ANNO XIV Giugno 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 14 Novembre 2016 00:00

Il mondo degli arrabbiati

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Se c'è una cosa che balza in evidenza ora è il cambio del ruolo fra le parti. Trump, ovvero la destra estrema e bigotta, intercetta la protesta e prende il consenso necessario per farsi eleggere, ora la piazza esplode di rabbia e alcuni manifestanti, pochi per ora, pur ammettendo di aver votato per Trump, come lavoratori precari messicani, ora temono il suo presunto razzismo.

Non si sfugge, dalla terribile rivolta delle cose che il russo Lev Lunc scrisse a proposito della presa del potere che cambia, destruttura, muta la prospettiva del rivoltoso che ora si rivolta contro sè stesso.

In questo momento si sente di tutto dall'impreparato Trump, addirittura "fare Bil Clinton suo consulente", "i giovani che protestano sono la forza viva dell'america", ecc. Sono le affermazioni di un moderato che ha giocato il ruolo antisistema ed ora si trova a recitare il ruolo del sistema. Certo che ha ragione la Nato che, contro il suo isolazionismo, afferma in un comunicato, che da soli non si va da nessuna parte. E' pur vero che l'alleanza con Putin se mette in pace le due super potenze, s'apre una tragedia per i curdi che combattono sul campo l'Isis. Muta la prospettiva degli Usa, ora è il demone Assad da salvare. Del resto non ci si può attendere pietas per il partito comunista curco (PKK) a ragione o a torto, dal nostro osservatorio non possiamo sapere, però dalla destra definiti terroristi. Però si sa che la definizione politica spesso altera i fatti, e a noi i fatti ci mostrano i curdi che muoiono per liberarci dal terrore. Ma tornando alla vicenda interna alla Casa Bianca. Fino al 24 Gennaio l'America s'interrogherà dove va e lo faremo anche noi. Ma si sa che quattro anni passano in fretta e dall'Europa Junker parla di due anni persi. Sarà il pur brillante Pence dell'indiana sufficente a consigliare Trump sulle scelte da fare?

O ci sarà sempre, e siamo in casa nostra abituati, alle smentite continue, affermazioni tipo  "io non l'ho detto, volevo dire.." e prendersela con i media. Ora siamo alla festa della destra estrema e della storia che accumuna gli anti-sistema; in questo senso l'abbraccio di Trump con Farage che si è battuto per la Brexit, non ci meraviglierebbe, tranne l'abbraccio con Le Pen in Francia. Ma il partito repubblicano americano non ci pare abbia questa storia come forza politica. Starà sulla graticola di continuo. Le affermazioni di Trump di cacciare tre milioni di immigrati, di messicani, di spacciatori, appare in linea con il presidente delle Filippine che si onora di farsi chiamare Hitler. E poi la questione del muro sul confine con il Messico significa davvero un qualcosa di troppo grande: quasi tremila chilometri di confine spesso si sviluppa fra catene montuose e deserto; non sappiamo quantificare quanto costi quest' assurdità, ma forse non basteranno quattro anni e poi, quante complicazioni internazionali.Un mondo diviso fra due soli poli, da una parte Trump e dall'altra il Papa. In mezzo nessuno.

Si parlava del mondo degli incazzati. La domanda è rivolta ai democratici del mondo, a quanti non hanno ancora capito che cosa fermenta nella mentalità della popolazione dell'occidente. Anche riflettere pacatamente sulla situazione italiana se il movimento di Grillo possa essere identificato come parte del mondo incazzato o accettare quello che il comico ha sempre detto che per fortuna c'è il M5S che non sposa posizioni radicali, per esempio sui migranti e altro, dove il corpaccione s'agita sempre su battute infelici. Il mondo degli incazzati è sulla politica, sulla casta, sui privilegi, tutte questioni sulle quali insiste ogni domenica Giletti, come un mantra continuo spesso in modo compulsivo e snervante.  

Allora capire il mondo degli incazzati diventa una priorità. E' questa lezione che arriva dagli Usa nell'election day.  Non siamo d'accordo con chi parla di destra, piuttosto di una furbizia di forze moderate di calzare la maglia degli incazzati, ma sempre moderate sono. E qui ci sarà da scoprire giorno per giorno quello che accadrà in questa America che si meraviglia e si chiede dov'è arrivato il paese di Martin Luther King dopo otto anni di un presidente che qualcuno chiamò abbronzato. Dio salvi l'america!? 

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