ANNO XV Gennaio 2021.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 18 Luglio 2017 06:17

Venezuela, sangue sul referendum anti Maduro: 2 morti

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Ancora violenza in Venezuela. Almeno due persone sono state uccise domenica durante le operazioni di voto per il referendum non ufficiale indetto dall'opposizione per protestare contro il piano del presidente Nicolas Maduro di riscrivere la costituzione.

Uomini armati hanno attaccato un seggio elettorale allestito nei pressi di una chiesa a Catia, cittadina a nord ovest di Caracas, secondo quanto denunciato dal portavoce dell'opposizione Carlos Ortiz. Altre quattro persone sono state ferite gravemente.  Servizio TG1

I media locali riferiscono che durante l'attacco circa 500 persone hanno trovato riparo all'interno della chiesa, mentre a bordo di motociclette, il gruppo 'colectivos', le milizie paramilitari pro governative, sparava indiscriminatamente contro le persone in coda per votare.

Sono oltre 7 milioni i venezuelani che si sono recati ieri alle urne. Un successo importante per una consultazione non riconosciuta dal governo, in un paese dove gli elettori sono in tutto 19,5 milioni.

Gli elettori erano chiamati a esprimersi contro l'Assemblea Costituente che il regime di Maduro vuole convocare per riscrivere la costituzione e svuotare di potere il parlamento, che è dominato dall'opposizione. Scontata la quasi totalità di sì alle tre domande che vertevano sul rifiuto dell'assemblea costituente, l'esortazione all'esercito di difendere la costituzione e la richiesta di un governo di unità nazionale, la vera posta in gioco del plebiscito era l'alta affluenza.

Organizzato dalla Mesa de Unidad Democratica (Mud), che riunisce i diversi partiti di opposizione, il voto si è svolto in 14mila seggi, improvvisati in luoghi come chiese e centri culturali. Una vera sfida contro il governo, dopo oltre cento giorni di manifestazioni anti Maduro in tutto il paese e un centinaio di morti, in gran parte uccisi da polizia e dai colectivos, bande di motociclisti armati filo governativi. Le manifestazioni si sono estese anche ai quartieri più poveri, un tempo roccaforte chaviste, di fronte alla drammatica penuria di cibo e altri beni essenziali provocata dalla crisi economica in cui è precipitato il Venezuela.

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