ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 26 Dicembre 2018 05:24

Da Android a Google Earth, ecco come aziende e governi ci spiano

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Un libro di Yasha Lavine racconta la storia di come Google è diventata un gigante del digitale grazie ai dati sulle nostre abitudini. E della lunga storia che la lega ai servizi americani

Quando siamo connessi a una rete, ogni nostro comportamento lascia una traccia digitale. Può suonare banale nell’epoca dell’Internet delle cose, eppure quando nel 1998 Larry Page e Sergey Brin fondarono Google, la loro più grande intuizione fu di creare la prima piattaforma votata alla raccolta dei dati come principale strumento di business. Ecosistema di servizi offerti gratuitamente, in cambio di informazioni sulla vita digitale di chi li usa.

E se per molti Google è presto diventato sinonimo di Internet, la strategia dell’azienda di Mountain View è stata seguita negli anni da tutti gli altri fornitori di servizi in rete: Amazon, Facebook, Uber, eBay, Tinder, Apple, Airbnb, Spotify, Instagram, Twitter, Angry Birds. Servizi gratuiti che migliorano - almeno apparentemente - la qualitá della vita degli utenti, ma che dietro le quinte di schermate e like, raccolgono informazioni su tutto ciò che ci riguarda, sia nel mondo digitale sia in quello fisico.

Come scrive Yasha Levine in La valle della sorveglianza: la storia militare segreta di Internet (New York: PublicAffairs, 2018) Google, Apple e Facebook sanno quando una donna visita una clinica abortiva, anche se non l’ha detto a nessuno: le coordinate Gps degli smartphone che teniamo costantemente in tasca sanno di noi più di quanto vorremmo e, talvolta, più di quanto sappiamo noi stessi. Così anche un affaire extraconiugale può essere rivelato ai potenti cervelli elettronici di queste aziende, quando due smartphone che non si sono mai incontrati prima registrano la loro presenza in un bar, lo lasciano insieme, spendono la notte in un albergo e poi si separano.

Google diventa Internet

Con oltre un miliardo di utenti Gmail attivi, Google controlla la più grande porzione di email al mondo. Entro la fine del 2016 il suo sistema operativo per smartphone, Android, era installato sull’82 per cento dei dispositivi in commercio, arrivando a oltre 2 miliardi di utenti attivi entro metá del 2017. Ancora, l’azienda gestisce miliardi di ricerche e riproduzioni su YouTube, gestendo un traffico Internet che si stima ammonti al 25% di tutto il traffico Internet del Nord America. Come scrive il Guardian, “l’azienda non è connessa a Internet, l’azienda è Internet”.

Il peso specifico di questo colosso sul web fa sì che anche i concorrenti di Google debbano dipendere da essa. Snapchat, Twitter, Facebook e Uber hanno costruito i loro regni sulle basi del sistema operativo Android, ma l’impero è sempre di Google. E del loro successo, se si guarda ai dati che riescono a raccogliere, beneficia prima di tutto la stessa Google. Che grazie a quelle informazioni può profilare gli utenti, osservarne i comportamenti e anche prevedere cosa vorremo comprare in futuro o di che umore saremo domani: “Alla fine succede che non abbiamo bisogno che sia tu a digitare - aveva ammesso l’ex amministratore delegato Eric Schmidt nel 2010 - perché sappiamo dove sei e dove sei stato. Potremmo più o meno indovinare a cosa stai pensando”.

La genesi di Google Earth

Nel 2003 una societá di San Francisco, Keyhole, lancia Planet Earth, software ispirato ai romanzi di spionaggio e capace di “tenere traccia di ogni bit di informazioni” sul piano spaziale, integrando dati meteorologici, piani architettonici e strumenti di sorveglianza. In pratica, una realtá aumentata del mondo, del quale è possibile conoscere in tempo reale informazioni di diversa origine. Originata dal mondo dei videogiochi, la Keyhole crea, sulla base di immagini satellitari cucite tra loro, una versione della Terra esplorabile come se fosse la realtá virtuale di un videogioco.

Con la crisi delle Dotcom, che ha causato perdite in tutto il settore informatico, anche la Keyhole e Planet Earth andarono in difficoltá. Il salvataggio arrivò, proprio nel 2013, dai servizi segreti: Central Intelligence Agency (Cia) e National Geospatial-Intelligence Agency (Nga) investono in Keyhole, societá per la quale erano sia investitori che clienti. Così Planet Earth, a pochi mesi dall’accordo, diventò operativo in scenari di guerra come l’operazione Iraqi Freedom contro Saddam Hussein. Tecnologie che oggi diamo per scontate, all’inizio degli anni duemila erano invece estremamente avanzate: Planet Earth dava alle truppe americane la possibilitá di conoscere il territorio vedendone, oltre alla geografia, anche il posizionamento delle truppe e degli armamenti, o la geolocalizzazione degli intercettati.

Una lunga storia di relazioni tra Google e i servizi Usa

Dopo una presentazione dello stesso fondatore di Google, Sergey Brin, che sembra abbia fatto irruzione in una riunione aziendale per cercare in diretta gli indirizzi degli astanti, nel 2004 Google comprò Keyhole, assorbendo Planet Earth all’interno dell’ecosistema di servizi dell’azienda.

L'acquisto di Keyhole fa parte di una lunga e proficua storia di relazioni e accordi tra Google e i servizi segreti statunitensi. A partire dall’assunzione di personale proveniente dal mondo dell’intelligence, Google ha fornito servizi di ricerca personalizzata, indicizzazione e server a tutte le agenzie dei servizi americani: strategia che ha reso Mountain View indispensabile per la fornitura di alcuni servizi - tanto che, nel 2010, si è aggiudicata un contratto esclusivo di 27 milioni di dollari per fornire alla Nga “servizi di visualizzazione geospaziale”, senza bando. Operazione vistosamente criticata dai concorrenti, ai quali è stato risposto che Google era talmente integrata in operazioni top secret dell’agenzia che l’assegnazione del progetto non poteva essere messa in discussione.

Da Android a Google Earth, ogni servizio che utilizziamo è per le aziende un’inestimabile - e inestinguibile - fonte di dati statistici sul nostro comportamento. Carte di credito, Gps e email sono strumenti utilizzati quotidianamente per monitorare potenziali clienti, vedere in quali negozi entrano, che tipo di alimenti consumano e cosa sarebbero disposti a comprare.

Teoria che diventa un’inquietante pratica se si pensa che, con un modello che analizza cosa una donna incinta comprerebbe o non comprerebbe mai, giá nel 2012 era possibile determinare la gravidanza di una persona prima ancora che questa ne fosse al corrente. E così come la gran parte delle innovazioni tecnologiche dell’era moderna, anche queste hanno in origine collaborazioni militari e governative volte a creare il vantaggio strategico di un Paese sugli altri o sulla sua stessa cittadinanza, spesso inconsapevole della scia di tracce che lascia alle sue spalle, così come di chi sono gli attori che le stanno seguendo. (AGI raffaele angius )

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