ANNO XIV Aprile 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 09 Febbraio 2020 07:25

Il Coronavirus mette a nudo la crisi della democrazia liberale

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L’ultimo episodio, anche se il luogo dove è successo è un regime, che ha sposato il liberismo in economia. In Cina è scomparso l’uomo che dal suo blog aggiornava usando i canali sociali, la situazione del coronavirus.

Arrestato come il suo collega scomparso che aveva diffuso un video, che mostrava immagini sui malati? Erdogan, Narenda Modi in India, Trump, i 20 anni dello zar Putin, la Brexit. Xj. Innegabile che le tendenze in atto, a livello globale sembrano segnare un divorzio tra democrazia e quei principi liberali che si sono affermati in Occidente. Oltre alle difficoltà e, a volte i fallimenti delle democrazie liberali nel rispondere alle crisi economiche.

Anche la crisi demografica, che la affligge gioca un ruolo rilevante. Ma credo che un ruolo determinante sia svolto dalle tecnologie digitali e dai big data. Anche nel nostro Paese sono moti i segnali e non da oggi della crisi della democrazia liberale. Il termine DATACRAZIA è stato creato da un sociologo canadese ed è stato lui a intuire, che i dati sono il petrolio di questo secolo. E’ sufficiente riflettere che per capitalizzazione di borsa Amazon, Apple, Facebook e Google superano le multinazionali delle fonti fossili. I segnali della pericolosità per la democrazia li abbiamo avuti con lo scandalo Cambridge Analytica/ Facebook dove un ricercatore della società sviluppò una applicazione per acquisire abitudini, preferenze espresse sulle reti sociali, abitudini di circa 300 mila persone che inconsapevolmente attraverso “like” e ricerca li avevano ceduti. I 300 mila avevano contatti e, anche questi sono stati, acquisii per un totale di 50 milioni di persone. Questi sono stati “profilati” e con questi dati sono stati elaborati messaggi da Cambridge Analytica, per influenzare le elezioni con l’elezione di Trump e l’uscita del Regno Unito dalla Unione europea. Queste osservazioni sui big data e l’azione sulle persone si fondano su studi che riguardano le neuroscienze e la psicologia. A tutti è successo di trovarsi in una città diversa dalla propria e leggere raccomandazioni su ristoranti e spettacoli che si svolgono in quella città. Sono le cosiddette tecnologie di sorveglianza ovvero l’unione tecnologia/cognitività ad operare. Ti aiutano queste tecnologie, ma anche influenzano il rapporto tra democrazia ed elettore. IL riscontro che esiste una sorveglianza di massa lo abbiamo avuto con le rivelazioni di Edward Snoweden che lavorava all’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli USA. Anche i media e l’industria del libro opera usando big data che servono per stabilire le priorità, a determinati titoli per operazioni di marketing e misurare poi le reazioni di chi legge. Siamo al punto che i grandi gruppi editoriali hanno assunto analisti di dati per “profilare” i lettori. Sempre più perfetti algoritmi usando algoritmi che trattano informazioni che noi lasciamo su Facebook, Google, Amazon, Tweet tracciano il nostro comportamento come lettori. Un sociologo italiano parlando del rischio delle democrazie ha scritto che L’ignoranza politica è il tratto dominante che assume la sfera pubblica nel tardo-capitalismo. Una democrazia che oltre ai motivi su esposti viene messo ulteriormente a rischio dalla catastrofe ecologica.

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