ANNO XV Gennaio 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 08 Ottobre 2016 00:00

Il centro di ricerca Rifiuti Zero lancia la campagna contro la «doppia sporca dozzina»

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La responsabilità estesa del produttore deve spingere a riprogettare i rifiuti non riutilizzabile e non riciclabili, che vanno considerati “errori di progettazione”, da correggere in una economia che si voglia circolare.

E' sorprendente che ancora non si sia dato il giusto risalto ad una campagna che il Centro di ricerca Rifiuti zero, lanciata il 28 settembre a Capannori (LU), alla presenza di Paul Connett, guru di Zero Waste e Presidente del comitato scientifico Rifiuti Zero 1

Una premessa.

Rossano Ercolini, che ne è il coordinatore2, spiega con semplicità e chiarezza il ruolo dei Centri di Ricerca Rifiuti Zero: “ Studiare il rifiuto urbano residuo (RUR) per capirne le ‘patologie’ che ancora costringono i cittadini pur virtuosi a consegnarlo alla fase dello smaltimento”,

Per farlo il CR suggerisce di partire dall'analisi merceologica del RUR.

E la cosa è particolarmente significativa nelle situazioni – come quella di Capannori e dei tanti Comuni nei quali lo sviluppo della raccolte domiciliari e della tariffa puntuale lo hanno sostanzialmente ridotto in termini quantitativi.

In questi casi si può capire che una parte consistente di quel residuo appare come il prodotto di quelli che vengono definiti “errori di progettazione”, che non rendono differenziabili un lungo elenco di prodotti.

A questo punto il CR invoca la “ Responsabilità Estesa dei Produttori“, che sono “chiamati a fare la loro parte rimpiazzando prodotti, e non solo imballaggi, non riciclabili o compostabili e non riusabili con altri ‘figli’ di una progettazione che miri ad allungare il ciclo di vita dei prodotto o perlomeno a renderlo riciclabile e quindi nuovamente inseribile in processi di Economia Circolare.”.

Nasce così la campagna contro la “Doppia sporca dozzina”3.

E' stata stilata una “black list” di 24 prodotti che non risultano ‘digeribili’ dal sistema di di-gestione degli scarti.:

pannolini, pannoloni, assorbenti femminili;

cotton fioc;

accendini monouso;

spazzolini da denti;

tubetti di dentifricio;

figurine ed adesivi;

scontrini fiscali;

capsule e cialde per il caffè monoporzionato;

appendini in plastica;

CD, floppy disk;

chewingum;

rasoi usa e getta;

mozziconi di sigarette;

stoviglie usa e getta (cucchiai, forchette, coltelli in plastica);

penne a sfera, pennarelli, evidenziatori;

guanti in lattice monouso;

salviette umidificanti;

cerotti per medicazioni;

nastro adesivo;

carta carbone, carta forno;

carta plastificata (bicchieri, imballaggi non tetrapack),:

tovaglie, tovaglioli monouso in Tessuto non Tessuto (TNT);

carte di credito scadute, bancomat, e tessere plastificate;

lettiere sintetiche per gatti ed animali domestici.

I loro produttori saranno investiti da una campagna di lettere (‘C’è posta per te’), “non tanto – spiegano i promotori - per innescare sterili conflitti ma per caldeggiare processi di collaborazione finalizzati a migliorare le progettazioni oggetto di motivata critica.”

La campagna durerà un anno intero ed è finalizzata a connettere azione civica e responsabilità dei produttori per coinvolgerli in un processo volto ad ottenere una riprogettazione dei loro prodotti che consenta di inserirli in una logica circolare.

Cioè tale che al termine del ciclo d'uso primario possano:

o essere riutilizzati (per intero o per parti; per la stessa o per altre funzioni);

o se divenuti rifiuti, al termine della loro vita utile “primaria” possano almeno ri-entrare attraverso il riciclaggio in un processo di utilità come “materia prima secondaria”.

La Finestre sulla prevenzione dei rifiuti si è già occupata di due interventi di “riprogettazione circolare” che riguardano – o girano intorno ad– uno dei materiali segnalati – le “capsule e cialde per il caffè monoporzionato”.

Si veda la FpR dedicata alcuni anni fa al progetto pilota dell'Università di Napoli, di alcuni Comuni e dell'industria - promosso dal Centro di ricerche Rifiuti zero - per “il recupero e la selezione delle capsule esauste di caffè finalizzati al loro riutilizzo” 4.

E quando recentemente si è stato trattato del riutilizzo dei fondi di caffè come substrato per coltivare funghi5. Anche se il caso del'azienda “Funghi espresso” riguarda non le capsule ma un recupero che parte dai sottoprodotti della ben più ecologica attività del bere l'espresso fatto tradizionalmente a partire dal caffè in polvere.

Come si può vedere nella “doppia sporca dozzina” rientrano prodotti che fanno parte delle nostre abitudini d'uso quotidiane.

Va allora senz'altro auspicato che la “chiamata a responsabilità dei produttori” da parte del Centro di Ricerca rifiuti zero porti a positive e “circolari” ri-progettazioni dei prodotti in modo da renderli “riutilizzabili” o “riciclabili”.

Ma va anche fatto notare che in molti casi esistono alternativa ecologiche (direi più circolari perchè utilizzano meno risorse – energetiche e materiche), affidate non solo ai ripensamenti dell'industria, ma anche e soprattutto alla nostra pratica personale.

Per affermarle dobbiamo fare i conti solo con noi stessi e con i nostri comportamenti.

Penso ad esempio che in una parte consistente dei casi delle “doppia sporca dozzina” si possono usare i prodotti riutilizzabili al posto di quelli usa a getta o a breve durata.

Da notare infine l'atteggiamento del Sindaco di Capannori (LU), che potrebbe essere ripreso dai colleghi che come lui sono impegnati nella costruzione di passi di avvicinamento all'obiettivo di “Rifiuti Zero”.E la cosa potrebbe avere il suo peso, dato che al 15.09.2016 i Comuni Italiani che hanno adottato la strategia Rifiuti Zero sono 232 per un totale abitanti di 4.976.191 abitanti.

Luca Menesini sostiene che “Con questa importante iniziativa si apre una nuova e importante fase della strategia Rifiuti Zero – Ndr: cui Capannori fu il primo Comune ad aderire nel nostro paese . Dopo aver coinvolto i cittadini nel realizzare la raccolta porta a porta con ottimi risultati, adesso si chiede alle aziende produttrici di fare la propria p*arte, affinché tutta una serie di prodotti che ancora oggi non sono né riciclabili, né compostabili e che quindi finiscono nel ‘sacco grigio’ vengano ripensati e progettati in modo da renderli recuperabili. Le aziende insomma vengono invitate a svolgere una progettazione che si faccia carico dell’intero ciclo di vita dei loro prodotti in una concezione che va “dalla culla alla culla” e che muove da assunti che legano strettamente sostenibilità ambientale, azzeramento dello spreco di risorse a processi economici basati sulla responsabilità e sulla efficienza per contribuire a trasformate un modello economico lineare in un modello economico circolare pensato per potersi rigenerare da solo”.

Si tratta sicuramente di una campagna da segnalare, per tornarci sopra per commentarne i risultati, che certo non mancheranno,

Anche il fatto – segnalato con l'ultima FpR6 - che la riduzione degll'impatto degli imballaggi sarà il tema al centro della SERR 2016, può creare utili sinergia con questa iniziativa.

fonte riufiutilab

 

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