ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 11 Agosto 2019 08:27

L'escamotage trovato dai cebi barbuti per proteggersi denti e intestino

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Una ricerca condotta da Valentina Truppa e Elisabetta Visalberghi dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr (Cnr-Istc), in collaborazione con le Università di San Paolo e quella della Georgia (Usa), dimostra l'origine evolutiva di capacità fondamentali per la sopravvivenza e il successo dei primati, uomo incluso

 Uno studio in natura evidenzia come ingegno e abilità manuale rendono i cebi barbuti (Sapajus libidinosus), scimmie arboricole, maestre nell'arte di estrarre dal suolo rizotuberi, molto ricchi di sostanze nutritive. La ricerca - condotta da Valentina Truppa e Elisabetta Visalberghi dell'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr (Cnr-Istc), in collaborazione con l'Università di San Paolo (Br) e l'Università della Georgia (Usa) - dimostra l'origine evolutiva di capacità fondamentali per la sopravvivenza e il successo dei primati, uomo incluso.

Lo studio, primo nel suo genere, è stato pubblicato sulla rivista American Journal of Physical Anthropology. I cebi barbuti impiegano usano molta cura, non solo nell'estrarre le radici, ma anche nel pulirle dalla terra e nel rimuoverne la scorza prima di mangiarle. "Nell'ambito del progetto internazionale 'EthoCebus', è stata effettuata una ricerca sistematica sul comportamento adottato da questi primati per estrarre dal terreno i rizotuberi e sfruttarne le sostanze nutritive", spiega Truppa.

"Per tre mesi abbiamo seguito, nei loro spostamenti, un gruppo di cebi di Fazenda Boa Vista, in Brasile, a pochi metri di distanza, filmandone le azioni. Riprendere in video le mani dei primati in natura - continua - è molto difficile e lo è ancor di più nel caso dei cebi, scimmie delle dimensioni di un gatto e molto rapidi nei movimenti".

Il comportamento è stato analizzato fotogramma per fotogramma, dando modo ai ricercatori di identificare sei fasi sequenziali: scavo, estrazione, trasporto, rimozione dei residui di terra e della scorza e infine frantumazione della parte interna della radice. "Abbiamo documentato che i cebi scavano a lungo, anche per una decina di minuti, e che per loro è un grande sforzo estrarre una radice visto che le loro mani, come le nostre, non hanno artigli robusti adatti a fare buche. Quando buona parte della radice è dissotterrata, l'afferrano con la bocca e, puntando le quattro zampe a terra, tirano vigorosamente il corpo all'indietro", descrive Visalberghi.

"Una volta trasportato il 'bottino' al sicuro sugli alberi, inizia un'accurata rimozione del terriccio, rotolando e strofinando la radice tra le mani e contro la corteccia. È chiaro - continua - che i cebi vogliono evitare di introdurre terra in bocca. Questo comportamento adattativo ha almeno due buone ragioni: evita l'usura dei denti e previene l'ingestione di parassiti intestinali".

Non solo. I ricercatori hanno scoperto anche che i cebi adulti sanno valutare meglio dei giovani quando hanno scavato a sufficienza e quando è il momento di estrarre il rizotubero dal terreno. "Quest'abilità aumenta con l'età. Gli adulti sono più efficienti non solo grazie alla loro maggiore forza fisica, ma anche perché l'esperienza accumulata evita loro di sprecare energie in inutili tentativi", conclude Truppa.

Il fatto che i cebi siano disposti ad impegnarsi così tanto per ottenere rizotuberi è facilmente spiegabile alla luce di un altro studio del progetto EthoCebus. "Una ricerca ha dimostrato che, quando mangiano, i cebi di Fazenda Boa Vista tendono a raggiungere uno specifico bilancio tra energia proteica e non proteica più che a massimizzare l'apporto di energia. In quest'ottica, è sicuramente vantaggioso investire tempo ed energia per ottenere rizotuberi, ottima fonte di carboidrati non strutturali, come l'amido", commenta Visalberghi.

Da sempre gli abitanti di Fazenda Boa Vista chiamano queste radici "raiz de macaco", radice della scimmia. Risorse di questo tipo sono tutt'oggi fondamentali per la sopravvivenza di alcune popolazioni umane e in passato lo sono state durante il processo che ha portato all'evoluzione del genere Homo. "Al successo di Homo hanno sicuramente contribuito l'abilità manuale nell'eseguire una grande varietà di azioni e la persistenza nel perseguire l'obiettivo desiderato", dice Visalberghi.

"Lo stretto legame fra un uso abile e flessibile delle mani - anche in coordinazione con altre parti del corpo e con superfici esterne - e la capacità di rimanere a lungo impegnati per estrarre risorse alimentari da matrici resistenti, emerso nei cebi, dimostra che queste capacità hanno lontane origini evolutive nei primati", conclude.

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