ANNO XI  Maggio 2017.  Direttore Umberto Calabrese

 

Venerdì, 19 Maggio 2017 00:00

Il discorso del capo di Google sul futuro dell'intelligenza artificiale

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Di seguito riportiamo il keynote di Sundar Pichai, CEO di Google, tenuto il 17 maggio scorso al Google I/O a Mountain View, California 

Lavoro a Google ormai da 13 anni ed è straordinario vedere come la mission dell’azienda di rendere universalmente accessibile l’informazione sia importante oggi tanto quanto lo era all’inizio. Da sempre cerchiamo di risolvere problemi complessi utilizzando l’analisi dei dati e l’informatica, anche quando la tecnologia intorno a noi impone cambiamenti radicali.

I problemi più complessi sono anche quelli che hanno un impatto più significativo sulla quotidianità di tutti noi ed è entusiasmante vedere quante persone abbiano fatto di Google una parte integrante della loro vita quotidiana. Abbiamo appena superato i 2 miliardi di dispositivi Android mensili attivi; YouTube ha raggiunto, oltre a 1 miliardo di utenti, anche 1 miliardo di ore di watchtime al giorno; e le persone usano Google Maps per fare oltre 1 miliardo di chilometri ogni giorno. Questa crescita sarebbe stata impensabile senza il passaggio al mobile, che ci ha portato a ripensare tutti i nostri prodotti: li abbiamo reinventati perché riflettano nuovi modelli di interazione, come l’utilizzo degli schermi multi-touch.

La sfida dell'intelligenza artificiali

Oggi siamo di fronte a un nuovo cambiamento in campo informatico: il passaggio da mobile all’intelligenza artificiale. Per questo, ci troviamo a reinventare i nostri prodotti, adattandoli a un mondo che consente di interagire con la tecnologia in maniera più naturale e continuativa. Pensate al motore di ricerca Google: è stato creato sulla nostra capacità di comprendere testi all’interno di pagine web. Adesso, grazie ai progressi nell’ambito del deep learning, le persone possono usare immagini, foto e video come mai prima d’ora. La vostra fotocamera può “vedere”, voi potete parlare con il vostro telefono e ricevere delle risposte. Linguaggio e vista stanno diventando fondamentali per l’informatica tanto quanto la tastiera o gli schermi multi-touch.

L’Assistente Google è un ottimo esempio di questi passi avanti. È già attivo su oltre 100 milioni di dispositivi e diventa ogni giorno più utile. Ora Google Home è in grado di distinguere voci diverse, offrendo alle persone un’esperienza più personalizzata quando interagiscono con il dispositivo. Siamo anche in grado di rendere la fotocamera dello smartphone uno strumento capace di svolgere dei compiti. Google Lens è un insieme di funzionalità di calcolo basate sulla vista, in grado di comprendere ciò che state cercando, aiutandovi a intraprendere azioni basate su queste informazioni. 

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Invece di fare salti mortali per trovare la lunga e complicata password del Wi-Fi sul retro del router, il vostro telefono ora può aiutarvi a riconoscere la password, capire che state tentando di accedere alla rete Wi-Fi e autenticare l’accesso in modo automatico. E per utilizzare queste nuove funzionalità, non avete bisogno di imparare nulla di nuovo. L’interfaccia e l’esperienza utente possono essere molto più intuitive rispetto, ad esempio, al copiare e incollare da un’app all’altra dello smartphone. La prima cosa che faremo sarà introdurre le funzionalità di Google Lens all’interno dell’Assistente e di Google Foto, per poi estenderlo anche agli altri prodotti.

Attenzione: da qui in poi roba da geek!

Tutto questo richiede risorse computazionali adeguate. L'anno scorso in occasione dell’I/O abbiamo annunciato la prima generazione di TPU che ci permettono di eseguire velocemente e in modo più efficiente i nostri algoritmi di machine learning. Oggi annunciamo la nostra prossima generazione di TPU: Cloud TPU, ottimizzati sia per le inferenze che per l’apprendimento e capaci di elaborare molte informazioni. Renderemo disponibile Cloud TPU su Google Compute Engine, in modo che le aziende e gli sviluppatori possano utilizzarlo.

Per noi è importante che questi progressi vadano a vantaggio di tutti, non solo degli utenti di Google. Siamo convinti che i problemi sociali più complessi possano trovare soluzioni rivoluzionarie se scienziati e ingegneri avranno a disposizione strumenti di calcolo migliori e più potenti e accesso immediato alla ricerca. Ma al momento gli ostacoli sono ancora troppi.

Ecco perché abbiamo deciso di sviluppare Google.ai, che concentra le nostre iniziative nel campo dell’intelligenza artificiale in un unico impegno capace di ridurre gli ostacoli e accelerare il modo in cui i ricercatori, gli sviluppatori e le aziende operano in questo campo.

Un modo per rendere più accessibile l'intelligenza artificiale è semplificare la creazione dei modelli di apprendimento automatico, le cosiddette reti neurali. Attualmente, la progettazione di reti neurali è estremamente impegnativa in termini di tempo e richiede competenze che limitano il suo utilizzo a una piccola comunità di scienziati e ingegneri. Ecco perché abbiamo creato un approccio chiamato AutoML, che dimostra che è possibile per le reti neurali progettare altre reti neurali. Speriamo che AutoML acquisisca capacità che solo pochi dottorandi hanno oggi e che nell’arco di tre o cinque anni possa permettere anche a centinaia di sviluppatori di progettare nuove reti neurali per le loro esigenze.

Oltre a questo, Google.ai permette a scienziati e sviluppatori di Google di collaborare su problemi in una vasta gamma di discipline, con risultati promettenti. Abbiamo utilizzato il machine learning per migliorare l'algoritmo che rileva l’avanzamento del tumore al seno nei linfonodi adiacenti. Abbiamo anche osservato notevoli progressi dell’intelligenza artificiale per quanto riguarda il tempo e la precisione con cui i ricercatori possono predire le proprietà delle molecole nonché la sequenza del genoma umano.

Il problema del lavoro, le soluzioni di Google

Questo sviluppo non è solo finalizzato alla progettazione di dispositivi futuristici o allo scopo di condurre ricerca all'avanguardia. Pensiamo anche che possa aiutare milioni di persone oggi, democratizzando l'accesso alle informazioni e aprendo nuove opportunità. Ad esempio, quasi la metà dei datori di lavoro americani afferma di avere ancora problemi ad assumere nuove risorse per le posizioni di lavoro aperte. Allo stesso tempo, chi sta cercando lavoro spesso non sa che c'è una posizione aperta proprio dietro l'angolo, perché la natura degli annunci di lavoro – elevata rotazione, poco traffico, incongruenza nei titoli professionali - li ha resi difficili da classificare per i motori di ricerca. Attraverso una nuova iniziativa, Google for Jobs, vogliamo mettere in contatto aziende e candidati e aiutare chi cerca lavoro a trovarlo. Come parte di questo impegno, nelle prossime settimane lanceremo una nuova funzionalità della ricerca di Google che permetterà ai candidati in cerca di lavoro di trovare offerte a ogni livello di esperienza e retribuzione, incluse offerte di lavoro storicamente difficili da indicizzare e classificare, come quelle nei settori dei servizi e del commercio al dettaglio.

È affascinante realizzare come l’intelligenza artificiale stia iniziando a produrre frutti che le persone possono già cominciare a raccogliere. C'è ancora molta strada da fare per arrivare a un mondo in grado di sfruttare appieno le potenzialità dell’intelligenza artificiale. Ma più facilitiamo l’accesso alla tecnologia - sia in termini di strumenti che le persone possono utilizzare sia di modalità di applicazione - più tutti ne potremo beneficiare. Al più presto.(agi)

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