ANNO XII  Ottobre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 12 Maggio 2018 00:00

Patrimonio e taman

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Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia».

Mentre Paolo era a Corinto, una notte in visione il Signore gli disse: "Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere, 
perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città". 
Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio. 
Mentre era proconsole dell'Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo: 
"Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge". 
Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: "Se si trattasse di un delitto o di un'azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione. 
Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende". 
E li fece cacciare dal tribunale. 
Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò. 
Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s'imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagliare i capelli a causa di un voto che aveva fatto. 




Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,20-23a. 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.» 
La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell'afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. 
Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e 
nessuno vi potrà togliere la vostra gioia»

 

 

 

Patrimonio.

Il patrimonio è, materialmente, il denaro del padre[1]; spiritualmente, la promessa della gioia nella tristezza (sopra citata).

Il mio patrimonio materiale è sotto tutela dei miei fratelli di famiglia.

Il mio patrimonio spirituale sta nella mia fede nella promessa di Gesù Cristo.

Il patrimonio europeo è insidiato dai sovranismi nazionalisti bollati dal Presidente ieri a Firenze.

Il patrimonio italiano è insidiato dal Parlamento che continui a non attuare l’art. 49 della Costituzione coi partiti legali dopo 70 anni di repubblica materiale.

*

Veniamo a me, come verme, zum. u.er.me, ‘destinome (del) camminoer (di) tuttou’.

Io sono sotto tutela perché fui soggetto ad un quasi fallimento a fine millennio. Venni assolto personalmente nell’aggressione che la società di partecipazioni Titanio s.p.a. (che presiedevo) subì nella partecipata immobiliare Udine 2000. Ma l’intreccio affaristico poteva rendermi debole verso altre aggressioni. Dunque, mio padre Gino decise di proteggermi mettendomi sotto tutela dei miei fratelli, che hanno fatto il loro dovere finora.

Nel febbraio 2018 ho subito una ‘forzatura di vendita’ a mezzo di un contratto di prova (diventato inaspettatamente contratto effettivo) da un agente Treccani che promuoveva l’ultima edizione dell’enciclopedia. Io non la volevo, ma ero interessato al dialogo culturale per promuovere l’archeologia del linguaggio. Questa ha spazio qua, in Tellusfolio ed in Archeomedia, ma è completamente ignorata nelle pubblicazioni cartacee.

Treccani ha incaricato Ifitalia di riscuotere i 10.000 euro del contratto ed invitato me a ricevere i volumi. Io ho immediatamente opposto il rifiuto al momento di ricevere l’invito di Ifitalia. Questa ha accettato la mia opposizione ed anche Treccani ha aderito al mio rifiuto. Il terremoto istituzionale è passato. Tuttavia i miei tutori perdurano nel proposito di tutela ed hanno consultato un legale.

Io continuo a confidare in loro. Ma non sono cieco: il mio patrimonio culturale, il mio me zumero, rischia di frantumarsi. Se mi vengono meno le basi materiali io cesso di influire sul mondo. L’archeologia del linguaggio resterà patrimonio dei siti web, soggetti nel tempo a dissolversi, ed io non allargherei la diffusione. Solo il cartaceo darebbe speranza.

Vi manifesto un timore culturale, la mia tristezza, mentre gioisco ed esulto nel resto.

Ieri, la libreria Pove mi ha comunicato che le vendite dell’esortazione apostolica di papa Francesco non abbondano, come dovrebbero. Se questo fosse uno stato generale dovremmo chiederci: quanti cristiani veri girano al mondo se non si è capaci di spendere euro 1,5 per acquistare il vademecum della santità in 174 pillole? Che i funzionari preti non vi trovino novità è possibile (ma deprecabile); che i laici leggano restando indifferenti è impossibile! Leggete e ne avrete grande gioia aggiornata con linguaggio semplice e trasparente. Un breviario da aprire a caso per gustare la pillola del momento.

Tamam (turco, ‘ora basta’ italiano, e zumero?)

http://lepersoneeladignita.corriere.it/2018/05/08/tamam-su-twitter-esplode-la-protesta-contro-erdogan/

“Se il mio popolo dirà basta, ci faremo da parte”. Il presidente turco non pensava che questa frase, pronunciata oggi in Parlamento, si sarebbe trasformata in un boomerang. Nel giro di poche ore, l’hashtag #tamam (“va bene”, in questo contesto usato per dire “ora basta”) è diventato virale su Twitter, con quasi 700mila cinguettii.

“Vogliamo la democrazia e così diciamo #Tamam a Erdogan, per favore lascia la poltrona, hai fatto cose folli per il tuo Paese e la tua gente. Ora basta” ha scritto un internauta.

Ora, seguitemi nel ragionamento che rivela la fonte zumera anche per il turco tamam e, soprattutto, che rivela l’origine dell’espressione ‘mamma’.

L’espressione fonetica va oltre le forme sillabiche. ‘Ta.mamma’ [fonetico], naturata (di) mammaama [grafico], è il tema (connessione [del] legame).

Gli elementi da comporre sono:

ta, da2

n., nature, character (luogo nds) [TA archaic frequency].

Interrogative pronoun in Emesal dialect, the Emesal form of a-na, ‘what?’[1].

‘natura’

tam, ta(5), tu2 [UD]

polished, cleaned, shiny; refletive; pur; reliable; trustworthy; favorable; favorithe brother (tu5,17, to wash, bathe’, + am3, ‘to be’)[2].

‘bene’.

Il finale ‘am’ rinvia a ‘semea-cieloan’:

am3 [A. AN (seme. Cielo nds)]

writing of coniugation prefix /a-/ with ventive element /-m/ in NS and OB texts – compared with im-ma [3].

I grafi ‘im-ma’:

im-ma

last, previous (year); le elapsed year (‘the named’)[4].

significativi di ‘anno passato’, letti ‘am-im/mi’ augurano ‘-che venga-am (il) Ventoim

am3 -mi-

   writing of conjugation prefix /a-bi/ in OB texts- ThSLa &304[5].

‘che venga il Vento/Spirito’, l’augurio migliore che traevano dall’anno passato, è una prova formidabile della necessità di leggere in circolo le espressioni grafiche zumere.

Madre era ama:

ama

mother [AMA archaic frequency] [6].

che avevano il simmetrico infero ‘mam’.

Il zumero tam-am implica ‘bene questo- che venga altro’,[Halloran: 273].

Postula anche la lettura tam-ama, ‘bene-mamma’ conclusiva della conversazione.

Vale anche ta-mam, ‘natura-mamma’ confermativa della bontà dell’interlocutore.

-ora basta- a comprendere il sistema zumero semplicissimo col sema complesso?


[1] John Alan Halloran, Sumerian Lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 272.

[2] Halloran: 273.

[3] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 18.

[4] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 125.

[5] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006: 18.

[6] John Alan Halloran, Sumerian lexicon, Los Angeles, Logogram Publishing, 2006 : 18.

 


[1] Patri-monio.

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