ANNO XIV Novembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 06 Novembre 2019 22:26

Mittal conferma l'addio: "la protezione legale costituiva un presupposto essenziale". Sindacati indicono uno sciopero

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Sindacati: 'La multinazionale ha ribadito a Conte la volontà di recedere il contratto, il problema non è solo lo scudo penale'. Sciopero di 24 ore per l'otto novembre

Trattativa tutta in salita tra governo e ArcelorMittal sull'ex Ilva. Un vertice di tre ore a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e Lakshmi Mittal, patron della multinazionale, e suo figlio Aditya, non risolve il complicatissimo rebus sullo stabilimento di Taranto. Ma il negoziato non è interrotto, e il governo corre ai ripari intervenendo già nel Consiglio dei ministri convocato in giornata e "monopolizzato" dal dossier Ilva. Con il premier alle prese con il nodo di un possibile decreto ad hoc. Nella misura si punterebbe a inserire quella norma interpretativa dell'art. 51 del codice penale che, di fatto, tutela dal punto di vista giuridico ArcelorMittal. Ma sul punto c'è il muro, sopratutto nei gruppi parlamentari, del M5S.

"Oggi si è tenuto un incontro tra il Governo e Arcelor Mittal - affermano Fiom e Uilm  - che non ha prodotto alcuna novità se non la conferma della volontà della multinazionale di recedere il contratto di fitto. La multinazionale - aggiungono - ha evidenziato, nella nota inviata ad Ilva in AS, che il problema non è solo lo scudo penale ma bensì le problematiche giudiziarie di AFO 2 e soprattutto il riesame dell'Aia". Fiom e Uilm al termine del consiglio di fabbrica, hanno deciso di proclamare uno sciopero di 24 ore per l'8/11 nel quadro delle "iniziative di mobilitazione per salvaguardare il futuro ambientale e occupazionale del territorio ionico" e "Di fronte all'arroganza" di ArceloMittal e "ad una totale incapacità ed immobilismo della politica". "La scelta di Arcelor Mittal" è "stata dettata dalla volontà di rimettere in discussione" l'accordo del 6/9/2018 e che trova "un alibi su vicenda dell'esimente penale". Così in un comunicato.

Nella lettera inviata ai sindacati e alle rsu, ArcelorMittal sottolinea che "la protezione legale costituiva un presupposto essenziale su ci Am Investco e le società designate hanno fatto esplicito affidamento e in mancanza del quale non avrebbero neppure accettato di partecipare all'operazione né, tantomeno, di instaurare il rapporto disciplinato dal contratto". Inoltre, proseguono, "nella comunicazione di cessazione Am InvestCo ha altresì dichiarato, in subordine, anche a fronte di una serie di altre circostanze (fra le quali, esemplificativamente, la prefigurata impossibilità di operare l'altoforno numero 2 per effetto dei provvedimenti giudiziari ad esso relativi) che il contratto è risolto di diritto per sopravvenuta impossibilità di eseguirlo e che, in via di ulteriore subordine, ne chiederà la risoluzione giudiziale per i gravi inadempimenti delle società concedenti e/o per eccessiva onerosità della prestazione di Am Investco e delle società designate".

E' terminato a palazzo Chigi il Consiglio dei ministri. Il Cdm, iniziato alle 18.30, è stato preceduto da un lungo vertice per fare il punto sulla vicenda ex Ilva. Ora è attesa una conferenza stampa sul tema delle acciaierie. Al tavolo, durato circa tre ore e mezza, con il premier Giuseppe Conte, il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, il ministro del Sud Giuseppe Provenzano, il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro dell'Agricoltura Teresa Bellanova, il sottosegretario alla Presidenza Mario Turco. Per ArcelorMittal invece siedevano Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, Ceo e Cfo della multinazionale.

"Sono fiducioso, la linea del governo è che i patti vanno rispettati e che non ci sia alcuna giustificazione per sottrarsi agli impegni contrattuali. Ci confronteremo e il governo è disponibile a fare tutto il necessario e il possibile perché ci sia da parte della controparte il rispetto degli impegni", ha affermato Conte, prima di recarsi a palazzo Chigi per il tavolo sulla questione Ilva, che è durato anche quello tre ore e mezza. Al tavolo presenti il premier Giuseppe Conte, il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, il ministero dell'Economia Roberto Gualtieri, il ministro del Sud Peppe Provenzano, il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro dell'Agricoltura Teresa Bellanova, il sottosegretario alla Presidenza Mario Turco. Per ArcelorMittal invece erano presenti Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, Ceo e Cfo della multinazionale.

''Vedremo che cosa ci dirà l'azienda, posso dire che la posizione di Italia Viva è che i patti si rispettano''. Così la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova aggiungendo: "Nessuno, a partire dall'impresa, deve permettersi di mettere in discussione un progetto di risanamento ambientale e di rilancio industriale come quello che prevede l'attività nello stabilimento di Taranto, di Genova e di Novi Ligure". Quanto alla possibilità che si possa tornare indietro sullo scudo penale Bellanova ha risposto: ''Noi discuteremo di tutti gli strumenti. Quando dico che per noi non vanno messe in discussione le trattative che erano state fatte, è evidente che quando è stata trovata un'intesa quella intesa va rispettata da parte di tutti''.

 Fiom e Uilm al termine del consiglio di fabbrica, hanno deciso di proclamare uno sciopero di 24 ore per l'8/11 nel quadro delle "iniziative di mobilitazione per salvaguardare il futuro ambientale e occupazionale del territorio ionico" e "Di fronte all'arroganza" di ArceloMittal e "ad una totale incapacità ed immobilismo della politica". "La scelta di Arcelor Mittal" è "stata dettata dalla volontà di rimettere in discussione" l'accordo del 6/9/2018 e che trova "un alibi su vicenda dell'esimente penale". Così in un comunicato.

Le notizie, per tutta la giornata, sono frammentate. Bocche cucite e facce piuttosto scure si aggirano nei dintorni di Palazzo Chigi dopo la riunione con ArcelorMittal, alla quale Conte presenta anche i ministri Gualtieri, Patuanelli, Bellanova, Catalfo, Provenzano e Speranza. Un team che rappresenta tutto l'arco della maggioranza giallorosa. E il dato non è marginale visto che, sul salvataggio dell'ex Ilva, la maggioranza rischia di spaccarsi clamorosamente con il nocciolo duro pentastellato, capitanato da Barbara Lezzi, fermo nella sua contrarietà al ripristino dello scudo penale. Possibile che da Conte arrivi un forte richiamo alla responsabilità. Ma il rischio è che il decreto, o comunque la norma destinata a garantire l'immunità, venga votata da Pd, Italia Viva, Lega, FI e una parte del M5S con Leu che, nei giorni scorsi, pure si diceva scettica sullo scudo penale.

A quel punto il governo si ritroverebbe con una maggioranza mutata, rischiando la crisi in un contesto già delicato e con Nicola Zingaretti che in una riunione al Nazareno in mattinata fa trapelare tutta l'insofferenza che si respira nei Dem per le sortite di Matteo Renzi e del M5S. Conte, di fatto, lavora per l'intera giornata al dossier Ilva convocando, solo dopo il Cdm, una conferenza stampa per fare il punto della situazione. "Faremo di tutto per il rispetto degli impegni", assicura in mattinata il premier. Ma a Taranto, nel frattempo, è psicodramma. In mattinata arriva alle organizzazioni sindacali la lettera, già annunciata ieri dall'ad Lucia Morselli (assente al vertice di Palazzo Chigi), con la quale A.Mittal comunica la decisione di disdettare l'accordo e restituire chiavi e dipendenti all' Amministrazione straordinaria. Contemporaneamente viene depositato presso il Tribunale di Milano l'atto di citazione contro i Commissari Straordinari relativo alla rescissione del contratto. La comunicazione provoca l'immediata reazione dei sindacati e della città di Taranto. In mattinata la Fim-Cisl dichiara uno sciopero immediato a Taranto di 24 ore a partire dalle 15 del pomeriggio. Uno sciopero che, riferisce la Fim-Cisl incassa un'alta adesione. Ma la mossa non è condivisa dalle altre sigle (Uilm, Fiom e Ubs) che, pur mantenendo lo stato di agitazione volevano attendere gli esiti del vertice a Palazzo Chigi. Il punto sul quale ArcelorMittal non vuole cedere è la "protezione legale", prevista dal Dl 2015/1 e confermata dal Dl del 3 settembre 2019. Protezione considerata dall'azienda "presupposto essenziale" al punto che "in mancanza, non avrebbe accettato di partecipare all'operazione" di ristrutturazione e rilancio dell'Ilva. Ma il tema, per il governo è un altro. E' la stessa sostenibilità della produzione da parte di A.Mittal, che - in relazione all'Altoforno 2 (sotto sequestro per la morte di un operaio nel 2015 ma in funzione e da ristrutturare come da Piano Ambientale), dovrebbe entro il 13 dicembre presentare la progettazione degli interventi ambientali e mirati alla sicurezza dei lavoratori. L'azienda, sostengono fonti di maggioranza, punta inoltre a 5mila unità. Un obiettivo che potrebbe costringere il governo a intervenire subito con la cassa integrazione.

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