ANNO XIII  Aprile 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 24 Agosto 2018 05:44

I disperati della terra, la cinica Italia isolata dal mondo

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L’Italia si allontana dall’Europa, isolarci dal mondo non è cosa che alla lunga ci gioverà. La politica sui migranti di Minniti era riuscita a ribaltare la situazione, non era scontro con l’Italia, bensì il nostro Paese aveva costretto l’Europa a guardare all’Africa.

Ora siamo tornati indietro di qualche anno, anzi ora abbiamo persino l’Onu che ci bacchetta, mentre la Procura indaga sul sequestro di persona a proposito della Nave Diciotti, che nel nome richiama un valoroso comandante che salvava dal mare dispersi in guerra

Guardare all’Africa non vuol dire fare rientri forzati. L’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, torna a denunciare la pratica dei rimpatri forzati. A commettere questa infrazione del diritto umanitario internazionale stavolta è il Camerun, dove il 29 luglio scorso si è aggiunta una triste fatalità: il camion su cui viaggiavano i 12 richiedenti asilo nigeriani è saltato in aria su una mina artigianale, piazzata sulla strada nella divisione Mayo Sava, nel nord del Paese. Il gruppo era diretto a Banki, in Nigeria. Nella deflagrazione hanno perso la vita sei migranti – tra cui tre bambini -, mentre altri sei sono rimasti feriti. Finiti in ospedale anche i sei soldati camerunensi che li scortavano.

“Questo tragico incidente è la deludente testimonianza dei continui rimpatri forzati di rifugiati e richiedenti asilo dal Camerun, nonostante i numerosi appelli dell’Unhcr al governo del Camerun per rispettare i suoi obblighi”, ha detto in una nota Valentin Tapsoba, direttore dell’Ufficio regionale dell’Unhcr per l’Africa. “Il rimpatrio forzato di rifugiati e richiedenti asilo viola il principio di non-refoulement (non respingimento, ndr) che costituisce la pietra angolare della legge internazionale sui rifugiati di cui il Camerun è firmatario”.

Da gennaio 2018 ben 800 richiedenti asilo nigeriani sono stati rimpatriati forzatamente in Nigeria
Inoltre 96mila rifugiati nigeriani hanno cercato sicurezza nella regione del nord del Paese, con oltre 8mila nuovi rifugiati registrati dall’inizio del 2018. Al momento, il Camerun ospita oltre 367mila rifugiati e richiedenti asilo. L’Unhcr torna quindi a chiedere “al governo del Camerun di astenersi dal compiere ulteriori rimpatri forzati di rifugiati e richiedenti asilo nigeriani. Ricorda inoltre al Camerun gli obblighi derivanti dal diritto internazionale relativo alla protezione dei rifugiati e dei richiedenti asilo e gli impegni assunti firmando l’accordo tripartito per il rimpatrio volontario dei rifugiati nigeriani nel marzo 2017. L’Unhcr- si legge ancora nel comunicato- ribadisce il suo appello alle autorità affinché forniscano ai rifugiati nigeriani un libero accesso all’asilo e si prepara a sostenere il Camerun nel garantire che tutte le persone in cerca di sicurezza abbiano accesso a procedure efficienti di screening, registrazione e documentazione”.

Salvini: «La maggioranza degli italiani è con me»

Dall’inchiesta della procura di Agrigento per sequestro di persona “sono tutt’alto che preoccupato perché sento con me la maggioranza degli italiani. Se c’e’ qualche magistrato, qualche procuratore che vuole indagarmi per sequestro di persona, faccia pure. Mi presento, voglio spiegare le mie ragioni. Se qualcuno pensa di arrestarmi sbaglia a capire perche c’e’ la maggior parte del popolo italiano che chiede ordine, regole, rispetto e un’immigrazione sotto controllo”. Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, lo dice in un’intervista al Tg5.

“Chiedo ai magistrati che fanno bene il loro lavoro di fare in modo che i processi durino di meno- aggiunge Salvini- perché’ ci sono 4 milioni di italiani che attendono giustizia, e quindi non penso che un processo a Matteo Salvini possa servire a nessuno”.

“Io non mollo, non mi dimetto e non retrocedo di un millimetro”, aggiunge Salvini.

Concludendo non vorremmo cedere all'indignazione, come suggerisce Cacciari, ma riportare la politica nell'alveo della sua naturale dialettica costruttiva. In Europa gridare e minacciare non porta da nessuna parte, in tale consesso la mediazione è l'unica arma, strumento possibile. Un altro aspetto che finirà per creare un effetto boomerang al governo Giallo-Verde è la ripresa autunnale, dove i problemi degli italiani, dai ponti che crollano e fabbriche che chiudono sfondano le agende dei politici. Mentre l'immane lavoro da fare in Europa per l'Africa viene appannato dalle polemiche del vice premier e ministro dell'Interno che pensa. forse, a uno Stato di Polizia 

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