ANNO XIV Dicembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 22 Dicembre 2019 16:54

Le parole di Zingaretti su Conte agitano i dem

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L'unico a esporsi contro le dichiarazioni del segretario, che ha definito il premier "un punto di riferimento", è Orfini. Secondo alcuni dirigenti, il governatore del Lazio ha voluto tendere la mano ai "ragionevoli" di M5S.

 

Emoticon lacrimosi e un "onore delle armi" a Matteo Orfini, unico tra i dirigenti dem ad essere intervenuto contro la presa di posizione di Nicola Zingaretti nei confronti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. È Arturo Parisi, uno dei padri nobili del centrosinistra italiano, a prendere le distanze da quella frase - "Conte è un punto di riferimento" - pronunciata dal segretario nazionale del pd durante una conferenza stampa.

"A proposito dell'inno di Nicola Zingaretti a Giuseppe Conte 'punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste': pressoché unanime tra gli elettori lo sconcerto, pressoché unanime tra i dirigenti il silenzio. Onore all'unico che ha manifestato il suo dissenso aperto". Il riferimento è a Matteo Orfini, appunto. L'ex presidente del Pd si è infatti dissociato dal suo segretario con queste parole: "Un punto di riferimento di solito é tale perché sta fermo nello stesso posto. Prendere come punto di riferimento qualcosa che si sposta continuamente da destra a sinistra ha un solo effetto: si sbaglia strada e ci si perde".

Orfini, come sottolineato anche da Parisi, è stato l'unico dirigente a prendere posizione contro il segretario, ma da fuori il Pd arriva in queste ore la critica, seppur velata, di Matteo Renzi: "Se per Zingaretti Conte può essere il candidato premier del Pd mi fa piacere per lui. E per loro. Io ho un giudizio diverso sia sul passato per l'esperienza del Conte I sia sul futuro per una certa idea di politica che evidentemente è diversa da quella dell'attuale Pd".

La logica del "campo largo"

Le parole di Zingaretti, tuttavia, sono giustificate da alcuni dirigenti Pd con la necessità di parlare a quella fetta di Movimento 5 Stelle che viene definita dei "ragionevoli": coloro, insomma, che in questo travagliati mesi di Conte II hanno fatto da pontieri permettendo al governo di andare avanti, a cominciare dal varo della legge di Bilancio.

Secondo questa ricostruzione, Zingaretti mirerebbe a coinvolgere il mondo Cinque Stelle che guarda a quei dirigenti nel processo di costruzione di un campo largo di progressisti che si dovrebbe avviare subito dopo le regionali in Calabria ed Emilia Romagna, con quel "congresso rifondativo" annunciato dal leader dem. E non sembra un caso che anche dal M5s siano arrivate negli ultimi giorni aperture nei confronti dei dem. Beppe Grillo, ad esempio, ha avuto modo di segnalare come il Partito democratico oggi sia molto diverso da quello che il M5s ha combattuto negli ultimi anni.

Una strategia che, per Zingaretti, è dettata dai fatti. Il segretario Pd è convinto, e lo ha esplicitato nell'intervista 'incriminata', che si stia tornando verso un bipolarismo che vede schierate, da una parte, le forze progressiste ed europeiste di cui il Pd vuol essere pilastro, e dall'altra quelle sovraniste e populiste.

Da questo punto di vista, le parole di Zingaretti sono un messaggio anche allo stesso Renzi: con la destra sovranista o con un nuovo centrosinistra di cui si sente parte Grillo, Conte e una bella fetta dell'elettorato grillino.

(Paolo Molinari - AGI)

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