ANNO XIV Dicembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 22 Maggio 2017 00:00

Inquinamento da petrolio in Val d’Agri: esposto di Legambiente sugli sversamenti dichiarati da Eni

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In Val d'Agri sarebbe in corso un disastro ambientale inaccettabile. Si parla di una fuoriuscita di 400 tonnellate di greggio sversato nell'ambiente causata da una sconcertante incapacità gestionale dell'attività estrattiva in Val d'Agri da parte della compagnia petrolifera nazionale.

È quello che emerge  in base a quanto dice la stessa Eni, con inconcepibile ritardo visto che lo sversamento sarebbe cominciato addirittura ad agosto 2016 
Non solo la probabilità di incidente rilevante è più elevata di quanto immaginabile, ma anche la capacità di intervento tempestivo risulta molto aleatoria. ENI, Regione ad Arpab si assumano le loro responsabilità.

Non bisogna mai dimenticare, peraltro, che l'acqua proveniente dalla diga del Pertusillo, in Val d'Agri, serve l'agricoltura e i rubinetti di Puglia e Basilicata: l'eventuale inquinamento del bacino del Pertusillo avrebbe perciò conseguenze gravissime

La strada da praticare subito è chiara: si deve mettere immediatamente in sicurezza le falde e il sottosuolo e bonificare, come priorità imprescindibile, e avviare il percorso di dismissione dell'attività estrattiva e la conversione produttiva verso esperienze innovative, di qualità e coerenti con le vocazioni del territorio lucano che garantiscano non solo i posti di lavoro attuali ma un rilancio economico e occupazionale dell'area.
L'incapacità conclamata nella gestione del Cova, da parte di Eni, impone un cambio di rotta radicale, richiamando la compagnia alle sue responsabilità: riparare ai disastri compiuti provvedendo alle bonifiche, ma anche risarcendo Comuni e territori dei danni economici, produttivi e di immagine conseguenti ad un certo "modello" di gestione industriale.

Alla luce delle recenti dichiarazioni di Eni sugli sversamenti di petrolio nel centro oli di Viggiano, Legambiente ha presentato un esposto alla procura di Potenza.

"La perdita di 400 tonnellate di greggio da un serbatoio del centro oli di Viggiano, dichiarata da Eni, rappresenta un fatto gravissimo - commenta il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani - che viene dopo l'indagine giudiziaria con arresti per le attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti del marzo 2016 e che dimostra come tutte le dichiarazioni rassicuranti da parte di Eni in questi anni fossero parole al vento. È ora di intervenire con forza per fermare una situazione non più tollerabile in Val d'Agri: chiediamo alla magistratura e alle forze di polizia di utilizzare i nuovi delitti di inquinamento, disastro ambientale e omessa bonifica inseriti nel codice penale grazie alla legge sugli ecoreati".

"L'introduzione dei delitti ambientali nel codice penale è stata una grande conquista per l'Italia, oggi leader nella lotta agli ecoreati, ed è il primo anello di una catena più lunga, che va costruita con l'obiettivo di innalzare i controlli ambientali per tutelare l'ambiente, la salute e le imprese sane - aggiunge Valeria Tampone, direttrice generale di Legambiente Basilicata - Chiediamo che la grave situazione ambientale causata dalla estrazioni petrolifere e dagli sversamenti di idrocarburi nell'ambiente venga affrontata con gli strumenti efficaci di contrasto oggi disponibili grazie alla legge 68 del 2015 che ha inserito i reati ambientali come delitti da Codice penale. Il nostro esposto presentato ieri alla Procura chiede che si utilizzi questo potente mezzo oggi a disposizione del popolo inquinato per pretendere anche nella nostra regione il rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini e dei lavoratori".

Con la legge 68/2015 sugli ecoreati, le forze dell'ordine e l'autorità giudiziaria possono contare su sei nuovi delitti specifici da contestare tra cui inquinamento, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, impedimento del controllo e omessa bonifica. Le pene sono molto importanti: si va dalla reclusione da 2 a 6 anni per il delitto di inquinamento a quella da 5 a 15 anni per chi commette un disastro ambientale con tempi di prescrizione raddoppiati, una lunga serie di aggravanti, la confisca dei beni (anche per equivalente) degli inquinatori, come già previsto per i mafiosi, e sanzioni severe come la responsabilità giuridica delle imprese. La legge prevede anche sconti di pena per chi si adopera a bonificare in tempi certi. (fonte legambiente Taranto) 

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