ANNO XI  Luglio 2017.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 18 Luglio 2017 00:00

Siamo un paese razzista e non lo sapevamo

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In un altro articolo in attualità si parla dello stop dello Ius soli per via del clima che c'è. D'altra parte nel microcosmo regionale ci sono i comuni, come nella Puglia i cui sindaci dicono no ai migranti, e a Bari il sindaco De Caro deve querelare perché tra la solidarietà c'è stato anche l'insulto.

Diciamolo, abbiamo perso la memoria, intere generazioni non l'hanno studiato, e cioè che un popolo è davvero grande nella misura in cui dimostra di saper ricevere ospiti. Quanti italiani sono andati spinti dalla miseria in giro per il mondo cercando quest'ospitalità anche facendo lavori umilissimi che erano rimasti liberi per loro?

Facciamocene una ragione, questa memoria non c'è e non riusciremo mai a convincere qualcuno che è già convinto di suo. Allora cerchiamo di osservare dal lato delle richieste, questi che arrivano sulle nostre coste non ci devono dare nulla.

Perchè come scrive Cheikh Tidiane Gaye nella sinossi del suo libro "Prendi quello che vuoi, ma lasciami la mia pelle nera: " non si può uccidere in Vietnam, in Africa, malmenare innocenti, rubare le loro materie prime, prosciugare i loro pozzi di greggio, inquinare l'ambiente, sfruttare il lavoro minorile per la nostra cioccolata, o per i nostri cellulari, stuprare le donne, incendiare villaggi, complottare per capovolgere regimi eletti democraticamente, abbattere gli altri luoghi di culto, seppellire credenze, discriminare, infangare e poi osare di definirsi civili".

Lo avvertite lo schiaffo? No?Avete da recuperare qualche nozione di storia contemporanea.

 Il fatto che siamo un Paese razzista lo scopriamo ora che siamo di fronte al problema, prima non avevamo i ragazzi di colore per strada e quindi non lo sapevamo. Gli Usa il problema l'hanno affrontato da un secolo perché avevano la schiavitù che è partita dalla fine del 700 e su questo hanno fatto pure una guerra di secessione. Vivaddio,  poi hanno avuto Martin Luther e pure un presidente nero, e anche se i problemi ci sono, possiamo dire che non sono più razzisti. E noi?  Sarebbe utile davvero leggere questo racconto sulla traversata del mare dei migrantes: " la maggior parte dei migrantes, presi dal mal di mare, giacevano alla rinfusa, buttati a traverso alle panche, in atteggiamenti di malati o di morti, coi visi sudici e i capelli rabbuffati, in mezzo a un grande arruffio di coperte e di stracci. Si vedevan delle famiglie strette in gruppi compassionevoli, con quell'aria d'abbandono e di smarrimento, che è propria della famiglia senza tetto: il marito seduto e addormentato, la moglie col capo appoggiato sulle spalle di lui, e i bimbi sul tavolato, che dormivano col capo sulle ginocchia di tutti e due: dei mucchi di cenci, dove non si vedeva nessun viso, e non n'usciva che un braccio di bimbo o una treccia di donna. Delle donne pallide e scarmigliate si dirigevano verso le porte del dormitorio, barcollando e aggrappandosi qua e là… Anche quelli che non soffrivano avevano l'aria abbattuta, e più l'aspetto di deportati che d'emigranti. Pareva che la prima esperienza della vita inerte e disagiata avesse smorzato in quasi tutti il coraggio e le speranze con cui erano partiti, e che in quella prostrazione d'animo succeduta all'agitazione della partenza, si fosse ridestato in essi il senso di tutti i dubbi, di tutte le noie e amarezze degli ultimi giorni della loro vita di casa, occupati nella vendita delle vacche e di quel palmo di terra, in discussioni aspre col padrone e col parroco, e in addii dolorosi. E il peggio era sotto, nel grande dormitorio, di cui s'apriva la boccaporta vicino al cassero di poppa: affacciandovisi, si vedevano nella mezza oscurità corpi sopra corpi, come nei bastimenti che riportano in patria le salme... "  Di quale barcone stiamo parlando? Questo frammento è tratto dal libro di Edmondo De Amicis "Sull'Oceano ovvero la traversata degli italiani". 

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