ANNO XII  Dicembre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 14 Gennaio 2018 06:29

Amianto killer e il colpevole ritardo della sua mappatura in questo sfortunato paese

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Un paese, che soprattutto sulle questioni ambientali è tornato indietro almeno di due decenni. In alcuni ambiti, a elevato rischio gli strumenti per intervenire ci sono, ma manca la volontà politica.

Un ceto politico, che in ogni occasione si lava la bocca di economia circolare, green economy, bioeconomia, decarbonizzazione e consimili, ma che sul piano sostanziale fa poco o nulla.

Vedi vicenda Ilva, centrale a carbone di Monfalcone, di Brindisi, terra dei fuochi, che non è prerogativa della Campania, ma anche della Lombardia in particolare nel bresciano. In Sicilia, Sardegna, Veneto. Credo non ci siano zone italiane non intossicate da inquinanti e, che oggi scontano mancate bonifiche e assenza di responsabili, che hanno inquinato. Altro che “chi inquina paga “dei Trattati UE!

Un esempio di come la vita e il rischio sono considerati, in questi paesi è la questione amianto. Un killer responsabile di tantissime morti e patologie gravissime. Il pericolo dell’amianto è legato alla possibilità di rilasciare fibre, che poi sono respirate. Fibre sottili se solo s’immagina, che in un millimetro possono essere messi in fila 25 capelli, 130 fibre di nylon e 33.500 fibre di amianto. La pericolosità dell’amianto risale al 1931 anno della sua prima regolamentazione. Solo nel 46 anni dopo che l’agenzia, per la ricerca sul cancro (IARC) lo classifica tra le sostanze, che senza ombra di dubbio causano il cancro. In Italia quando si è fatta la legge sull’amianto e sul suo progressivo divieto? Esattamente 15 anni dopo, che lo IARC ne aveva conosciuto l’essere causa di cancro. La legge è la n° 257 de 1992. L’Italia per questi incredibili e cinici e spregiudicati ritardi è uno dei Paesi, in cui maggiormente si registrano malattie dovute all’amianto. La motivazione? Sempre la stessa! I robusti interessi economici che hanno limitato un intervento legislativo subito dopo la classificazione da parte dello IARC come sicuro cancerogeno. In particolare il mesotelioma, che è un tumore della pleura. Le malattie dovute all’amianto si definiscono “patologie asbesto-correlate”. Un decreto del 2002 il DPCM 308 ha istituito il Registro Nazionale Mesotelioma (Re.Na.Me). Nell’ultimo Rapporto Re.Na.Me, che riporta i dati nel periodo 1993/2012 sono indicati 21.450 mesoteliomi. Il 70% è dovuto a esposizioni professionali. Lo strumento innovativo e, a mio parere importantissimo è stato messo a punto dal CNR e riguarda la mappatura dei tetti che contengono amianto valutando anche il rischio connesso. Oggi il censimento poggia tutto sulle autodichiarazioni e sulla verifica effettuata da personale delle ASL.

 Il CNR ha messo a punto il TELERILEVAMENTO con un sensore denominato MIVIS (multisprectal infrared visible spectrometer) installato su un aereo. MIVIS registra le immagini nel senso che “vede” l’intervallo delle lunghezze d’onda (sono lunghezze delle onde elettromagnetiche) tra 0,433 e 12,70 milionesimi di metro. In questo modo si riesce a identificare i tetti in cemento-amianto. Questa metodologia è stata utilizzata nel Lazio su un’area di circa 800 chilometri quadrati. I dati rilevati possono anche essere integrati con le informazioni acquisite con il GIS (geographic information system). Inoltre sono stati elaborati dei metodi, per la valutazione del rischio per la salute dei cittadini esposti. Uno strumento d’indagine di tale importanza, in un contesto istituzionale rispettoso non solo del diritto naturale, ma anche della Costituzione il cui art 32 ne sancisce la tutela. Diritto la cui “superiorità” è stata riconosciuta, in più sentenze da parte della Corte Costituzionale fino alla famigerata sentenza 207 del 2012 su Ilva di Taranto. La vicenda della mappatura con telerilevamento con i suoi ritardi, il suo basso eco mediatico dimostra l’inalterabilità genetica della politica, in questo sfortunato Paese.

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