ANNO XII  Settembre 2018.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 05 Settembre 2018 05:21

20 cose che forse non sapete su Google che oggi compie 20 anni

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Il 4 settembre 1998, Larry Page e Sergey Brin fondano Google Inc. È il compleanno della società. Un compleanno speciale. Storia breve del motore di ricerca che forse più di ogni altra innovazione digitale ci ha cambiato la vita

 Vent'anni di Google. Il 4 settembre 1998, Larry Page e Sergey Brin fondano Google Inc. È il compleanno della società. Anche se già un anno prima (nel settembre 1997) era stato depositato il dominio “Google.com”. Cioè l'indirizzo del motore di ricerca. Ecco la sua storia in venti passi.

Chi sono i fondatori

Larry Page e Sergey Brin si incontrano per la prima volta a Stanford nel 1995. Sono coetanei (nati entrambi nel 1973) ma con storie molto diverse. Il padre di Page è stato definito uno dei pionieri dell'informatica negli Stati Uniti. E anche la madre Gloria ha costruito una carriera universitaria nello stesso campo di ricerca. Brin è figlio di un professore universitario di matematica e di una ricercatrice della Nasa. Ma la sua storia inizia in Russia. È nato a Mosca ed è arrivato negli Usa a sei anni.

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Come nasce il nome

Il progetto di Google nasce a Stanford. Obiettivo: creare un algoritmo che permetta di orientarsi online. Il nome iniziale del progetto è "Backrub" e gira solo sui server dell'università. Brin e Page optano poi per Google. Il nome sarebbe ispirato a "googol", termine coniato dal matematico Edward Kasner per rappresentare un numero con un uno seguito da cento zeri. Non è certo il perché googol sia diventato Google. Forse per una scelta. O forse per un errore di trascrizione: la pronuncia delle due parole è quasi identica.

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I “fratelli di Google”

Oggi, dopo milioni di ricerche, gli utenti sanno come si scrive “Google”. Il termine però non è dei più immediati. Ecco perché sono spuntati nel corso degli anni altri domini che giocano sugli errori di scrittura. Da Gogle a Gooogle fino a Googel. Sembrano particolari insignificanti ma non lo sono. Visto il volume di traffico, anche un risicato numero di errori di battitura potrebbe portare un consistente flusso di clic verso questi indirizzi ingannevoli. Ecco perché Google li ha acquistati, reindirizzando gli utenti verso quello corretto. In altre parole: anche scrivendo www.googel.com si accede al motore di ricerca originale.

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La home page

La forza di Google è probabilmente stata, almeno all'inizio, il suo essere controcorrente. La homepage è una pagina bianca, con il nome colorato di blu, rosso, giallo e verde. E una barra di ricerca dove inserire le parole. Anche la lista dei risultati ha uno stile essenziale (per non dire spartano). Oggi sembra la norma, ma nella seconda metà degli anni '90 è una piccola rivoluzione. È infatti l'era dei portali, che cercano di affastellare contenuti e banner pubblicitari nella stessa pagina.

Il primo finanziatore

Google si ispira a un numero con “cento zeri”. E chilometrico è anche il nome del suo primo finanziatore: Andreas Maria Maximilian Freiherr von Mauchenheim genannt Bechtolsheim. Più conosciuto come Andy Bechtolsheim, è il fondatore di Sun Microsystems. Questo imprenditore tedesco trasferitosi nella Silicon Valley crede da subito nell'idea di Brin e Page. Li sostiene con 100.000 dollari nel 1998, ancora prima della fondazione della società.

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Il rifiuto di Yahoo ed Excite

Se Bechtolsheim ci aveva visto lungo, alcune società si sono fatte sfuggire l'occasione della vita (pagando a caro prezzo). Tra il 1998 e il 1999, Brin e Page propongono l'algoritmo a due tra i portali leader dell'epoca. Sia Excite che Yahoo rifiutano di comprare Google per un milione di dollari. Prezzo eccessivo, mercato troppo competitivo. Oggi Alphabet (la holding figlia di Big G) vale più di 850 miliardi di dollari. Excite è un marchio lontano dai suoi fasti. E Yahoo è stato venduto nel 2016 a Verizon per meno di 5.

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Dal garage ai primi uffici

Come epica della Silicon Valley esige, Google nasce in un garage. Al momento della fondazione, Brin e Page lavorano in una stanza di Menlo Park, offerta lora da un'amica. Solo nel febbraio 1999 si spostano a Palo Alto, nel loro primo vero ufficio. E poi, alla fine dello stesso anno, traslocano a Mountain View, dove la società ha sede tuttora. Il nome di quell'amica che offrì il suo garage, non è un dettaglio.

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L'ascesa di Susan Wojcicki

Quell'amica è Susan Wojcicki. Sarà tra i primi assunti di Google. Per l'esattezza il dipendente numero 16. Non lascerà più la compagnia, scalandone la gerarchia. Oggi è ceo di Youtube, ha un patrimonio personale di 480 milioni di dollari e, secondo Forbes, è la sesta donna più influente del mondo. Non è l'unico legame tra Google e la famiglia Wojcicki. La sorella di Susan, Anne, oggi a capo della società biotecnologica 23andMe, è stata sposata con Brin dal 2007 al 2015.

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La storia dei doodle

doodle sono le grafiche e le animazioni con cui Google celebra le ricorrenze del giorno. Il primo è del 1998: un omino stilizzato che riprende l'icona del Burng Man Festival, nel deserto del Nevada. È una sorta di “torno subito”: Brin e Page vogliono semplicemente comunicare che saranno lì a divertirsi e non in ufficio. Nel 2000 i fondatori chiedono al webmaster Dennis Hwang, ai tempi stagista, di realizzare un doodle per commemorare il giorno della presa della Bastiglia. Da allora i progetti sono diventati sempre più complessi. Disegni, giochi, veri e propri cortometraggi animati. Tanto che oggi c'è un team di ingegneri e illustratori (chiamati doodler) dedicato esclusivamente alla creazione di doodle.

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Il pesce d'aprile: Gmail

Il 2000 è l'anno della svolta. Le ricerche si rendono disponibili in dieci nuove lingue. Nel 2001 arriva la possibilità di ricerca di immagini (il database di partenza è composto da 250 milioni di contenuti). Per svelare Gmail, nel 2004, la società opta per una data singolare: il primo aprile. Ma non è una burla. Nel 2005 è il turno di Google Maps e Google Earth. Ormai Google non è più solo un motore di ricerca. È solo l'inizio.

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La crescita di Android

Le acquisizioni di Google sono centinaia. Molto spesso si tratta di piccole società, inglobate per catturare i migliori talenti e le idee più innovative. È il caso di Android. Nell'agosto 2005, a Mountain View bastano 50 milioni per mettere le mani sulla compagnia che, grazie alle casse di Google, svilupperà il sistema operativo che oggi domina il mercato. L'esordio commerciale del robottino verde è dell'agosto 2008. Meno di due anni dopo la sua quota di mercato supera iOS. Oggi l'88% dei dispositivi mobile monta Android.

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L'affare: YouTube

L'altro grande colpo è Youtube, acquisito nel 2006 per 1,65 miliardi di dollari. Cifra notevole per l'epoca. Un affare se si considerano i prezzi attuali e, soprattutto, gli incassi generati da Youtube. La piattaforma video è il secondo sito più trafficato del mondo (alle spalle di Google.com). Morgan Stanley ha stimato che, se fosse un'entità a sé,varrebbe 160 miliardi di dollari. Cioè più di Ibm.

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La rincorsa di Chrome

Chrome è il browser di Google. E, come altri prodotti di Big G (vedi Android) ha saputo conquistare il mercato nonostante una partenza in ritardo. Il suo esordio è del settembre 2008 (tredici anni dopo il principale concorrente, Internet Explorer). Oggi Chrome domina: la sua quota di mercato supera il 65%. Il browser di Microsoft si ferma sotto l'11% e Firefox sfiora il 10%.

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Il (mezzo) flop di Motorola

Tra i tanti successi, spicca un flop. E riguarda la maggiore acquisizione nella storia della compagnia. Nell'agosto 2011, Google sborsa 12,5 miliardi di dollari per portare in California Motorola. Nel 2014, la divisione mobile viene venduta a Lenovo per meno di tre miliardi. Non è una perdita così secca come potrebbe sembrare. Mountain View aveva già ceduto altre divisioni e messo gli occhi sui brevetti di Motorola. Non ha invece funzionato (ammesso che fosse questo l'obiettivo) l'idea di diventare un produttore che unisse software (a partire da Android) e hardware (cioè i telefoni fatti in casa). Oggi Google ha i suoi smartphone (i Pixel) e ha acquisito parte di Htc per rafforzarli. Non ha l'ambizione di essere la nuova Apple. Ma punta ad ampliare questo mercato per consolidare anche quello (ben più solido) dei propri servizi.

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Il valore di borsa

Google sceglie di approdare in borsa nell'agosto 2004. Cinque anni prima era ancora in un garage. Al suo esordio, ha un valore di circa 23 miliardi di dollari. Un'azione costa 85 dollari. Oggi è oltre quota 1230. E la compagnia ha una capitalizzazione che supera di poco gli 850 miliardi di dollari. Solo Apple e Amazon le sono stabilmente davanti. Mentre si gioca la terza piazza con Microsoft.

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Da Google ad Alphabet

Nel 2015 Google cambia struttura. Sono ormai troppe le attività da gestire. Nasce la holding Alphabet, con il compito di gestire e controllare i diversi rami della società. Google, con i proventi del motore di ricerca e Android, resta il cuore del gruppo. Che però tocca sempre più settori. Di Alpahbet fanno parte (tra gli altri) la guida autonoma di Waymo, la connettività di Fiber, gli oggetti connessi di Nest (altra grande acquisizione, da 3,2 miliardi di dollari), gli investimenti di Google Ventures, l'intelligenza artificiale di Deep Mind, i palloni aerostatici di Loon per portare internet nelle aree remote, le biotecnologie di Calico.

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​Sundar Pichai, dall'India a Mountain View

Con Alphabet, cambia anche il volto di Google. Brin e Page restano in cima: sono presidente e amministratore delegato della holding. Ma il ceo di Google è Sundar Pichai. Come Brin è un immigrato: è nato in India nel 1972. E come i fondatori ha studiato a Stanford. Entrato in Google nel 2004, ha supervisionato lo sviluppo di alcuni dei maggiori successi: da Chrome a Gmail fino ad Android e al ruolo di “capo prodotto”.

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Quanto sono ricchi i fondatori

Larry Page e Sergey Brin sono entrati nella top ten degli uomini più ricchi del pianeta, al nono e al decimo posto. Il loro patrimonio oscilla in base al prezzo delle azioni di Alphabet. Secondo Forbes, Page ha in cassaforte 55,9 miliardi e Brin 54,5. Nessuna società piazza più di un proprio esponente tra i primi dieci.

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Le multe dell'Ue

Il potere di Alphabet è diventato talmente ampio da ledere la concorrenza. Lo ha sancito l'Unione europea in due occasioni: nel 2017 e nel luglio 2018. La prima multa, da 2,4 miliardi di euro, è legata alle ricerche. Google ha favorito i link a pagamento e penalizzato altri motori di ricerca per lo shopping. In sostanza, ha quindi privilegiato i risultati che spingono il proprio business. A luglio la multa è stata di 4,34 miliardi di euro. E questa volta riguarda la posizione dominante di Android. Google ha utilizzato metodi illeciti per costringere i produttori ad adottare il suo sistema operativo.

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Privacy e trasparenza

Lo strapotere di Google apre una serie di questioni legati alla libertà e alla privacy degli utenti. Solo per rimanere alle ultime accuse: l'Associated Press ha scoperto che la società continua a tracciare i movimenti degli utenti anche quando c'è un loro esplicito rifiuto. Per evitarlo non basta disattivare la “cronologia delle posizioni” ma occorre spulciare la sezione della privacy per trovare “Attività web e app”. Un percorso tortuoso che scoraggerebbe gli utenti, non informati a sufficienza. Secondo Bloomberg, Google avrebbe stretto un accordo segreto con Mastercard per tracciare gli utenti non solo online ma, tramite i movimenti delle carte, anche nei punti vendita. Donald Trump ha accusato il motore di ricerca di penalizzare i contenuti favorevoli ai repubblicani. Accusa infondata, che però ha riaperto il dibattito sulla scarsa trasparenza dell'algoritmo e sul rischio che possa alimentare i preconcetti degli utenti.  (agi paolo Fiore)

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