ANNO XIV Luglio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 10 Maggio 2020 16:46

Taranto - La burocrazia regionale contro la ripresa

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Invece non è così, a partire dall’Articolo 48 del “Decreto Cura Italia” che prevedeva, a determinate condizioni, la trasformazione dei servizi sociosanitari da residenziali e semiresidenziali in domiciliari.

Le cooperative titolari del servizio hanno elaborato e presentato il previsto piano di variazione che però, ad attività riattivata, è stato respinto perché la Regione Puglia ha predisposto una “apposita modulistica” sulla quale trascriverlo. Per i burocrati della Regione Puglia, evidentemente, per i servizi sociosanitari non ha rilevanza la passione, la professionalità, l’esperienza, la capacità si rilevare i bisogni e soddisfarli nel modo migliore, ma conta soprattutto il modulo sul quale tutto ciò deve essere descritto...

Altro dramma la cassa integrazione in deroga: delle circa 30.000 domande presentate in Puglia ne sono state evase circa 14.000 lasciando così senza stipendio tanti dipendenti delle micro imprese, tra le quali moltissime cooperative, sin dal mese di marzo: anche qui il trionfo delle complicazioni con tre differenti strumenti d’intervento, con disomogenea velocità di definizione delle istruttorie e quindi della corresponsione del denaro ai dipendenti.

Per fortuna dal 4 maggio si riavviano tutte le strutture residenziali, semiresidenziali, ambulatoriali e domiciliari pugliesi, e subito la Regione Puglia, attraverso il Dipartimento della Salute, del Benessere ed altro, fa sapere agli enti gestori – tra i quali moltissime cooperative – che l’erogazione delle prestazioni dovrà avvenire nei limiti dei tetti di spesa assegnati nell’anno 2020, che ovviamente non tenevano conto delle nuove misure per la prevenzione, il contrasto e il contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Prescrizioni certamente opportune, ma che impongono alle cooperative di accollarsi ulteriori costi aggiuntivi di notevole entità, per l’acquisto dei vari strumenti di rilevazione, peraltro di difficile reperibilità, sia per adempimenti organizzativi complessi e costosi connessi anche ai trasporti e alle nuove attività formative, nonché di attività specifiche di pulizia e di sanificazione degli ambienti.

Le cooperative, per dovere e senso di responsabilità, si adegueranno, anche perché non godono dell’immunità penale dei vari amministratori della locale azienda siderurgica, ma viene il sospetto che qui invece del coronavirus, si voglia debellare un pezzo importante del Terzo Settore…

                       

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