ANNO XVIII Luglio 2024.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 03 Novembre 2017 09:35

Fermata Paradiso

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Sono particolarmente legato ad alcuni sogni dei miei cari, per il significato che hanno avuto nella mia vita. Il primo, che recupero dalle stanze della mia memoria, riguarda mio padre. Il sogno l’ho fatto molti anni fa, in un periodo della mia vita in cui mi dibattevo tra delusioni nel lavoro e negli affetti.

Ero in una casa di un paese ignoto. Forse una cena con molte persone della famiglia di allora. Ma io scendo da quella casa spinto dalla voglia di cercare una nuova dimensione dell'esistenza ed è ormai sera. Cammino in una strada che mi porta subito fuori dall'abitato e di fronte, isolata nella campagna, immersa nell'ombra di un cielo denso di stelle, c'è una casa bianca all’interno di una grande coorte circondata tutt'intorno da un'ancora più bianca balaustra. Il contrasto tra il bianco rischiarato dalla luna e le ombre mi impediscono di capire cosa ci sia di talmente importante in quella casa dalla quale sono attratto.

Solo quando sono vicino alla balaustra intravedo delle ombre scure incappucciate e ferme davanti alla porta della casa. Una di loro si sposta e viene verso di me. A metà strada si ferma e si gira come per ottenere consenso. Le altre ombre annuiscono spostando il capo in giù. L’ombra quando è vicino a me si scopre e scopro che è mio padre giovane che prende la mia mano. Non parla e non mi trasmette nulla col pensiero. Percorriamo in silenzio una strada stretta e in discesa che rientra nel paese. Quando siamo vicini a una casa a sinistra entriamo, non c’è alcuna porta e saliamo una sola rampa di scale. Su un ballatoio si ferma e con la mano libera mi indica una stanza a sinistra completamente vuota. In quell’ambiente, sotto una grande finestra, c’è mia madre seduta per terra che tiene le mani sul grembo di mia nonna. Sono tutte e due giovani e rivolte alla finestra dalla quale si irradia una tenue luce. Non si voltano verso di noi. Mio padre non può oltrepassare quello spazio, comunque avverto la sua soddisfazione di avermi trasmesso il messaggio su mia madre che stava bene. Come se avesse voluto trasfondermi la certezza che erano vicini a me in quel momento. Era la seconda volta che sognavo mio padre in collegamento con mia madre. La prima volta, mentre mia madre giaceva sul freddo marmo dell'obitorio, lo sognai che veniva in carrozza attraversando archi di fiori per prendersela. 

Ma il sogno che dà titolo a questo articolo e che rimetto online per la terza volta dopo l’attacco hacker, riguarda mia madre, morta nel 1990 e mia sorella Lucia morta nel 2004.

Mi ritrovo in una casa ignota, mia madre è davanti a me sorridente. Sono cosciente del tempo, so che loro non sono più su questa terra. E la prima volta che provo questa sensazione. Mia madre non parla, ma comunica col pensiero e con i gesti. MI fa capire che ora è molto impegnata e che da lei dipendono le anime che arrivano e, infine, che le deve istruire sempre con i gesti. La sento felice di questo compito, mentre nella stanza passa e spassa mia sorella Lucia che sembra stia preparandosi per uscire. In effetti si deve uscire e anche mia madre si avvia. Lucia, quando è già sul limitare di quell’ambiente fa il gesto di disappunto di chi sta scordando qualcosa e dice: "i bambini!" e torna indietro verso un’altra stanza. Qui ci sono tante culle. Lucia sveglia i piccoli che si sollevano dai lettini; sono nudi con qualcosa che sembra un pannolino. Volano a mezz’aria. Sono sei. Io mi avvicino a una culla che Lucia aveva trascurato. Vedo bambini più piccoli con delle tracce di sangue sui pancini. Lucia mi parla a questo punto e mi dice una cosa che mi lascia esterrefatto: “questi no! Sono appena arrivati!”

Il gruppo s'avvia con questi pargoli che volano attorno a noi.  Entriamo in un mezzo di trasporto, la sensazione è che la stanza si muova trasformandosi in una plancia di metrò vicino alla porta di entrata e uscita. A un certo punto la fermata c’è davvero. Io vedo che tutte queste ombre felici mi passano davanti e scendono avvolte subito da una densa nebbia, quando resto solo io mi fermo sul limitare, sento che non posso scendere e li vedo allontanarsi in una nuvola rosa, con i pargoli angioletti che ridono: questa è la fermata Paradiso. Avrei voluto non svegliarmi. 

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