ANNO XIV Aprile 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 22 Febbraio 2020 02:59

Il virus circola in Italia in una sanità pubblica massacrata da uno sfrenato liberismo

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Nella conferenza stampa dell’11 febbraio si celebravano le lodi del Governo, per aver assunto misure di emergenza per il virus, che nessun Stato europeo aveva adottato.  Istituita anche una task force.

Oggi 21 febbraio un uomo di 38 anni, ricoverato in terapia intensiva e positivo al test all’ospedale di Codogno. Le sue condizioni sono gravi.  Anche la moglie, incinta positiva ed una terza persona, compagno di attività sportive del 38enne, è stata posta in isolamento all'ospedale Sacco di Milano e sarebbe risultata positiva ai test.  E ancora altre tre le persone arrivate nella notte tra il 20 e il 21 febbraio al pronto soccorso dell'ospedale di Codogno con una polmonite che poi è risultata essere coronavirus.

Quattro i casi in provincia di Padova. Complessivamente dovremmo aver superato i 20 contagiati. Primato in Europa !! Il trentottenne non è stato in aree a rischio, ma ha avuto diversi contatti con un collega tornato dalla Cina. Dalla nave Diamond Princess, che era in quarantena stanno sbarcando una trentina di passeggeri. Sulla nave c’erano 3700 persone e dopo che un passeggero sbarcato a Hong Kong era risultato positivo tutti i passeggeri erano stati messi in quarantena. Sulla nave i contagiati sono 600 e due i morti. I

l provvedimento fondamentale assunto dal Governo italiano è quello del blocco dei voli provenienti dalla Cina. Nulla sui porti, nulla sui voli intermedi. Se un cinese o un viaggiatore proveniente dalla Cina vuole aggirare il blocco, usa scali intermedi per arrivare in Italia e nessuna quarantena è obbligatoria per lui. Il solo porre la sospensione di Schengen, per ripristinare i controlli alla frontiera, nelle stazioni, aeroporti e porti ti tira addosso l’accusa di razzismo. La Francia li ha sospesi da due anni.

Il rischio di sanità pubblica avvine in un paese che, scimmiottando il peggior liberismo, ha ridotto i posti o chiuso ospedali, ridotto medici, infermieri per il perseguimento del numeretto pagato imposto dalla follia UE con disservizi, inefficienze e consimili. Sempre il cancro neoliberista ha tagliato i posti, in terapia intensiva ovvero nel reparto dove sono massime le chance di assistenza in casi come questo. 

Quaranta anni fa nella vituperata prima Repubblica c’erano più di 900 posti letto di terapia intensiva ogni 100 mila abitanti, sette anni fa erano diventati 275 (fonte dati OMS). Chi ci va in terapia intensiva? Infartuati, soggetti che hanno avuto incidenti gravi e altri casi di emergenza. 

Dio non voglia che questo paese sperimenti mai una epidemia perché emergerebbero tutte le nefandezze del dogmatismo economicistico. Si scatenerebbe la peggiore competizione barbarica su chi va nei posti residui, pochi di terapia intensiva. Le misure da assumere come affermano molti virologi sono quelle di mettere, in quarantena ogni persona proveniente dalla Cina. Il Governo se vuole dare segnali forti adotti la quarantena per tutti provenienti dalla Cina, controllo alle frontiere, istituzione immediata di aree di terapia intensiva, assunzione di medici e infermieri strafregandocene delle fisime contabili delle tecnocrazie comunitarie.  

All’ospedale di Schiavonia (Monselice) due contaminati che non hanno mai fatto viaggi, in Cina e due infermieri dell’ospedale dove sono stati ricoverati. Ospedale che sarà svuotato e infermieri tutti “sequestrati”. Dovremmo essere arrivati a 22 casi di contaminati da coronarovirus nelle ultime 48 ore. Dodici milioni sono, secondo l’edizione 2017 del rapporto Censis-RBM Assicurazione Salute, le persone che in Italia hanno dovuto rinunciare, o rinviare prestazioni sanitarie, con un aumento di 1,2 milioni rispetto all’anno scorso. Si tratta chiaramente di un numero spaventoso (stiamo parlando di circa il 20% della popolazione italiana), soprattutto per un paese con un Servizio Sanitario Nazionale che, almeno nelle intenzioni, risulta universalistico.

Due anni fa la pubblicazione di un altro rapporto, dal titolo “Cosa sappiamo della salute disuguale in Italia?”, a cura di Giuseppe Costa, epidemiologo dell’Università di Torino. Il documento segnala che il 7% degli italiani, nel 2015, hanno dovuto rinunciare alle cure (ma che soprattutto tale problema si presenta nelle regioni del sud, dove la percentuale sale fino al 20%, con una media italiana in lieve aumento “. La spesa sanitaria pubblica è al di sotto della media dei paesi Ocse e dell’Unione Europea. In riferimento al Pil, il nostro dato 2018 si attesta al 6,5%.  Germania e Francia, superano il 9 % del Pil, e il superliberista   Regno Unito, spende il 7,5 del Pil. Altro che i lai del politicume di oggi e degli ultimi tre decenni 

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