ANNO XIV Novembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 15 Ottobre 2018 14:42

Islam e Cristianesimo: il diverso approccio di interpretazione del Corano e della Bibbia

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L’esegesi è la scienza dell’interpretazione critica di un testo scritto. Essa si applica soprattutto a testi antichi e tiene conto del periodo storico del testo, il contesto culturale, a chi è rivolto, il messaggio contenuto e le circostanze che hanno portato alla sua produzione. Inoltre si avvale della comparazione con altri testi prodotti in quella stessa epoca, di riscontri storici di vario genere, e anche di riscontri archeologici.

Solo in questo modo si può avere una retta interpretazione di un testo antico, il quale è oramai troppo distante da noi e usa un linguaggio che potrebbe essere fortemente fuorviante se non interpretato correttamente tenendo conto delle cose che abbiamo menzionato, soprattutto il contesto vitale in cui è stato prodotto (sitz in leben), ovvero, il constesto in cui è stato scritto.

In effetti, i maggiori teologi cristiani, di tutte le confessioni, sono tedeschi, tra i quali possiamo citare Josefh Ratzinger, il papa emerito, Benedetto XVI, Karl Rhaner, Adol von Harnack, e l’italiano VittorioMessori tra i cattolici,Eduard Schweizer, Walter Caspers, tra gli altri.

Ogni testo antico è sempre sottoposto a tale interpretazione critica.

Il Corano e la Bibbia non devono essere esenti da tale critica scientifica. Anzi, proprio dal fatto che sono ritenuti libri sacri, e quindi hanno un forte peso per i rispettivi credenti e non solo, possono generare delle vere e proprie mostruosità.

Differenze sostanziali tra Corano e Bibbia

Il Corano viene considerato dettato da Dio, ossia ogni singola frase e parola ivi riportate sono state rivelate esattamente come sono disposte nel libro.

La Bibbia è considerata dalle confessioni cristiane ispirata da Dio, ossia non si cerca la precisione testuale, ma il senso delle frasi e la sostanza della rivelazione che si constestualizza progressivamente quando mutano le culture sociali e di costume. Lo stesso Benedetto XVI afferma che abbiamo tutti noi, inclusa la Chiesa Cattolica, un deficit d’interpetazione esegetica.

Per l’Islam, Allah è inconcepibile dalla ragione umana, è del tutto inutile interpretare il senso della Sua Legge, il cui testo è considerato nella sua letteralità.

Tutto quel che c’è da sapere si trova nel Corano, e lo sforzo interpretativo (ijtihâd) che deve applicarsi al testo, è di natura semplicemente deduttiva.

Nell’Islam l’ispirazione è paragonabile a un dettato verbale da parte di un angelo che ha trasmesso al profeta il contenuto integrale di un libro preesistente (umm al-kitâb, Corano 85:21).

Nel Cristianesimo e nell’Ebraismo invece, l’attività umana del profeta e degli altri autori sacri sono ispirati da Dio, ma loro scrivono secondo i valori culturali e sociali dellro tempo, ed è parte attiva del progresso della Rivelazione ispirata, appunto da Dio.

La divergenza assoluta con l’Islam si incontra, nael messaggio “dettato”, non possono essere ammessi cambiamenti rilevanti e appigli storici.Tutte le sure, (versetti della Bibbia) sono le frasi esatte di Allah. Pertanto solo devono essere seguita alla lettera.

Invece nel caso della Bibbia, la raccolta dei libri in essa contenuti hanno una funzione normativa nella loro tradizione, che continua dopo la chiusura del loro canone. Di conseguenza questa ha una funzione interpretativa per enunciare correttamente il messaggio che i libri contengono.

La Bibbia non è un libro dettato da Dio, ma un’ispirazione di Dio agli autori. All’inizio questa ispirazione era limitata al popolo di Israele, dal quale doveva nascere un Messia che avrebbe esteso l’alleanza divina a tutto il mondo.

Si tratta dunque di un dialogo, per cui è necessario che l’interpellato – l’uomo – comprenda ciò che viene rivelato da Dio.

Ma per capire il significato, l’uomo non può che ricorrere ai suoi mezzi di precomprensione culturale. Ciò implica che per farsi capire dall’uomo, Dio ricorre a degli schemi comprensibili ad un popolo e ad una cultura del tiempo storico. Da questo modo di procedere di Dios, la rivelazione é graduale, la quale porta il popolo eletto ad una evoluzione di schemi culturali (i quali mutano col tempo) e ad un linguaggio espressivo che si diversifica col tempo. Nei libri più antichi della Bibbia si ricorre al mito, nei libri più recenti tale apporto del mito diminuisce. Ciò vale anche per gli schemi culturali utilizzati, i quali sono necessariamente quelli del popolo ebraico del I millennio avanti Cristo (con differenze tra i vari secoli).

La rivelazione coranica non ammette che ci siano degli schemi culturali che hanno influenzato la stesura del Corano e la dottrina Islamica cosa in sé stessa impossibile.

Infatti ogni essere umano ha una propria cultura; gli esegeti biblici sanno che tali schemi di precomprensione culturali esistono nella Rivelazione divina, e quindi certe espressioni, certi divieti, certi precetti e certi comandi sono relativi ad un periodo storico ben preciso e delimitato.

L’esempio classico è quello della violenza presente nell’Antico Testamento, la quale è perfettamente comprensibile negli schemi culturali del periodo e dei popoli orientali. Non è che Dio abbia promesso e favorito guerre per la conquista della Palestina degli ebrei, usciti dalla schiavitù, perchè Dio é amore e non muta nel tempo. Il popolo ebreo era invece convinto che i masscri delle guerre erano indicati da Dio, si trattava cioè di una cultura degli schemi dei popoli di tutto l’Orient eMedio. Se perdevano una guerra e venivano sottomessi da altri popoli, ciò era dovuto dal fatto che loro credevano che si trattava di un castigo divino, perchè si erano corrotti e avevano tradito il monoteismo.

In tal modo, è necessario per comprendere la Rivelazione biblica conoscere e capire gli schemi culturali delle persone alle quali è rivolta. Ciò in accordo con il suo essere ispirata, poiché l’ispirazione implica sempre una persona e una cultura che rivela il messaggio.

La progressività della Rivelazione ha quindi portato ad una evoluzione culturale e ad una consapevolezza religiosa differente nel corso dei secoli degli aspetti della vita umana.

Tale progressività della Rivelazione ha avuto termine con la rivelazione evangelica, la quale ha portato a compimento ciò che Dio ha rivelato nei secoli ad Israele e l’ha al contempo esteso al resto del mondo – in quanto Dio è tale per ogni essere umano, non solo per un popolo o per una cultura – tramite la vita e le opere di Gesù, Messia d’Israele e seconda persona della Trinità incarnata.

Il cristiano ha delle fonti che dicono cosa è bene o cosa é male, ma non ha, come il musulmano, un codice legale definito e stabilito da Dio.

Nel Vangelo non ci sono leggi, ma inviti non vincolanti dal libero arbitrio di ogni persona, su che è bene e cosa è male.

Nel Corano ci sono codici definiti di leggi e pene corrispondenti perpetui nel tempo.

Infatti nel Cristianesimo esiste la legge positiva, mentre invece nell’Islam tale spazio è molto ridotto proprio a causa delle loro leggi molto specifiche prescritte direttamente da Allah che non possono essere messe in discussione.

Il Corano (secondo la vulgata) è stato dettato in un periodo breve e ad una persona sola.

La redazione della Bibbia abbraccia invece un periodo molto più lungo: 1000 anni circa l’Antico Testamento e qualche decennio il Nuovo Testamento. Mentre il Corano ha un orientamento culturale fisso (l’Arabia del VI-VII secolo).

La Bibbia abbraccia modi espressivi e riferimenti culturali molto diversi, poiché nel periodo di redazione molti aspetti – politici, economici, culturali, religiosi – mutarono in Israele e nei popoli con i quali entrava in contatto.

l’Islam, invece, può essere definita “religione del libro” perché l’essenza della sua rivelazione è contenuta materialmente nel Corano, il Cristianesimo non può entrare in tale schema, perché la sua rivelazione consiste nell’Incarnazione e nella persona di Gesù di Nazareth.

È sconcertante il rifiuto dell’applicazione del metodo critico-esegetico dell’Islam, I cristiani al contrario ritengono che la Bibbia richiede l’interpretazione indispensabile non solo critico esegetica, ma anche di carattere collettivo, in modo che il significato totale della Scrittura sia chiara e correttamente intesa.

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