ANNO XVIII Aprile 2024.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 06 Maggio 2017 09:34

Brindisi - Il Movimento «A Sinistra» e la situazione politica italiana

Written by  Fortunato Sconosciuto
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Una chiave di lettura per interpretare l’attuale quadro politico ed i suoi possibili sviluppi non può che essere il risultato del Referendum costituzionale del 4 dicembre scorso, con eccessiva frettolosità archiviato.

Un risultato che ha in parte bloccato un percorso di regressione accelerata della vita democratica del Paese, di cui è stato ultimo, ma pervicace protagonista l’ex governo Renzi, abile nello stesso tempo nell’assecondare i processi di frantumazione della vita sociale e nel favorire una torsione verticistico-gerarchica di Amministrazioni e servizi pubblici.

Il voto del Sud e dei giovani, in modo particolare, ha riproposto con forza l’urgenza di questioni politiche e sociali drammatiche, abbandonate le une fin dai primi anni ’80 e quindi irrisolte, esplose le altre nell’ultimo decennio e progressivamente consegnate alle ragioni di una austerità funzionale ad arricchire i pochi già ricchi e a impoverire tutti gli altri.

Proprio per questo, aggiungendosi tra l’altro il pronunciamento della Corte Costituzionale, non poteva non determinare alcune reazioni che vanno configurando un quadro politico tuttora in movimento, dagli esiti per alcuni aspetti imprevedibili.

Lo scenario, in via di scomposizione e probabile ricomposizione, sembra collegarsi ad alcuni elementi e nodi che riemergono nelle loro problematicità.

Il primo è costituito dal PD renziano dopo le ultime trionfanti primarie. Temiamo che si tratti di una guida e di un partito che, probabilmente, davanti alla sconfitta del Referendum, continuerà ad alzare un muro di gomma, nel rifiuto di fatto della sconfitta e di una risposta ad essa con una analisi approfondita e un conseguente cambiamento di linea e di contenuti politici. E potrebbe avere come corollario, nei prossimi mesi, la continuazione e il rafforzamento del “Patto del Nazzareno”, che tra l’altro non è stato mai sciolto, in considerazione anche del fatto che è difficile in questo momento prevedere una vittoria elettorale nelle prossime consultazioni da parte di una singola forza politica con un risultato superiore al 40% alla Camera, e tale da consentire alla stessa la maggioranza assoluta al Senato. Derubricata così la sconfitta del Referendum a incidente di percorso il “Partito della nazione” potrebbe riprendere in modo ancora più deciso il dominio della scena e dispiegare un nuovo ventaglio di politiche neo-liberiste dopo quelle che hanno già impoverito il mondo del lavoro, larga parte del ceto medio, il sud e i giovani.

Un secondo elemento è costituito da un consenso sempre più consistente che, stando ai sondaggi, sembra conseguire il “Movimento 5 Stelle”, che va radicalizzando alcune forme di lotta politica nella società e nelle Istituzioni. Certo è difficile scorgere in esso una forte idea politica fondativo-propositiva che costituisca un riferimento chiaro per gli sviluppi di contenuti politici tra loro logicamente compatibili, cosa del resto non facile in anni di profonde e continue trasformazioni nella vita economica, nelle relazioni sociali, nel costume e nella mentalità. Confusioni, improvvisazioni, limiti organizzativo-partecipativi, esaltazione del leader, esasperazioni riduzionistiche sono presenti nel Movimento; ma nello stesso tempo occorre riconoscere in esso una diffusa tensione etico-civile con riferimento ai valori della pace, della uguaglianza e della legalità democratica, alla continua richiesta di misure universalistiche nella lotta alla povertà, ad alcuni tentativi di arginare lo strapotere dei potentati palazzinari, come le ultime vicende romane raccontano, e di ridurre privilegi presenti nelle Istituzioni e nelle Amministrazioni pubbliche e nel cuore del sistema burocratico. Istanze queste che appartengono ad una parte significativa del popolo e dell’elettorato pentastellato, come sono appartenute e appartengono alla storia e all’oggi della sinistra politica e sociale, espresse con altro linguaggio e dentro la ricerca di nuove modalità organizzative. Rimane certo ancora all’interno di questa forza politica il limite forse più rilevante: l’auto-presentazione e l’auto-compiacimento di proporsi come comunque autosufficiente, con la conseguenza che, se gli elettori non daranno ad essa la maggioranza assoluta, la stessa non sarà mai a servizio del Governo del Paese.

Un terzo elemento post-referendario è in via di determinazione nell’area della sinistra, quella a cui apparteniamo. Sul piano politico-istituzionale è rappresentata da Sinistra Italiana, nata dallo scioglimento di SEL, da “Art.1 Movimento dei democratici e progressisti”, nato dalla uscita dal PD della parte più consistente della sua area di sinistra, e da “Area progressista”, movimento collegato all’iniziativa di Giuliano Pisapia e alla sua vicenda politico-amministrativa, a cui hanno aderito alcuni parlamentari; bisogna poi aggiungere sul piano politico la presenza di Rifondazione comunista e altri gruppi che si richiamano alla storia del comunismo, e su un piano, in senso ampio , sociale la presenza di movimenti ed associazioni diffuse nelle varie Regioni: si tratta in sostanza di un’area che, con le sue diverse espressioni e modalità, si è di recente ritrovata nella lotta per la difesa della Costituzione condotta dal Comitato nazionale per il NO.

Tale sinistra politica, ancorché frantumata e altamente conflittuale al suo interno,  ha bisogno prima di tutto di esistere, e per esistere le è necessario ancorarsi ad un’idea-guida, un orizzonte comune minimo in cui riconoscersi, per avere una qualche possibilità di essere incisiva nel porsi a servizio di un nuovo protagonismo sociale di milioni di donne e di uomini che pongono, talvolta in modo frammentario od occasionale, domande di emancipazione da forme antiche e rinnovate, quanto raffinate, di alienazione e degrado. Proprio per questo non può misurare il suo respiro sull’onda corta di un immediato impegno elettorale; ha bisogno di pensieri lunghi, quelli che nascono dalla passione con cui rileggere la propria complessa storia con atteggiamento critico e sereno. E dentro questa storia ritrovare radici ideali, la speranza e la dignità riconquistate da uomini e ceti considerati naturalmente incapaci e perdenti, e riconoscere limiti ed errori nelle culture politiche e nell’impegno pratico-organizzativo. Il passato non serve certo per ricavare ricette, ma a piantarsi sul terreno per dissodarlo attraverso la ricerca e la individuazione di alcuni contenuti prioritari e obiettivi programmatici come risposte comprensibili ed essenziali al tentativo terribile e inedito di un totalitarismo delle merci, materiali e immateriali, imposto da ristrette e potentissime oligarchie finanziarie. Contenuti e obiettivi che devono riproporre al centro la difesa e l’esercizio dei diritti sociali, a partire da politiche fiscali e tributarie che siano informate a “criteri di progressività” come recita la Costituzione, dopo che sono stati ampiamente ridimensionati o svenduti: il lavoro, la salute, l’istruzione, la valorizzazione dei corpi intermedi e dell’associazionismo.

I ceti poveri ed emarginati hanno bisogno di reincontrare la sinistra che si ricostruisce e organizza, e il popolo della sinistra ha bisogno di reincontrare il valore alto della politica in un percorso che, ripartendo da più luoghi, geografici, sociali e culturali, abbia però la possibilità di collegarsi e sperimentare forme possibili ma efficaci di collaborazione. Solo in tal modo sarà possibile contribuire alla ricostituzione delle condizioni per un “governo” democratico delle trasformazioni che ci attraversano.

La sfida sui contenuti, come le proposte e l’urgenza di una nuova militanza, sono una cosa così difficile e impegnativa, e il quadro politico è così mobile e poco prevedibile che precostituire in questo momento le alleanze politiche sembra prematuro e forse fuorviante. E a chi comprensibilmente verrebbe da chiederci se e in quale dei movimenti e gruppi sopra richiamati ci ritroviamo, avvertiamo di rispondere che, nel nostro piccolo, vorremmo spenderci per un obiettivo in cui tanto continuiamo a tenere: realizzare il massimo della convergenza possibile tra tutte le forze dell’area progressista e di sinistra.

 

Movimento A Sinistra

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