nel master su Architettura Digitale e tra le varie riflessioni, su questa realtà aumentata, ce n’è una che supera tutte le altre: la transizione al digitale rischia di essere troppo veloce per essere assorbita, digerita da una popolazione che tende ad invecchiare e ha ridotte capacità mnemoniche.

Immaginate il sistema dei login e delle password, quest’ultime devono essere cambiate ogni sei mesi. Se avete tra una plurati di enti pubblici e privati, operatori finanziari, banche, siti di interesse, di lavoro, una ventina di combinazioni da annotare, avete da tenere un testamento digitale sempre aggiornato con cancellature. Un guazzabuglio. 

A questo aggiungete i sistemi operativi che fanno partire i computer pensate a Windows o Android per i cellulari, che cambiano continuamente, anche se è una transizione più lenta rispetto al resto e quindi più gestibile, - ma non per tutti -, ivi compreso taluni programmi a cui tenete che non funzionano più e dovete aggiornarli. Queste sono alcune delle questioni che ci preoccupano come quelle legate al flusso dei dati personali gestiti dalle piattaforme, alla sensazione di essere etero diretti e controllati (diverse app ti chiedono di geolocalizzarti). Il digitale insomma diventa una scommessa difficile per un Paese che ancora arranca su cose anche semplici e in controtendenza rispetto ad altri paesi. Pensate al pagamento digitale con carte e pos e alle polemiche di questi giorni.

In realtà una gestione minore del contante, mette in sicurezza il commerciante e agevola i pagamenti; entro i 25 euro basta un beep e via senza dover contare soldi, spiccioli e richieste tipo: “chi ha una 10euro per favore”, compreso il commesso che viene mandato in missione a cambiare 100 euro. La rivoluzione digitale è comunque un processo inevitabile, ma pensate solo al fatto che oggi se volete aprire un conto in banca o alla posta dovete avere per forza lo smartphone in mano ed ora molte operazioni online che potevate fare sul computer fisso che vi agevolava per la stampa dei documenti, la dovete fare col cellulare, anche se indubbio che con le nuove stampate WIFI potete dare la stampa anche da altrove.

La riflessione potrebbe continuare, ma insisto sulle resistenze al cambiamento. L’ultimo esempio ci riguarda come vissuto. Il modo di scrivere comunicati stampa in taluni casi richiama le nostre care e vecchie macchine da scrivere. Si scriveva in maiuscolo perché non avevamo il neretto, si sottolineavano le righe da segnalare perché non avevamo il carattere corsivo. Quando arrivano comunicati stampa con maiuscole e sottolineature mi sembrano proprio retaggi del passato. E questo insieme alla complessità che aumenta che rende difficile la transizione al digitale che comunque dovrebbe, e ce lo auguriamo, essere al nostro servizio. Altrimenti sarà un grande fratello digitale che dirigerà noi automa del futuro.

Read 258 times Last modified on Domenica, 17 Novembre 2019 02:24

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