ANNO XIII Novembre 2019.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 18 Ottobre 2019 00:30

Motherless Brooklyn di e con Edward Norton: New York anni ’50 contemporanea

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Lionel Essorg (Edward Norton) racconta “I segreti di una città” in 2h 24’. Nella Sinopoli - Auditorium Parco della Musica - poltrone e pavimento vibrano a suon di sparatorie.

Alla Festa del Cinema di Roma Norton fa la sua entrata da regista e sceneggiatore e parla di un genere noir dal taglio moderno, ne affievolisce il cinismo della figura femminile e la rende romantica e funzionale alla rinascita interiore del protagonista. Tra crisi e corruzione la New York del passato sembra somigliare  all’era Trump. Spiega che tutti avevano scommesso su una democrazia che desse potere ai popoli e oggi sembrano aver fallito, ovunque. Dal 7 novembre nelle sale italiane, distribuzione Warner Bros.

Un poliziesco-drammatico che veste i panni del gangster politico racconta la Brooklyn degli anni ’50 tra Jazz, speculazione edilizia, odio raziale e controllo dei territori. A lavoro da un decennio Norton adatta il suo primo film dal romanzo di Jonathan Lethem (Brooklyn senza madre, 1999), gira a New York da febbraio a dicembre 2018. È la storia di una città corrotta ricca di nonsensi, per le strade, nei palazzi e tra i bassifondi. Lionel è un investigatore privato che decide di seguire un caso di cui non sapeva nulla dopo la morte del suo amico Frank Minna (Bruce Willis). L’assassinio del mentore gli sconvolge la vita e sente di dover indagare. La sua vita è già costellata di parentesi inspiegabili causate della sindrome di Tourette. E tra tic involontari e comportamenti ossessivo-compulsivi l’uomo sfoggia un umorismo impulsivo e incontenibile del genio divertente. “IF” (se) è la parola chiave del film, la stessa che lo tormente quotidianamente mentre si aggira tra i locali di musica jazz di Harlem, i bassifondi di Brooklyn fino a varcare i confini delle stanze dorate del potere, armato soltanto di pochi indizi, ingegno e mente ossessiva. Sarà l’incontro con il criptico Paul (Willem Dafoe) fratello diseredato o con la bella e stravagante Laura Rose (Gugu Mbatha-Raw) che lo aiuterà a risolvere il caso? Di certo la donna – grazie al suo modo di essere – sarà decisiva per Lionel nell’accettazione delle sue naturali “stranezze”. O forse il merito è da attribuire al suo spirito anarchico? Quello che a detta di Norton vuole avere il controllo affinché le cose siano tutte al proprio posto. Lo stesso che svela i segreti gelosamente custoditi della Grande Mela, che sostengono la New York senza riflettori, lì dove Davide sconfiggerà Golia (Alec Baldwin nelle vesti del magnate politico e corrotto Moses Randolph).

In conferenza stampa chiarisce di aver voluto restituire un’immagine reale, qualunque sia, della storia sociale della città in cui vive da ormai 30 anni e che ama.  

Lo fa usando un personaggio che esalta la follia della metropoli e degli uomini, scandendo difficoltà e sofferenze a suon di musica.

Il Norton sceneggiatore è oculato: “ogni personaggio è unico… Quando si recita qualcuno che ha una sindrome devi rispettarlo”. È così che spiega quanto abbia investito in studio, incontri con le persone affette dalla malattia e di come abbia ripreso diversi sintomi per creare Lionel. Personaggio decisivo nella catarsi dell’investigatore è quello di Laura. Gugu Mbatha-Raw: “mi sono innamorata subito di quella sceneggiatura… tutti i personaggi sono visti sotto diversi punti di vista”. Laura riscatta la figura femminile dai cliché attraverso il suo status intellettuale, le competenze, la sensibilità verso i bisognosi e la lotta alle discriminazioni e alle iniquità del potere. È l’antitesi del razzismo. A lei l’onere di affrancare Lionel dalla sindrome di Tourette. Norton dirà “lo salva, lo trasforma” e chiude l’incontro tra due “diversi” con l’amore.

Le musiche affidate a Daniel Pemberton hanno delineato l’idea carnale nutrita da Norton: “la musica nel film contiene tutte le cose che amo come se fossero messe insieme in una specie di frullatore”. Anche il momento della scoperta del tassello centrale è musica e racconta i grandi jazzisti Artpop.  Secondo il regista producono suoni simili alla sindrome di Tourette, interrompono, cambiano, confondono. 

Motherless Brooklyn: “mi piace guidare al buio… If… La musica nella testa conforta”!

 

 
 
 
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