ANNO XIV Gennaio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 06 Novembre 2019 03:08

Breve storia d’un nuovo immigrato sul Mar Piccolo di Taranto

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Per quanto riguarda il problema dibattuto della tutela dell’ambiente e della conservazione (e l’incremento) della biodiversità, le minacce più gravi restano ancor oggi la continua distruzione degli habitat e il riscaldamento globale.

Negli ultimi anni la difesa delle specie animali e vegetali ha assunto un’importanza sempre maggiore, soprattutto (lo dobbiamo ammettere…) grazie agli sforzi dell’ UICN ( Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), e, a livello locale, grazie alla fede e all’amore dei ragazzi del WWF di Taranto, passati e presenti, culminati nell’istituzione della Riserva Naturale Regionale Orientata “Palude La Vela” nel 2° seno del Mar Piccolo di Taranto, inserita poi nel 2015 nell’Ecomuseo Palude La Vela e Mar Piccolo (ECO.PA.MAR.).

Scientificamente definita “solo un lembo residuale di un’ambiente salmastro che sino ad un secolo fa s’estendeva ancor più profondamente nell’interno della zona costiera orientale del Mar Piccolo” (la scienza accademica, si sa, è un pò “freddina” nelle sue definizioni…), la Riserva resta pur sempre una “gemma” preziosa per quel nobilissimo progetto che mira alla tutela (e ecologica fruizione) degli ambienti terrestri e marini di un’area che così diventa ecologicamente e culturalmente “antagonista” della grande industria nella nostra Città.

Su segnalazione di Fabio Millarte, lodevole Responsabile WWF Taranto, quest’anno mi son trovato per la prima volta a tu per tu con uno “straniero”, un ospite (questa volta “desiderato”) che svolazza leggero in estate in Palude La Vela : il Danaus chrysippus L., al secolo il “Monarca africano”.

Sapete bene che gli Insetti sono componenti fondamentali degli ecosistemi naturali, e tra questi le farfalle (Lepidotteri Ropaloceri), oltre ad essere molto belle, rappresentano preziosi elementi d’equilibrio ambientale e di sopravvivenza, solo al secondo posto per importanza dopo le api nel magico, gioioso quadro dell’impollinazione dei fiori.

Che importa, allora, che la nostra risulti tossica e indigesta per il fine palato dei predatori, uccelli e rettili che siano, cosa importa che sia diventata una “immigrata clandestina”, proveniente dal Maghreb e dintorni, e che abbia trovato un territorio finalmente tutelato dove vivere e riprodursi stabilmente? Ma c’è dell’altro : i suoi “bruchi” non arrecano alcun danno alle economie umane, cibandosi nientemeno che d’una Asclepidacea ( Cynancum acutum), vegetale pregno di composti tossici che poi loro, come perfetti biochimici, trasmettono all’insetto adulto in tutta sicurezza… pervicace furbizia della natura! A tal punto questa farfalla è brava a far “marameo” ai predatori, che altre consorelle (questa volta commestibili…) si son date un gran da fare ad imitarla nella forma e soprattutto nei colori, questo specie nelle regioni tropicali e subtropicali del globo.

Salvini permettendo, anche questo nuovo elemento microfaunistico, giunto clandestinamente sui patri lidi del Mar Piccolo, può rappresentare un serio motivo ecologico per difendere con forza l’Ecomuseo “Palude La Vela” e il territorio del Mar Piccolo della nostra Città; questi provvedimenti, però, pur lodevolissimi, sono destinati ad un relativo successo se non sono accompagnati da una “robusta” opera d’educazione e persuasione sull’importanza della difesa degli habitat e diversità dei viventi nell’equilibrio ecologico.

Tale coscienza protezionistica può essere promossa efficacemente attraverso un Museo di Scienze Naturali ed Ambientali tutto tarantino, la cui istituzione è “in itinere”, in sinergia col Comune di Taranto : incastonato nell’Ecomuseo, tale istituto potrà essere gestito proprio da quei valorosi ragazzi del locale WWF, naturalisti, biologi e ricercatori che con grande perseveranza si sono spesi in tutti questi anni per la tutela di quel “lembo residuale” del Mar Piccolo di Taranto, tanto prezioso quanto delicato.

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