ANNO XIV Ottobre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 20 Gennaio 2020 05:19

I simboli della libertà’ e il freedom trail

Written by  Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta
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L’idea di libertà ha sempre accompagnato donne e uomini nella sua duplice dimensione di individualità e socialità. Se nell’antichità greco-romana si accentuò la libertà nel suo aspetto socio-politico, nel mondo cristiano si è dato risalto all’aspetto individuale.

Ma già nell’antichità emerge il conflitto tra “phisis”, la legge di natura, e “nomos”, la legge degli uomini. Nella tragedia di Sofocle, “Antigone”, il dilemma diventa dramma interiore della protagonista. Antigone va incontro alla morte, contravvenendo agli ordini del re, per aver dato sepoltura al suo fratello Polinice, morto in battaglia. Antigone è quindi personaggio e metafora della libertà di coscienza. Ma è nel Cristianesimo che l’idea di libertà viene strettamente legata all’idea stessa di Verità: “la Verità vi farà liberi” (Giov. 8,32). E san Paolo affermava di sentirsi ambasciatore in catene del Vangelo (Ef. 6,20). Se la Verità è Dio, solo Dio può essere veramente libero.

Il tema della libertà sociale ritorna prepotentemente durante la Rivoluzione Francese: “Liberté” sarà la prima parola dello slogan rivoluzionario, insieme a “Egalité” e “Fraternité”. E già nella “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” del 26 agosto 1789 si dice espressamente: “La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti” (art. 4). Con la rivoluzione francese la propaganda dell’idea di libertà ricorre anche ai simboli: l’albero della libertà. Hegel, studente a Tubinga, piantò un albero della libertà. Alberi della libertà furono piantati in molti paesi e città europee. In Francia, sotto gli alberi, c’era spesso anche una scritta: “Passans, cette terre est libre”.

Ma la simbologia legata alla libertà è diffusissima negli Stati Uniti. A Filadelfia, dove nel 1776 fu firmata la dichiarazione d’indipendenza, migliaia di turisti visitano quotidianamente la campana della libertà, simbolo della proclamazione dell’indipendenza americana. Sulla cupola del Campidoglio, a Washington, si innalza l’angelo della libertà, opera di Crawford. La statua della libertà, donata dai francesi agli Stati Uniti e collocata nel 1886 nell’isoletta Liberty Island, di fronte a Manhattan, ne è il simbolo per eccellenza. Nel 1924 fu dichiarato monumento nazionale. Ma una critica, seria e penetrante, ad una certa idea di libertà, assai diffusa nella società americana, fu lanciata più di mezzo secolo fa da Wright Mills: “Libertà significa il poter fare quel che si vuole, quando e come si vuole, e nella società americana fare quel che si vuole, quando e come si vuole, richiede denaro. Il denaro fornisce il potere e il potere fornisce la libertà”.

In Italia, simbolo della Democrazia Cristiana è stato uno scudo crociato con la parola “Libertas”. Per decenni questo emblema ha caratterizzato il partito di maggioranza. Uno stemma semplice, comprensibile, significativo. Lo scudo, più che arma di offesa, era soprattutto strumento di difesa, la difesa delle libertà. La libertà è l’essenza della persona umana. Di ogni persona: uomo e donna, ieri e oggi, in pace e in guerra. Un bene di tutti per tutti. Libertà, una parola che si incarna nella vita. Ideale, che cammina nella mente e sulle gambe di ciascuno. “Se la mia libertà o quella della mia classe o nazione dipende dall’infelicità di molti altri esseri umani, il sistema che la promuove è ingiusto e immorale” ha scritto Isaiah Berlin, teorico ebreo della libertà.

Ai tempi di Platone, un sofista, Trasimaco, affermava: “La giustizia non è altro che l’utile del più forte. Ciascun governo legifera per il proprio utile. E una volta che ha fatto le leggi, eccolo proclamare che il giusto per i sudditi si identifica con ciò che è invece il proprio utile”. Sono trascorsi quasi ventiquattro secoli da questa analisi politica, ed è ancora attuale. Forse la metafora più coerente con l’idea di libertà è quella del “sentiero” o meglio del “sentiero interrotto” (holzweg), secondo l’immagine di Heidegger. Perché la libertà abita sulle vette. E per raggiungerla si deve percorrere spesso un sentiero impervio, faticoso, che verso la cima scompare, lasciando allo scalatore o all’escursionista il tormento e la gioia della conquista.

Sentiero di montagna era anche quello che, nel 1943-1944, attraversava la linea Gustav, muro di separazione tra il Nord e il Sud d’Italia. Quasi settimanalmente venivano organizzate le “traversate”, per accompagnare quanti cercavano di fuggire dal Nord al Sud, dalle zone della repubblica di Salò verso quelle liberate dagli alleati. Erano prigionieri fuggiti dai campi di concentramento, ma anche giovani provenienti da varie parti d’Italia renitenti alla leva, ebrei e perseguitati politici. Tra questi, il tenente Ettore De Corti di Udine, ucciso dai tedeschi al Guado di Coccia.

Sono numerose le testimonianze scritte, lasciate dai protagonisti: Libertà sulla Maiella di Uys Krige, Non aver paura di John Furman, Spaghetti e filo spinato di John E. Fox, Fuga da Sulmona di Donald Jones, La guerra in casa 1943-1944. La resistenza umanitaria dall’Abruzzo al Vaticano di William Simpson, Linea di fuga di Sam Derry, Oltre i muri di Jack Goody, Un pranzo di erbe di John Verney e tante altre. Sono pagine toccanti e straordinarie, sintetizzate nel libro Terra di Libertà, storie di uomini e donne nell’Abruzzo della seconda guerra mondiale, (Tracce 2014, a cura di M.Rosaria La Morgia e Mario Settache raccontano la solidarietà dimostrata dalla gente di Sulmona, della Valle Peligna e dell’Abruzzo, definita dagli storici “Resistenza Umanitaria”.

E furono moltissime le persone incarcerate per aver dato un po’ di pane ai prigionieri fuggiaschi. Qualcuno, come i fratelli D’Eliseo di Roccacasale o il pastore Michele Del Greco di Anversa, furono fucilati, come si riporta nel libro “E si divisero il pane che non c’era”, a cura dell’Associazione “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail”, giudicato dall’allora Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi: “Bellissimo libro…che io conservo gelosamente” e dall’ambasciatore britannico in Italia, T.L. Richardson: “Fascinating - and moving - reading”.

Oggi la Marcia Internazionale Il Sentiero della Libertà - Freedom Trail - Freiheitsweg - Chemin de la Liberté è certamente il simbolo di Libertà più attuale,interessante, partecipato, giunto alla ventesima edizione, nato per rievocare il passato e proporre la riflessione sui valori di Libertà, Solidarietà, Pace, espressa dalle parole dell’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, nel discorso per la prima edizione del 2001: «Oggi un gruppo si accinge a ripercorrere quegli aspri sentieri, i sentieri della libertà. Anch'io fui uno di loro, lasciai Sulmona, lasciai coloro che mi avevano accolto come un fratello, nelle loro case qui a Sulmona. […] Vedo qui oggi tanti giovani, che sono partecipi, con tutta la passione dei loro anni, di questa straordinaria manifestazione… E a voi giovani ripeto l’invito che rivolgeva a tutti gli uomini il vostro grande poeta Ovidio: guardate in alto, rivolgete sempre gli occhi alle stelle; abbiate ideali, credete in essi e operate per la loro realizzazione. Questo è ciò che la mia generazione e la generazione dei vostri nonni vi trasmette, vi affida come messaggio che sono sicuro saprete onorare ed affermare sempre di più».

Di quel periodo, di quella sua esperienza drammatica, Carlo Azeglio Ciampi aveva scritto il diario, dal 24 marzo al 22 aprile 1944. Da quella prima volta, alla quale presero parte anche centinaia di ex-prigionieri veterani che, come Ciampi, avevano affrontato la traversata nel periodo della guerra, l’Associazione Culturale Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail programma e realizza ogni anno la manifestazione, con lo scopo di conservare e tramandare la memoria d'un periodo storico difficile e significativo, denso di fatti drammatici e sanguinari, ma anche di persone povere e semplici che espressero grande solidarietà e senso di profonda umanità, come ha scritto Alba de Céspedes:

«Entravamo nelle vostre case timidamente: un fuggiasco, un partigiano, è un oggetto ingombrante, un carico di rischi e di compromissioni. Ma voi neppure accennavate a timore o prudenza: subito le vostre donne asciugavano i nostri panni al fuoco, ci avvolgevano nelle loro coperte, rammendavano le nostre calze logore, gettavano un’altra manata di polenta nel paiolo. […] Del resto attorno al vostro fuoco già parecchie persone sedevano e alcune stavano lì da molti giorni. Erano italiani, per lo più: ma non c’era bisogno di passaporto per entrare in casa vostra, né valevano le leggi per la nazionalità e la razza. C’erano inglesi, romeni, sloveni, polacchi, voi non intendevate il loro linguaggio ma ciò non era necessario; che avessero bisogno di aiuto lo capivate lo stesso. Che cosa non vi dobbiamo, cara gente d’Abruzzo? Ci cedevate i vostri letti migliori, le vesti, gratis, se non avevamo denaro».

La citazione è stata riportata e pronunciata integralmente dall'attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso a Casoli il 25 aprile 2018. La prossima edizione, la 20ᵅ, avrà luogo nei giorni 24-25-26 aprile 2020 (venerdì-sabato-domenica). Per informazioni e partecipazione: www.ilsentierodellaliberta.it.

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