ANNO XIII  Agosto 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 20 Maggio 2019 00:00

Taranto - Maurizio Cotrona con "Il figlio di Persefone" oggi al Liceo Aristosseno

Written by  Lucia Schiavone
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Chiude il Progetto "VIA LEOGRANDE" da noi e poi é un Romanzo importante, un Autore molto bravo, da promuovere, oggi nel Liceo Aristosseno

 Questa non è la fine Dopo aver letto il nuovo Romanzo di Maurizio Cotrona, talentuoso Scrittore nostro conterraneo, che cura con passione fecondi rapporti con le nuove generazioni in laboratori di scrittura creativa e di lettura e che incontrerà anche gli Studenti di Taranto al Liceo “Aristosseno” giorno 20 dalle 8,30, presentato da Antonio Mandese nell’ambito del Progetto “Via Leogrande”, ci siamo sentiti commossi, nostalgici di epoche mitiche e cariche di illusioni ed abbiamo provato tanta sana speranza.

Cotrona del resto ha ritenuto di parlarci anche nei precedenti suoi lavori di felicità, Lui, narratore meritatamente apprezzato della nostra Italia contemporanea, tanto confusa ed infelice. Ne “Il figlio di Persefone”, edito quest’anno da Elliot, ambientato tra TAMBURI e SATURO, tutti ci riconosciamo in Giulio, nelle sue menomazioni fisiche ma soprattutto interiori, con braccia deformi e monconi impotenti di mani, incapaci di afferrare e mutare felicemente la realtà, con le nostre insicurezze sradicabili: siamo anche noi, del resto, come i due fratelli protagonisti, orfani di figure genitoriali e di riferimento credibili e tanto bisognosi di cose vere ed importanti. Ma non siamo soli: tutti dovremmo riconoscere accanto a noi la solidarietà di miti millenari carichi di coraggio e speranza e magari un fratello come quello di Giulio, “grande”davvero, ALESSANDRO, unico, carismatico, segnato anche lui come Giulio nel corpo dai metalli pesanti che, accumulati nel suo cervello, gli hanno procurato una menomazione straordinaria (gli agenti neurotossici hanno distorto la sua percezione del tempo) che gli fa leggere l’immediato futuro, vedere le cose prima dell’uomo comune, prevedere e provvedere all’altrui persona, primi fra tutti i deboli e gli emarginati, mosso dall’amore e dalla fede nell’immortalità.

E’ credibile che tanti lettori del Romanzo abbiano pensato, leggendo del mitico fratello di Giulio, ad Alessandro Leogrande, alle sue analisi lungimiranti e alle sue battaglie culturali contro produttivismo ed indifferenza, sulle frontiere, viste come luogo di ripartenze e scoperte per chi accoglie, non di temuti arrivi. Nel Romanzo l’Alessandro di Giulio è convinto che la madre morta sia la Persefone del mito, solo per metà dell’anno destinata, costretta da Ade, a stare negli Inferi. Ritratta sempre “gaia”, sorridente, come nella celebre statua greca simbolo della nostra Taranto, Persefone nel mito sa che tornerà dagli inferi ogni anno per ben sei mesi, a portare con la Primavera e l’Estate sulla terra la gioia della vita e del calore degli affetti.

Alessandro nella storia cambia per questo nome: su proposta di Giulio diverrà Zagreo, il figlio concepito da Zeus con Proserpina, la Persefone romana e, con questo nome da battaglia, sarà un pugile che non tira la box, ma schiva i colpi altrui prima che vengano sferrati, che vorrebbe vincere l’aggressività con la nonviolenza, sa che può diventare un campione.

E ci riesce: fa parlare di sé e della sua Taranto, sfida il mondo e la grande, devastante industria. Riusciranno i nostri mitici Fratelli a riportare con Persefone la Primavera sulla Terra devastata dai fumi tossici? Il Romanzo non dà risposte banali. Molto, in realtà, potrà dipendere da noi, dal Fratello più disarmato… La storia, infatti, surreale, poeticissima, laicamente spirituale, ci porta a ragionar per miti, come non siamo più avvezzi a fare, oltre qualsiasi disincanto e la disperazione generata dagli allarmanti dati sulla salute dell’ambiente e dei popoli. Sa dare a ciascuno, mediocre antieroe, gente comune insomma, il ruolo non di gregario del mito di turno (per noi, fuori dalle celebrazioni, sicuramente di Alessandro Leogrande, che leggiamo ogni giorno di più con rinnovata stima ed affetto), ma di protagonisti insostituibili di una rivoluzione delle coscienze. Perché , ne siamo convinti anche per Taranto, "Questa non è la fine" , come dicono mamma Persefone e figlio Zagreo: dopo le tante morti, indosseremo i guantoni di Alessandro per vincere sul ring della storia con la nonviolenza, armati solo e vittoriosamente di Amore. Fronteggeremo i nostri mostri e verranno , bisogna crederci, indeboliti se non sconfitti, nel naturale, vitale susseguirsi di inverno e primavera, di morte e vita.

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