ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 06 Settembre 2016 05:19

Torino – Il comune in Sala Rossa risponde sul “diritto al panino”

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L’assessora alle Materie relative all'istruzione e all’edilizia scolastica, Federica Patti, ha risposto questo pomeriggio in Sala Rossa alle richieste di comunicazioni presentate dal consigliere Stefano Lo Russo, in merito al “Riconoscimento del cosiddetto diritto al panino in luogo della mensa scolastica”.


Nel suo intervento l’assessora, rimarcando il valore educativo e sociale che va riconosciuto alla ristorazione scolastica ed in attesa di un pronunciamento definitivo della magistratura, ha sottolineato come “il riconoscimento di un diritto e l’effettiva applicabilità dello stesso siano due cose ben distinte”. “Da una parte difendere una conquista come quella della mensa scolastica, importante per le famiglie e per garantire a bambine e bambini, indipendentemente dalla loro condizione sociale, almeno un pasto quotidiano sano, nutriente e bilanciato. Dall’altra parte, lavorare per migliorare il servizio e renderlo più accessibile”.

In concreto il Comune è coinvolto in quanto gestore del servizio della ristorazione scolastica. Perché possa dare corso al pronunciamento chiederà alle scuole di raccogliere, entro il 26 settembre, i nominativi di quanti intenderanno usufruire del servizio mensa e quanti, invece, del pasto domestico. Per tutti, la ristorazione scolastica inizierà il 13 settembre. Le scuole che avranno individuato le soluzioni organizzative adeguate potranno iniziare il servizio di refezione mista dal 3 ottobre.

All’intervento di Federica Patti, hanno fatto seguito quelli dei consiglieri comunali.

Stefano Lo Russo (PD): “Continuo a non capire qual è l’intenzione concreta dell’Amministrazione. Cosa farete concretamente per risolvere le problematiche, evitare possibili strumentalizzazioni dei bambini e ridurre i costi della mensa? Come vi comporterete nei confronti del gestore del servizio mensa?”

Eleonora Artesio (Torino in Comune): “Il Consiglio Comunale dovrebbe valutare se rinegoziare a livello nazionale il fatto che il tempo formativo della mensa esca dalla classificazione di servizio pubblico a domanda individuale. È comunque ampia già oggi la discrezionalità dell’Amministrazione per quanto riguarda la partecipazione dei costi. Ora si stanno contrapponendo due egoismi: quello dell’Amministrazione comunale di determinare una partecipazione al costo troppo elevata; quello dei consumatori che intendono auto-tutelarsi rispetto ai costi troppo alti, senza considerare la dimensione collettiva e formativa. Non intervengo sulle soluzioni organizzative, ma chiedo di discutere se quello della mensa debba essere un servizio collettivo su cui investire, come io credo”.

Barbara Azzarà (M5S): “Anziché discutere sulle sentenze, dovremmo chiederci perché si è arrivati a questo punto e perché la vecchia Amministrazione abbia reiterato il bando scaduto ancora per un anno. Si è parlato di un servizio perfetto, all’avanguardia, ma non si è indagato sulla qualità degli alimenti e sulla scelta dei piatti indicati nei capitolati di gara, che poi in realtà vengono sostituiti. Dovremo fare attenzione nei nuovi bandi”.

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