ANNO XVI Giugno 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 24 Novembre 2016 00:00

Colombia: la via della pace

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Tutti ci credevano.


Tutti credevano che l’accordo di pace firmato il 26 settembre tra governo e guerriglia mettesse fine a oltre mezzo secolo di guerra civile in Colombia.

In realtà ha dato una forte accelerata al processo di pace.

Complice la stanchezza per un conflitto che ha fatto oltre 260 mila morti, 60 mila dispersi e quasi 7 milioni di sfollati, informa Euronews.

Il referendum del 2 ottobre sembrava un pro-forma; invece, nonostante le previsioni più ottimistiche, l’accordo è stato respinto.
Il voto ha dimostrato che la Colombia è un paese ancora diviso tra chi, stanco, si diceva pronto all’intesa e chi invece ha trovato l’accordo troppo favorevole agli ex guerriglieri Farc.

A guidare il fronte del no, l’ex presidente della Repubblica Alvaro Uribe.
L’ex presidente di destra ha cavalcato il malessere di coloro che toccati dalla violenza, un colombiano su quattro ha avuto una vittima in casa a causa della guerra civile, non accettavano il reiserimento nella vita civile di quasi 6000 guerriglieri.

Alvaro Uribe: “Mi congratulo con tutti coloro che hanno fatto lo sforzo di leggere l’accordo e che l’hanno bocciato. La pace è qualcosa di incredibile, ma l’accordo di pace siglato a l’Avana non lo è”.

Per l’attuale presidente Juan Manuel Santos, insignito del Nobel della pace quest’anno, si è trattato di una inattesa bocciatura politica.
Di fronte all’esito negativo non ha arretrato e ha subito fatto un’apertura verso il fronte del no.

Juan Manuel Santos:“Decideremo quale strada prendere per la pace, la pace che tutti noi vogliamo e che a questo punto può essere solo rinforzata.
Non mi arrendo e continuerò a cercare la pace fino alla fine del mio mandato”.

Di fatto in sintonia con Santos, poco dopo anche le Farc hanno dichiarato di voler mantenere la propria volontà di pace, ribadendo di voler abbandonare le armi.

Il 13 novembre, l’esecutivo ha annunciato il raggiungimento di un nuovo accordo, che in parte riprende le proposte sottoposte a referendum.

La firma dell’accordo è prevista questo giovedì, questa volta però sarà poi il parlamento a vararlo.

La parola d’ordine per molti adesso è velocizzare il processo, il solo in grado di preservare una fragile tregua che regge nel Paese dallo scorso agosto.

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