ANNO XIV Giugno 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 03 Aprile 2020 15:14

Coronavirus, Borrelli: "Primo maggio a casa" 'La fase 2 dipende dalla curva dei contagi'

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Persone in coda davanti ad un ufficio postale a Napoli Persone in coda davanti ad un ufficio postale a Napoli

In un'intervista radiofonica,  alla domanda se anche l'1 maggio lo si passererà chiusi in casa, Borrelli ha risposto: "Credo proprio di sì, non credo che passerà questa situazione per quella data'.  Poi parlando con l'ANSA precisa il concetto: 'L'orizzonte temporale resta quello del 13 aprile come annunciato dal presidente del consiglio. L'inizio della nuova fase dipenderà dai dati'. Intanto prosegue la polemica con la Lombardia. Gallera: 'Dalla Protezione civile mascherine per 4 giorni e mezzo'. Pressing di Assolombarda: 'Il Paese rischia'. L'Iss: 'Se avessimo mollato al Sud avremmo avuto tante Codogno'. Approvati dall'Aifa 8 studi su farmaci anti-Covid-19

Il capo della Protezione Civile: "In casa ancora per molte settimane". E sulla 'fase2': "16 maggio? Può essere. Intanto attenzione alla seconda ondata per chi non è stato contagiato"

"A casa anche il primo maggio? Credo proprio di sì". Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, si esprime così ai microfoni di Radio Anch'io. "Gli esperti analizzano quelle che sono le curve di evoluzione dell'epidemia ma sono i fatti che contano, i dati che arrivano dalle regioni: io mi attengo a quelli e ci dicono che diminuisce il numero dei nuovi ricoverati e di quelli che entrano in terapia intensiva, aumenta il numero dei guariti e aumenta in modo contenuto il numero dei positivi e cala sensibilmente rispetto ai giorni scorsi quello dei deceduti. Siamo in una situazione stazionaria, i medici negli ospedali possono tirare il fiato", aggiunge.

"I contagi restano perché sono frutto dei comportamenti passati, di due settimane fa", osserva. Le misure restrittive, vista la situazione, sono destinate a rimanere in vigore. "Purtroppo sì, dobbiamo stare in casa ancora per molte settimane, credo anche il primo maggio. Dovremmo essere rigorosissimi e credo cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali, dovremo mantenere le distanze", afferma.

Parziale passo indietro del capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, sulla fine del lockdown. Dopo aver dichiarato a Radio Anch'io che p'asseremo chiusi in casa anche il Primo Maggio, dopo Pasqua e Pasquetta,  spiegando che "non passerà questa situazione per quella data. Dovremo stare in casa per molte settimane" e ribadendo la necessità di avere "comportamenti rigorosissimi", ha sostenuto con l'ANSA che "l'orizzonte temporale resta quello del 13 aprile come annunciato dal presidente del consiglio. Ogni decisione sulle misure restrittive e sull'eventuale 'fase 2' spetterà dunque al governo che, come sempre, si avvarrà delle indicazioni del comitato tecnico-scientifico. Nell'intervista - sostiene Borrelli - ho chiaramente detto di non voler dare date e ho ribadito ancora una volta che l'inizio della nuova fase dipenderà dai dati e dall'analisi degli scienziati".

Il governo "ha garantito alle Regioni le risorse per i dispositivi di protezione individuale e per quelli necessari al superamento dell'emergenza" ha aggiunto Borrelli rispondendo a chi gli chiedeva dell'ennesimo scontro tra Governo e Regioni, in particolare con la Lombardia. "In ordinario la sanità è una competenza che spetta alle regioni e sarebbe stato un guaio se governo e protezione civile avessero preso ogni competenza - ha aggiunto Borrelli - ma nel momento in cui c'è stata l'emergenza è dovuto intervenire il governo". E a chi gli chiedeva se fosse necessario alla fine dell'emergenza rivedere il titolo V della Costituzione per evitare in futuro gli stessi problemi e gli stessi balletti sulle responsabilità che si stanno verificando oggi, Borrelli ha risposto che "è evidente".

Sulla sanità "ci vuole una regia unitaria forte condivisa e coesa, credo che ci sarà da ripensare al modello organizzativo ma io sono un tecnico e mi limito a rispondere alle disposizioni vigenti".

Borrelli è poi tornato sulla circolare del Viminale che ha suscitato diverse polemiche sottolineando che non ha introdotto alcuna novità. "Il documento non sposta i termini, dobbiamo fare attenzione ed evitare di trovarci poi in una situazione che poi ci sfugge di mano. L'ora d'aria è una misura che non è ancora operativa, bisogna fare attenzione, rispettare le regole di prudenza e stare ancora in casa".

La cosiddetta 'fase 2' di convivenza con il coronavirus potrebbe iniziare a metà maggio, anche se al momento non c'è alcuna certezza - ha spiegato il capo della Protezione Civile a 'Circo Massimo' ricordando che se si faranno tamponi a tappeto, indagini sierologiche e demoscopiche sulla rete di contagi, spetterà agli esperti del comitato-tecnico scientifico deciderlo. E su questo si sta già lavorando.

Il 16 maggio potrebbe essere la data giusta per la fase 2? "Se l'andamento non cambia, potrebbe essere, come potrebbe essere prima o dopo, dipende dai dati" ha risposto Borrelli sottolineando che al momento la situazione è stazionaria". "Dobbiamo vedere quando questa situazione inizia a decrescere. Non vorrei dare delle date, però da qui al 16 maggio potremo aver dati ulteriormente positivi che consigliano di riprendere le attività e cominciare quindi la fase 2". La situazione attuale, ha concluso, consente però di "dare un po' di respiro alle strutture sanitarie e alle terapie intensive: si stanno alleggerendo di un carico di lavoro che ogni giorno era molto più forte e comportava sacrifici straordinari per trovare nuovi posti di ricovero e cura".

Senza misure in 6 mesi avremmo avuto immunità di gregge con un grande numero di morti e feriti: lo ha detto l'epidemiologo Giovanni Rezza, dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss). "Se avessimo mollato al Sud avremmo avuto tante Codogno" ha aggiunto durante la conferenza stampa odierna sul focus epidemiologico. Rezza ha parlato di "moderato ottimismo" per le regioni del sud Italia. "Se ci sarà una fase 2 - ha poi precisato - questa dovrà essere graduale per minimizzare il rischio di una ripresa del numero dei casi".

Sono otto gli studi sui farmaci anti-Covid-19 al momento approvati dall'Agenzia italiana per il farmaco, lo ha detto il presidente del Consiglio Superiore di Sanità (Css) Franco Locatelli, nella conferenza stampa organizzata dall'Istituto Superiore di Sanità. Quanto ai test sierologici sul sangue "vanno validati in modo metodologicamente rigoroso" ha sottolineato Locatelli. Con i test sierologici per la ricerca degli anticorpi nel sangue sarà possibile avere un quadro completo dell'epidemia in Italia, ha precisato. Un quadro, ha aggiunto, che sarà probabilmente diverso regione per regione. E occorreranno ancora pochi giorni per completare la validazione dei test sierologici per la riceca degli anticorpi contro il nuovo coronavirus, ha spiegato Locatelli. Più precisamente sono attese entro un mese le indicazioni relative all'utilizzo dei test, per i quali entro questo periodo si prevede la conclusione della procedura di validazione in corso.

Sulle indicazioni relative al fatto che il virus circoli nell'aria più a lungo di quanto si pensasse, il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro ha risposto che "non ci sono evidenze che il nuovo coronavirus circoli nell'aria. Questa via era nota in determinati contesti, come quelli sanitari, ma al momento la letteratura scientifica indica che le principali vie diffusione del virus sono quelle per droplet e per contatto". Per l'uso dei tamponi Brusaferro ha fatto sapere che arriverà una nuova circolare del ministero della Salute. Serve "intercettare i casi sul territorio", ha detto.

Nella conferenza stampa dell'Iss è stato comunicato anche il via libera a 50 aziende a produrre mascherine chirurgiche con una capacità di filtraggio in linea con quanto prevedono gli standard, mentre soltanto un'azienda al momento è stata autorizzata anche alla commercializzazione. Lo ha detto il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. Quanto al modo in cui dovranno essere utilizzate le mascherine nella fase 2 del contenimento, le decisioni - ha fatto sapere Brusaferro - dipenderanno dalle informazioni relative alle via di trasmissione e dalla situazione relativa alla circolazione del virus nella popolazione.

LA SITUAZIONE ALL'OSPEDALE SPALLANZANI: "I pazienti covid 19 positivi sono in totale 195. Di questi 22 necessitano di supporto respiratorio. In giornata sono previste ulteriori dimissioni di pazienti asintomatici o paucisintomatici. I pazienti dimessi e trasferiti a domicilio o presso altre strutture territoriali sono a questa mattina 190". Questi i numeri del bollettino medico di oggi dello Spallanzani di Roma. "Continua in maniera significativa il trend di aumento del numero di dimissioni in parallelo a un minor numero di ricoverati positivi".

E prosegue anche la polemica tra la Regione Lombardia e la Protezione civile. Questa mattina l'assessore al Welfare, Giulio Gallera ha affermato che dalla Protezione Civile alla Lombardia in sei settimane "sono arrivate mascherine" necessarie "per quatto giorni e mezzo".

"C'è una difficoltà di tutti - ha premesso Gallera - non voglio dire che la Protezione Civile tiene nascoste le mascherine o altri prodotti. Sta di fatto che noi abbiamo distribuito circa 2,5 milioni e mezzo di mascherine della Protezione civile e circa 10 milioni le abbiamo acquistate noi, questa è già una proporzione. Ma noi abbiamo bisogno solo per gli ospedali di 300 mila mascherine al giorno, e per l'intero sistema anche delle Rsa e dei medici di medicina generale circa 500 mila, quindi a noi sono arrivate mascherine per 4 giorni e mezzo su sei settimane".

Dal canto suo il governatore della Lombardia, Attilio Fontana precisa di non aver "mai cercato di fare polemiche, direttamente non ne ho mai fatte ma quando vedo accuse su argomenti su cui non abbiamo responsabilità o sulla sanità lombarda allora mi girano le scatole e mi lascio andare a dire anche io qualcosa di polemico". "Spero che non ce ne siano più" di polemiche, lavoro 14 ore al giorno per cercare di risolvere i problemi e devo buttare via le ore anche per rispondere alle lettere e alle polemiche. - ha concluso -. Se potessi dedicarmi solo al lavoro sarei più contento per me e per i cittadini. Quando c'è una polemica mi sento di offendere i miei cittadini, perché non è giusto. Ci sono momenti però in cui l'offesa si rivolge alla sanità, a cose non vere e in quei casi bisogna reagire".

La Regione Lombardia prosegue la polemica anche sul fronte delle mascherine: "Sull'autorizzazione dei materiali c'è un tappo a Roma, non vogliamo fare polemica diciamo: autorizzateci le mascherine e tutto ciò che può essere utilizzato" ha detto il vicepresidente di Regione Lombardia, Fabrizio Sala, parlando a SkyTg24 chiarendo che "hanno le specifiche tecniche, le abbiamo lavorate con il Politecnico di Milano e con gli imprenditori lombardi" e la mascherina prodotta da "Fippi ha tutti i requisiti tecnico-scientifici, abbiamo bisogno della validazione dell'Istituto Superiore di Sanità per cominciare a distribuire le mascherine che ci siamo fatti da soli" e "ripeto i requisiti scientifici sono stati validati dal Politecnico di Milano". Il prossimo 5 aprile scadrà l'ordinanza restrittiva regionale per contrastare la diffusione del coronavirus. "Noi ora ci stiamo confrontando con il governo che dovrà cominciare a pensare al Dpcm, è chiaro che se le misure non sono adeguate noi la rinnoviamo".

Bonomi, l'Italia deve riaprire - "L'Italia vive una fase drammatica e non credo sia opportuno fare polemiche su ciò che è stato fatto finora. Ciò che penso sia utile e ragionare sul futuro e rispetto a ciò mi viene da dire prima di tutto una cosa: è ora di rendersi conto che la fase del tutti a casa non può durare ancora a lungo ed è ora di rendersi conto che in modo graduale l'Italia deve riaprire". Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, il candidato alla prossima presidenza di Confindustria che in attesa del voto può contare su una più ampia base di consenso, lo sottolinea in una intervista a Il Foglio. "Ho l'impressione che in Italia sia tornato un forte e radicale pregiudizio antindustriale e devo notare che su questo terreno i segnali che ci arrivano dal governo non sono incoraggianti" avverte, dopo aver accennato alle parole del premier Giuseppe Conte mercoledì: "Una frase parziale che rispecchia un paradigma distorto in base al quale la difesa della salute può essere considerata non compatibile con la difesa del lavoro"; "Oggi il mantra culturale sembra essere diventato questo: per tenere in sicurezza i lavoratori non bisogna capire come tenere in sicurezza le aziende ma bisogna semplicemente evitare di riaprirle. Vi sembra possibile?", dice il leader di Assolombarda: "Il nostro nemico è il virus, lo sappiamo bene, ma il nostro nemico è anche il tempo". "Lo dico fuori dai denti: in assenza di tempi certi su quando si ripartirà il nostro Paese rischia l'osso del collo".

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