ANNO XIV Ottobre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 04 Aprile 2018 08:17

Il nuovo monologo dell’autrice attrice Daniela Baldassarra «21 minuti sull'anima e l'animaccia»

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"21 minuti sull'anima e l'animaccia", è il nuovo monologo dell’autrice attrice Daniela Baldassarra che il 10 marzo 2018 ha presentato presso il Salone degli specchi di Palazzo di Città a Taranto: un'iniziativa promossa dal Centro Alzaia Onlus

La nostra attrice parte subito e tocca il cuore della serata, anzi più che il cuore, l’anima. Quella parte nascosta e profonda di noi che è la nostra essenza, che sentiamo a livello dell’ombelico fortemente sia nel dolore che nel momento di più alta felicità; la stessa morsa, lo stesso “muorso” direbbero i napoletani. Non è difficile localizzare i movimenti dell’anima dato che è quella parte che ci permette di rigenerare vita, la parte ombelicale, del bimbo che si nutre, delle viscere, del mondo primitivo. Questa è dunque la culla a cui dobbiamo porgere l’orecchio, quella che alza la voce o ci sussurra, che ci mette in guardia e dice: “ma vedi come ti sei ridotta”, indicando i segnali di violenza, “hai ancora la possibilità di chiedere aiuto”.30120289 1721812787865732 513381707 n

Ma cosa è di preciso l’anima? Questo si chiede la Baldassarra in un va e vieni di domande e risposte. È l’etica, il nostro centro, il principio vitale del pensiero e della moralità. Anemos dicevano i greci per rappresentare il soffio vitale, il vento; veniva spesso associata al respiro, essenza di una personalità che rimane immutata ai mutamenti del corpo e cerca di curarne ogni funzione, creando unità tra le tante emozioni: diventa così luogo degli affetti e dei sentimenti, origine della volontà, disposizione di spirito, coraggio. È il tesoro quindi che si trova nel nostro abisso. E quando ci dice che il tuo uomo è violento, che te ne devi liberare se ti vuoi bene sul serio, ti sta dicendo che ti devi se-parare, parare, proteggere il proprio sé.

Questa potrebbe essere la nuova visione di separazione di fronte a situazioni di molestie e maltrattamenti. “Stiamo attenti, dice la Mamma di Federica de Luca presente alla serata, “mia figlia è stata uccisa dal marito, insieme al figlioletto Luca, le prime avvisaglie di violenza ci sono state sicuramente. La violenza non esplode a caso, ci sono delle antenne di allarme, anche se quando ci si confida con le amiche sul marito violento e si tende a rispondere che non sembra, che appare a modo, che sembra calmo. Ho saputo solo dopo dei malesseri di mia figlia sul matrimonio, purtroppo”.

Dopo lo spettacolo della Baldassarra quindi la serata ha visto numerosi interventi anche di educatori e docenti. Dice una docente di Lettere di Carosino: “Oggi si assiste purtroppo a casi giudiziari in cui risulta una forte minimizzazione e giustificazione degli autori di violenza, anche a causa della narrazione fatta dai media (Cedaw 2017). La Convenzione di Istanbul e le direttive comunitarie non sono adeguatamente conosciute e integrate nel quadro politico, legale e giudiziario a causa della mancanza di un approccio di genere alla violenza maschile contro le donne.

Vi è poi uno scarso coinvolgimento della società civile e una mancanza di formazione delle figure professionali (polizia, magistratura, avvocatura). Bisogna fare leva sulla formazione di avvocati, magistrati e forze dell’ordine affinché non si percorra la strada di giustizia riparativa in casi di violenza di genere. Infatti oggi non c’è ancora un meccanismo che escluda il ricorso alla giustizia riparativa nei casi di violenza di genere. La mediazione familiare e la custodia condivisa spesso prevalgono anche in casi di violenza domestica. Esiste quindi un serio deficit culturale, e de facto, una non piena realizzazione e pratica del principio di pari opportunità/uguaglianza nella differenza tra uomini e donne. Non risultano dati per procedimenti giudiziari in cui sia stata invocata la Convenzione CEDAW per casi di discriminazioni contro le donne, tutti i procedimenti si sono basati sulla legislazione nazionale. Decisioni e prassi discriminatorie si registrano sia in sede penale sia in sede civile. In sede penale si segnala che la gravità della violenza di genere è ancora ampiamente sottovalutata e le stesse decisioni giudiziarie sono ancora affette da pregiudizi (non sempre, dato che sono testimone di decisioni giudiziarie che tengono fermamente presente i casi di violenza domestica) e stereotipi sessisti esponendo le donne che accedono alla giustizia a grave vittimizzazione secondaria (dal rapporto Cedaw)”.

Per questo non bisogna abbassare la guardia, per questo bisogna rivolgersi ai centri antiviolenza, subito senza aspettare. Parola di Daniela Baldassarra e di tutte le donne che credono in un mondo di parità. P.S. notare la foto e gioco di specchi tra chi scrive, chi recita, e la docente in questione tra il pubblico.

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