ANNO XIV Luglio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 04 Ottobre 2016 04:27

Fuocoammare di Gianfranco Rosi, un forte richiamo all'essere umani, un film da Oscar

Written by 
Rate this item
(0 votes)

Fuocoammare di Gianfranco Rosi è un film, chi lo vorrebbe mettere fra i documentari fa un’operazione falsa, soprattutto se non ha visto il film e si affida al pensiero di altri.

Se un ex illuminato dall’ oro della statuetta dell’Oscar afferma che è un documentario probabilmente rappresenta la cattiveria di un collega che preferisce le fiction al racconto della realtà. Fuocoammare non è documentario perché non c’è una voce fuori campo che descrive. Ci sono dialoghi veri e il film comincia con la vita di  Samuele un adolescente che si costruisce, salendo su un albero, una fionda. E i dialoghi in stretto siculo -  tradotti con i sottotitoli –  mostrano una parte dell’isola di Lampedusa fuori dagli stereotipi del turismo e degli alberghi. E questa parte dell'isola e della storia non si incontra con i migranti. Come se fosse talmente fissata nel tempo, nei gesti quotidiani in un paesaggio aspro, con forti difficoltà nello scendere a mare e dove un sub in apnea si guadagna da vivere prendendo ricci in ogni tempo. Questa è la parte centrale del film.

Siamo nelle viuzze strette e nelle case basse di pescatori ed entriamo nelle loro case, ascoltiamo i dialoghi tra nonna e nipote; in un'altra casa una stanza, trasformata in radio, spara nell’etere notizie di sbarchi e dediche di canzoni, mentre la mamma rifacendo il letto risponde al telefono a chi vuole che sia dedicata la canzone. Una radio domestica. La tecnica di Rosi è quella tipica di voler creare attori dalla vita reale. Come Pier Paolo Pasolini che in “Uccellacci e uccellini”, accanto a Toto' come interprete inseriva attori presi tra la gente comune.  

Qui siamo dentro un copione che ripropone l’ambiente rurale e povero. Tutti i personaggi sono istruiti a non guardare in camera e quindi recitano la loro realtà, magari aumentando i dialoghi rispetto ai soliti assordanti silenzi della vita quotidiana. Come si fa a dire che è documentario?  Si potrebbe dire invece: perché mettere al centro queste famiglie nel film? E come si colloca tutta la cronaca minuziosa, terribile degli sbarchi dei disperati? Personalmente il nesso lo vedo. In quell’emigrazione ci sono donne e bambini, quindi famiglie. Le stesse famiglie che vivono a Lampedusa legati ai proventi della pesca fatta con piccole barche, così come da millenni.

Solo che quelle altre famiglie scappano dall’inferno. Il fuocoammare, che è nel titolo del film, nel racconto della nonna è storia di tempi andati, burrascosi, di un mare agitato che crea angoscia in chi ci va per sbarcare il lunario con acqua e pane,  e in chi a casa aspetta; la nonna ricorda le navi da guerra che passavano quando lei era piccola. E ricorda questo fuoco a mare. Lo stesso fuoco che ora è rappresentato dai barconi dei disperati. Trovati nessi che legano il film che rappresenta il dramma del mondo. Chiunque nel recente passato abbia detto che i tagliagola dell’Isis avrebbero creato un esodo biblico, ha colto nel segno e forse non nei numeri. Nel passato, non tanto recente, nel 1980, anno della discussione su Popolazione e Sviluppo dell’ONU, veniva fuori che le contraddizioni del mondo occidentale che rappresentando il 20% dell’umanità consuma l’80% delle risorse, sarebbero, primo o poi, esplose. La telecamera mostra gli sbarchi, ma anche il racconto in stile afro rap degli africani che descrivono il viaggio nel deserto bevendo la loro pipì, le prigioni libiche e le violenze.  

Ora, partendo dalle immagini cruente delle stive piene di cadaveri, di un film che farà molto discutere, va detta una cosa sacrosanta, che ripete quello che dice il medico dell’isola che ha soccorso i migranti: “sono persone”.  E’ questo un processo che, sia che ci piaccia, sia che non ci piaccia, non possiamo fermare; a questo punto non abbiamo scelta, tanto vale gestirlo meglio prima che ci si rivolti contro. 

Sostieni il tuo quotidiano Agorà Magazine I nostri quotidiani non hanno finanziamento pubblico. Grazie Spazio Agorà Editore

Sostengo Agorà Magazine
Read 1028 times Last modified on Martedì, 04 Ottobre 2016 08:53

Le Vignette di Paolo Piccione

…questo non è amore 2018”… e Pinocchio

 

Utenti Online

Abbiamo 1010 visitatori e nessun utente online

La tua pubblicità su Agorà Magazine

 

Agorà Magazine aderisce all'appello #iostoconvanessa