ANNO XIII Ottobre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 15 Agosto 2018 05:17

In tre anni è il nono ponte che crolla, è emergenza nazionale

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La tragedia del ponte crollato a Genova dovrebbe indurre a valutazioni d’ordine generale circa la qualità complessiva delle infrastrutture italiane e invece cariatidi, che occupano posti autorevoli nel Parlamento europeo, strumentalizzano la tragedia per il rilancio di nuove infrastrutture.

Addirittura sulla “rete 4” si tira in ballo il corridoio ex 24 Genova/Rotterdam, che rientra nella programmazione comunitaria e riguarda unicamente le ferrovie.

La prima osservazione è che questo è il nono ponte che crolla nel giro di tre anni! La seconda riguarda una considerazione elementare, direi di buon senso, ma che non attecchisce nel politicume di Palazzo. Riguarda per le infrastrutture il concetto di “investimento pubblico netto”, che tradotto vuol dire non usare i soldi solo per costruire opere nuove ma tieni conto che le opere già fatte vanno tenute efficienti”.

Nemmeno gli otto ponti crollati in tre anni fanno entrare nella testa dei burocrati del ministero delle infrastrutture, che quello che conta per un Paese è lo stock di capitale fisso netto.

Un capitale netto che implica interventi manutentivi e radicali sulle modifiche indotte dai processi di obsolescenza, ma anche delle mutate condizioni di traffico veicolare aumentato in termini numerici e di peso.

Manutenzione ordinaria e straordinaria che riguardano lo Stato e i 27 concessionari autostradali. Su questi ultimi sarebbe compito della Politica rimuovere due vergognose questioni. La prima riguarda la secretazione delle concessioni autostradali. Assurdo che in uno Stato di diritto cittadini e i loro rappresentanti non sappiano quali siano gli obblighi contenuti nella concessione e, ancor meno, il piano economico finanziario. Il soggetto che vigila sui concessionari? Un paese che ha creato autorità indipendenti, per la tutela dell’utente e del contribuente dovrebbe riconoscere all’Autorità dei Trasporti questo compito. Invece no! Le concessioni autostradali fanno eccezione: il compito è del Ministero delle Infrastrutture attraverso un organismo chiamato “vigilanza sui concessionari, che da 10 anni è diretto dallo stesso soggetto. Altre due osservazioni riguardano il sequestro della centrale di Brindisi che c’entra eccome con l’uso del calcestruzzo e le valutazioni fatte, in due rapporti, uno della Banca Mondiale degli Investimenti e l’altro, del Fondo Monetario Internazionale. La Procura di Lecce ha sequestrato, in 37 cementifici residui della combustione del carbone della centrale e utilizzati nella produzione di cemento. La centrale usa 5 milioni di tonnellate di carbone. Residui che sulla base di una perizia tecnica della Procura alterano le proprietà di resistenza meccanica del cemento. Il calcestruzzo utilizzato nella costruzione di ponti e viadotti ha come legante, proprio il cemento.

L’altra questione riguarda la qualità della progettazione. In due studi recenti, uno del Fondo Monetario Internazionale (“The Macroeconomic Effects of Public Investment: Evidence from Advanced Economies”) e uno della Banca Mondiale (“The Power of Public Investment Management”), un insieme di parametri analizzati, dimostrano come le infrastrutture in Italia siano caratterizzate da:

a) influenza politica nella selezione dei progetti;

b) pratiche corruttive;

c) incremento dei costi rispetto alle previsioni;

e) progetti incompleti;

f) scarsa qualità delle infrastrutture realizzate.

Un’ultima considerazione specifica per il ponte crollato, riguarda le mancate risposte dell’ex ministro delle infrastrutture Delrio a ben due interrogazioni nel 2015 e 2016 dell’ex senatore Maurizio Rossi che denunciava problemi di sicurezza del ponte che è crollato a Genova. Denunciava al Ministro: “Recentemente, il ponte è stato oggetto di un preoccupante cedimento dei giunti che hanno reso necessaria un’opera di straordinaria manutenzione senza la quale è concreto il rischio di una sua chiusura. Afasia totale! Ministro che invece nella disputa Pd, tutta interna alla Commissione Ambiente, tra chi voleva che i concessionari autostradali mettessero a gara i contratti di lavori, servizi e forniture d’importo superiore a 150 mila euro e chi invece si opponeva. Proteste di Benetton e Gavio, titolari di 4300 Km di autostrade a pedaggio su 5900 Km ed ecco, che Delrio si schiera con la componente autostradale. Infatti, in Senato interrogato in proposito, rispondeva una quota pari all’80%” dei contratti ai concessionari. In pratica alla faccia delle gare sia per i rinnovi delle concessioni, che per i contratti di lavoro, servizi e forniture si potenzia l’affidamento in house. Interventi non solo sulla conoscenza degli impegni del concessionario e della quota destinata alla manutenzione ordinaria e straordinaria resa pubblica nei piani finanziari ma anche rigorosa verifica sui materiali utilizzati soprattutto nel ciclo del cemento.

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