ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 26 Giugno 2019 12:00

La mattanza delle donne: storia di Francesca e di tante come noi

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Tra qualche giorno ricorderemo la storia di Francesca, per non dimenticare nulla della mattanza che è destinata alle donne, come fossimo pecore destinate a belare o al macello.

La mattina del 4 luglio del 2006 era una delle tante mattine di lavoro di Francesca Baleani, ma alla porta si presenta il suo ex marito Bruno Carletti, direttore del teatro comunale di Macerata, con la scusa dei cornetti da mangiare insieme. Poi la porta si chiude: bastonate, filo per strangolare, pugni in faccia. Ridotta in fin di vita, come apprendiamo dalla giornalista Rosalba Emiliazzi del Messaggero, e riposta in un portabiti ancora viva, viene abbandonata in un cassonetto maleodorante a pochi kilometri, e poi l'ex prende le chiavi della macchina, mette in moto e se ne va. Un oggetto che non serviva più è stato buttato. Ma l'oggetto era un essere umano, una donna, sua moglie. Una storia senza umanità. Nel portabagagli lui aveva le valigie, quelle preparate per andare in vacanza con la nuova compagna. «La cosa che mi fa più schifo” dichiara Francesca nella intervista della giornalista citata, “è quando mi ha lasciata lì. Lo immagino risalire in auto, girare la chiave, dare un ulteriore sguardo al cassonetto e andarsene”.  Solo un mostro può mollare un essere umano  lì, in campagna da solo. Questo è feroce». A salvarla è stato un diciottenne che passava per caso e ha udito i suoi lamenti.

Per chi ha letto il mio libro “Non mi toccare” storie di violenze di genere nei paesi del Sud, questa storia è identica a quella di Vittoria, buttata in un dirupo ancora viva, dopo che il marito l'aveva presa a calci e pugni. Saranno due ragazzini in motorino a sentire i suoi lamenti, a salvarla, chiamando l'ambulanza e la figlia di Vittoria, Sofia. Sofia all'ospedale prega per la mamma, del padre non parla. Come se i figli non riuscissero a ingoiare di avere un padre maltrattante. È umiliante e disumano. Ma un fatto è un fatto.

Francesca, come tante di noi, non ricorda i fatti precisi delle percosse. Il nostro cervello si industria a farci dimenticare. A non ricordare come mai, anche incinta, in attesa dei nostri figli, siamo riuscite a salvare in grembo le nostre creature, e a ricevere calci solo alle cosce. Perchè si copre il viso con le mani e con i gomiti la pancia. Questo viene spiegato a tante donne quando finalmente decidono di percorrere la strada dell'aiuto psicologico. In questo nel nostro territorio il CAV “Rompiamo il silenzio” di Martina Franca è una mano tesa, amica, che riporta in vita, dopo anni di maltrattamenti.L’ex marito è stato condannato per tentato omicidio a 9 anni, già scontati con gli sconti della legge Gozzini, ed ora è libero e ha ripreso anche a fare teatro. Lei, dopo la rianimazione e mesi di riabilitazione, ha voluto con tutte le sue forze tornare a una vita normale, il lavoro, un gatto, un nuovo amore. Non si oppone ai pochi anni dati all'ex, ma il risarcimento lo vuole, non per i soldi, ma per dignità. Non è successa una cosa da poco, un fatto insignificante: una donna in fin di vita con compromissioni al cervello e miocardio, non è cosa insignificante. E pensare che Carletti era personalità stimata nel paese, un grande uomo di cultura. Lo stesso che a mani nude ha fatto di una donna ciò che voleva. Una mattanza, una donna come bestia da soma da uccidere a bastonate. Ma le bestie sono loro, gli insospettabili, professionisti che mettono la maschera dei sapientoni e nelle loro case sono animali che marcano il territorio a mani nude, con percosse e umiliazioni.

Sono tanti i fatti come questi: non cercate altrove, sono molto vicini a noi

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