ANNO XV Aprile 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 14 Ottobre 2020 16:14

Rischio chiusura totale (lockdown) prima di Natale, l'allarme dei virologi

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"Necessario trovare i positivi, soprattutto gli asintomatici, per fermare i contagi". Il professore dell'Università di Padova Andrea Crisanti

mette in guardia sui rischi della nuova fase dell'epidemia di Covid. Galli: 'Ci rimangono quindici giorni per invertire la tendenza'. Pesenti: 'Pronti a riaprire l'ospedale della Fiera di Milano'

'Un lockdown a Natale è nell'ordine delle cose':  ne è convinto il il virologo dell'Università di Padova, Andrea Crisanti, che mette in guardia sui rischi della nuova fase dell'epidemia di Covid. 

"Via via che i casi sono aumentati, - ha detto ospite di Studio24 (RaiNews24) - la capacità di contact tracing e fare tamponi diminuisce e si entra in un circolo vizioso che fa aumentare la trasmissione del virus". 

"Più che misure sui comportamenti occorre bloccare il virus: tra 15 giorni non non vorrei trovarmi a discutere di 10-12mila casi al giorno", dice Crisanti.

A suo giudizio, infatti, con un lockdown a Natale "si potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione del virus, e aumentare il contact tracing".

Il professore ha citato la Gran Bretagna che ha deciso di fare il lockdown durante le vacanze scolastiche.

15 GIORNI PER INVERTIRE LA TENDENZA - "La pressione negli ospedali sta salendo rapidamente e bisogna stare molto attenti. La situazione a Milano è critica. Abbiamo pochissimo tempo per intervenire e invertire la tendenza": Massimo Galli, responsabile Malattie infettive dell'ospedale Sacco, parla con preoccupazione dell'aumento dei contagi da Covid a Fanpage.it.

"Io - aggiunge - valuto che ci rimangano quindici giorni per mettere in campo misure utili per invertire la tendenza di forte aumento dei contagi. Non mi chieda come e cosa, ma va fatto subito". Secondo il professore, "va valutata la ripresa dello smart working diffuso e l'ipotesi di riprendere la didattica a distanza almeno per le classi delle scuole superiori, alternando lezioni in presenza e da casa". Certo ora "a situazione a Milano "è preoccupante. Bisogna fare grande attenzione alla situazione dell'area metropolitana" . E questo perché "Nei mesi scorsi molti milanesi hanno viaggiato, alcuni si sono infettati e il virus ora sta circolando nel capoluogo. Ripeto: bisogna stare molto attenti e agire in fretta".

In Lombardia sono 150 i posti letto in terapia intensiva previsti nei vari hub destinati a ricevere i malati di Covid. Se si dovessero riempire tutti,"il progetto della Regione è di riaprire l'ospedale della Fiera di Milano". A precisarlo all'ANSA è Antonio Pesenti, coordinatore dell'Unita' di crisi della Regione per le terapie intensive. Fino a ieri erano 63 i pazienti in terapia intensiva. Al momento sono attivi 10 hub in Lombardia con reparti Covid, ma se ne potranno attivare progressivamente altri 7-8.

Il rischio di un secondo lockdown prima di Natale "c’è" anche per Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell'Istituto Galeazzi di Milano. "Ma se prendiamo provvedimenti - aggiunge nel suo intervento a 'Non è un Paese per giovani' su Rai Radio 2 - credo che potremmo convivere con la presenza del virus". "E' necessario scovare più positivi possibile, soprattutto gli asintomatici; più li controlliamo e meno contagiano" e fare tesoro del "galateo che abbiamo usato nel primo lockdown per scongiurare il secondo". "Le terapie intensive sopra 50-60% dei posti letto è un dato che può essere considerato 'il punto di non ritorno' - ha aggiunto - perché la situazione diventa difficile da gestire e il rischio è di passare da una crescita lineare a una esponenziale." Le dosi di vaccino anti-Covid "arriveranno da metà del prossimo anno in una quantità disponibile per tutti". E tra un anno come staremo? "Tra un anno avremo ancora effetti e ferite. Il virus potrà essere declassato a più gestibile e governabile anche da un punto di vista terapeutico e dell'assistenza ai pazienti". Infine un passaggio sul vaccino antinfluenzale, "che è un'opportunità per tutti", sottolinea Pregliasco, "ma che diventa necessario per i soggetti a rischio. Risolve in parte la diagnosi differenziale, riduce la quota di complicanze per l'influenza quindi l'impatto dei servizi sanitari e addirittura sembra che aumenti le difese immunitarie riducendo le possibilità di infezione da Covid".

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