ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 05 Febbraio 2019 16:13

La guerra degli italo-venezuelani

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Il mio amico Francesco Pellegrino, professore di Comunicazione dell'Universita Cattolica “Andrés Bello” di Caracas. - ora in esilio in Spagna -, mi segnala il bell'articolo di Carmine Pinto, pubblicato oggi su "il Mattino" quotidiano di Napoli.

Un articolo colto e pieno di informazioni su di noi italiani del Venezuela che pubblico con piacere e integralmente rigraziando Francesco Pellegrino, ma soprattutto l'autore Carmine Pinto per la sua ricerca storica e dettagliata, grazie! Domani a Caracas ci sarà una manifestazione solo di noi Italiani del Venezuela "Cabildio Apierto - Italo Venezolanos" a sostegno di Juan Guaidó, per chiedere all'Italia il suo riconoscimento come legittimo e costituzionale Presidente ad Iterim del Venezuela; ieri 26 Paesi dell'Unione Europea l'hanno riconosciuto e tra i Paesi fondatori dell'Unione Europea solo l'Italia, con il Governo Lega-M5S-Maie, non lo riconosce!

Gli italo-venezuelani sono in guerra. Le loro dichiarazioni, rabbiose e disperate, affollano i quotidiani del nostro paese, i social-network e i siti on-line delle associazioni dell’emigrazione. La scelta del governo italiano, unico tra le democrazie occidentali, di tentare un'equidistanza tra il presidente nominato dall’assemblea nazionale Guaidò, e l’autocrate chavista Maduro è stato il detonatore definitivo. La critica densa di accuse di abbandono e disinteresse verso le autorità nazionali, è diventata rivolta dopo il voto al parlamento europeo dei partiti di governo. E rabbia due giorni fa, quando migliaia di italo-venezuelani erano in piazza contro il regime, e Maduro ha ringraziato il governo di Roma, vagheggiando affari e relazioni.
Si tratta di una comunità particolarmente vicina al nostro paese. In Venezuela, dove pure tracce italiane c’erano sin dall’indipendenza, a differenza degli altri paesi americani l’emigrazione massiccia giunse solo dopo la Seconda guerra mondiale. Il generale Marcos Perez Jimenez, al potere all’epoca, aprì le porte di un paese spopolato agli europei. Arrivarono in massa da Spagna, Portogallo e Italia. In pochi anni almeno 250.000 italiani si sparsero in ogni angolo del paese, anche se le grandi città assorbirono la maggiore emigrazione. I loro eredi non sono calcolabili, ma si parla di un paio di milioni o più (un 15% ha la cittadinanza).
La relazione restò strettissima con l’Italia, soprattutto con quelle aree, come l’Abruzzo o il salernitano, da dove si erano trasferite intere comunità. Nel giro di una generazione, i cognomi italiani erano tra presidenti e ministri (Lusinchi o Leoni), calciatori e cantanti (Savarese o De Vita) imprenditori e generali (Gagliardi o Del Valle Alliegro), il Venezuela era raccontato come una terra promessa, le imprese e i politici italiani facevano gara ad andarci. Tra i mille circoli e club, il quotidiano La Voce d’Italia e il Centro Italo-Venezuelano, ne erano (e sono) il simbolo. Quest’ultimo occupa una intera collina a Caracas, con una uscita sull’autostrada e le statue di Garibaldi, Cavour e Bolivar all’ingresso, a rappresentare questa doppia identità.
Il chavismo ha spezzato l’incantesimo. Se nel 1998, nell’ondata dell’anti-politica che portò mezzo Venezuela a votare per il colonnello, c’era parte della comunità, negli anni successivi gli italo-venezuelani furono largamente critici del chavismo. Una posizione che diventò paura o opposizione dopo il 2007, quando iniziò la stretta autoritaria e la definitiva costruzione del regime. Da quel momento gli episodi che colpirono tanti italo-venezuelani non si contarono. Innanzitutto per gli aspetti di carattere sociale. Omicidi e rapine si moltiplicarono, resero a le città invivibili. Proprio perché era una comunità largamente integrata, episodi di espropriazioni colpirono proprietari, imprenditori, famiglie di origine italiane, come i trasporti navali di Maracaibo, la Galeria Frances a Caracas o le aziende agricole di Barinas, confiscati senza pagare le indennità.
L’inasprirsi della crisi sociale colpì l’economia. Quasi tutte le aziende maggiori, a partire dalla FIAT, hanno investito nella Colombia emergente, ALITALIA non fa più scalo a Caracas. Una quantità di piccole e medie imprese italo-venezuelane andarono verso i paesi vicini o gli USA, solo l’ENI è restata nel paese. Anche se nel chavismo c’era qualche italo-venezuelano, l’opposizione politica fu scelta da una parte importante della comunità, all’interno della quale la maggioranza è composta di ceto medio, piccoli imprenditori, professionisti, artigiani, colpiti dalle politiche del regime.
Molti erano già da tempo nei gruppi politici (tradizionalmente tra socialisti e democristiani) e finirono per alimentare la base dell’opposizione, anche con quadri importanti, pagando spesso un prezzo caro. Ad esempio il sindaco di San Diego, Enzo Scarano, vicino al leader più amato dell’opposizione (Leopoldo Lopez) fu arrestato insieme a lui nel 2014 e con il dirigente di polizia Salvatore Lucchesi. Clamoroso, pochi giorni fa, è stato l’arresto di Laura Gallo, madre di uno dei giovani avvocati che anima l’organizzazione che difende i prigionieri politici, scatenando una poderosa reazione internazionale che ha consentito il suo rilascio.
Il popolare sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, di origine irpina, che aveva battuto il delfino di Chavez nel 2008, pure finì arrestato dalla polizia politica nel 2015. E’ riuscito a fuggire lo scorso anno in maniera rocambolesca. In esilio andò anche un diplomatico famoso, Fernando Gerbasi (figlio di uno dei maggiori poeti venezuelani). A parte casi più esplicitamente politici, l’esodo è diventato la principale speranza di salvezza degli italo-venezuelani. Un calcolo della presenza italo-venezuelana è impossibile, perché le destinazioni sono state innumerevoli (gli studi generali oscillano tra 3,5 e 5 milioni di persone fuggite) in America e in Europa.
Le città e i paesi italiani sono piene di italo-venezuelani, tornati negli ultimi dieci anni, in forma massiccia negli ultimi due. Sono quelli più delusi. Nei loro confronti non sono state organizzate politiche di accoglienza o facilitazioni, neppure per il riconoscimento del titolo di studio. A volte avevano inviato in tempo parte dei propri beni, spesso sono giunti con poco o nulla. In molti casi, sono di nuovo partiti, ad esempio verso la Spagna, che ha tentato una politica di inserimento e di accoglienza, spesso con successo, ed è indicata come riferimento proprio da loro. Ora hanno ricevuto il colpo di grazia, con la scelta del governo di una posizione per loro (e per gli altri) inspiegabile, letta come un regalo al dittatore. Eppure, il legame e la speranza per l’Italia non sono morti. Come si è visto nella manifestazione di massa del 3 febbraio scorso, quando un dei video più diffusi, era della piazza di Caracas, con il canto in spagnolo del Va Pensiero di Giuseppe Verdi.

La giovane Flavia Pesci legge la lettera aperta a Sergio Mattarella Presidente della Repubblica Italiana Angelo Palmieri, avvocato venezuelano di origini italiane, Ieri ha parlato dal palco di Juan Guaidó come rappresentate della comunità italiana in Venezuela ha scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica. È stata letta durante le manifestazioni anti Maduro nella capitale. Oggi attraverso le reti sociali fa un appello ai fratelli italiani che vivono nell'amata Italia
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(Pedimos por favor hacerlo viral entre sus amigos y familiares italianos) CARI CONCITTADINI ITALIANI, UN SALUTO AFFETTUOSO DAL POPOLO VENEZUELANO. OGGI IL VENEZUELA ATTRAVERSA UNA CRISI POLITICA,SOCIALE, ECONOMICA ED UMANITARIA, PRODOTTO DELLE POLITICHE ANTI DEMOCRATICHE, CRIMINALI E DELLE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI DI NICOLAS MADURO. QUESTO É UN APPELLO A VOI FRATELLI ITALIANI, AD AIUTARCI A ESIGERE AL GOVERNO ITALIANO A METTERSI DALLA PARTE DELLA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA, DALLA PARTE DEL RISPETTO DELLA VITA E HAI DIRITTI UMANI. SAPPIAMO CHE SIETE CON NOI, PER QUESTO CHIEDIAMO AL GOVERNO ITALIANO DI SUPPORTARE ALL' ASSEMBLEA NAZIONALE VENEZUELANA E AL PRESIDENTE JUAN GUAIDO. VI CHIEDO PER FAVORE DI FARE VIRALE LA RICHIESTA CON TUTTI GLI AMICI, FAMILIARI E CONAZIONALI ITALIANI. ITALIA E VENEZUELA UNITI PER LA LIBERTÁ #italianiinvenezuela #parlamentoitaliano #italianidelmondo #senatoitaliano

Un post condiviso da Angelo Palmeri (@angelopalmeri) in data:

La mia lettera aperta ai fratelli venezuelani Ai fratelli del Venezuela Noi Italiani del Venezuela siamo dalla parte giusta della Storia al fianco di Juan Guaidó e del Venezuela Va bene ogni forma nostra azione pacifica come comunità italiana del Venezuela per pressionare il Governo Lega-M5S-Maie che ci hanno tradito e che appoggiano Maduro di fatto con la loro astensione e blocco dell'Unione Europea, e del dibattito del Parlamento italiano e il non riconoscimento di Juan Guaidó ... però noi italiani del Venezuela siamo ben schierati ad ogni livello con Juan Guaidó, apriamo il suo comizio 2F marciamo con le bandiere italiane, nostri deputati italo-venezuelani in AN sono suoi Collaboratori Noi come stampa italiana del Venezuela siamo con Juan Guaidó. Abbiamo fatto lettera aperta a Mattarella Nessuno ci può accusare! Noi italiani del Venezuela siamo dalla parte giusta della storia al fianco di Ai fratelli del Venezuela Noi Italiani del Venezuela siamo dalla parte giusta della Storia al fianco di Juan Guaidó e del Venezuela
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