ANNO XIV Marzo 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 24 Dicembre 2019 00:00

Reportage da Hong Kong che...non fa più notizia

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Finite le manifestazioni ipnotiche da un milione di dimostranti, niente più irruzioni in aeroporto o nei palazzi del potere, scomparsa pure la notizia dai nostri Tg: un principio di depressione da astinenza ha cominciato a farsi strada in me.

 

Qui non accade più nulla. Non mi resta quindi altro da fare che ingannare il tempo andando in giro per la città a fare foto ai negozi del centro, senza entusiasmo.

Queen's Road, il tempio dello shopping, è la quarta dimensione per gli amanti del genere, al cui cospetto, c'è poco da obiettare ma è così, persino il quadrilatero della moda milanese potrebbe impallidire. 

Quando ci sono dentro, rabbrividisco al pensiero che tanta opulenza e pulizia di forme, effetti scenici e colori, possano essere stati per alcune ore in balia di una follia collettiva capace di costringere i poliziotti a fare uso dei lacrimogeni, persino all'interno di un Mail simile a questi che mi ritrovo attorno. In un luogo chiuso. Non è successo esattamente qui, è vero: ma la misura dei fatti non cambia. Un atto impuro, quanto meno, e una risposta certamente legittima, ma spropositata.

Oggi la città si è svegliata avvolta da una densa coltre di nebbia, che l'ha resa simile a un paesaggio invernale della bassa padana, di un incanto quasi spettrale, latteo. 

Ho percorso lo stesso tragitto di ieri notte, quando non riuscivo a starmene buono in camera ed ero sceso per fare una camminata.

Una ventina di minuti appena, attraversando la baia che separa le due sponde di Hong Kong, divise tra loro dalla confluenza del mare con il Fiume delle Perle. 

Dal Central Pier, dove giunge il traghetto della Star Ferry, si deve prendere un lungo cavalcavia pedonale che porta, un chilometro più avanti, fino al cuore del distretto centrale, la zona che mi interessava. Ieri mi sono fermato a fotografare alcune scritte impresse a calco sui piloni, che denunciavano la brutalità della repressione della polizia, ma devono essere tate cancellate durante la notte: si vedono ancora le parti verniciate di fresco, di un blu leggermente più scuro. Qualche centinaio di metri più avanti, però, le scritte sono ricomparse. 

Ora sono molte più di prima: gli youngster, i "giovanotti" dei movimenti di protesta, devono avere dormito poco, stanotte. È un drammatico balletto, quello in atto da mesi. Uno snervante gioco del gatto con il topo. Il gatto ha gli artigli, è vero: ma i topi sono tanti, tantissimi. 

E non hanno alcuna intenzione di mollare questa lotta così facilmente. Neppure i centri commerciali sono posti sicuri, a Hong Kong, di questi tempi.

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