ANNO XIV Ottobre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 10 Marzo 2020 06:27

Quel grumolo di acido sta mettendo in ginocchio il mondo

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Un’impennata della emergenza sanitaria che in verità questo giornale ha puntualmente seguito dal gennaio scorso. L’Italia deve chiedere la sospensione del fiscal compact e l’intervento della BCE con acquisto dei titoli del debito pubblico italiano abbattendo le speculazioni e l’aumento dello spread.

Sforamento del deficit fino al 5% e intervento Bce sui titoli dello Stato. Richiesta interventi della Banca Europea degli Investimenti nel settore della sanità pubblica. Infine obbligo per il settore sanitario privato a svolgere funzioni di supporto e complementari alla sanità pubblica. Una prova dei disastri operati dai tagli alla Sanità Pubblica e aver elevato a consiglieri del Principe economisti del pensiero economico dominante ha condotto il Paese alle condizioni in cui si trova oggi.

Ha fatto scoppiare il sistema un grumolo di RNA (acido ribonucleico) circondato da una capside di proteine e sta cercando 7,5 mld di ospiti potenziali che s’ammassano dappertutto.

Infine negli ultimi 50 anni abbiamo alterato e deturpato interi ecosistemi aiutando soprattutto i virus a fare il salto di specie dall’animale all’uomo. Le armi per combattere i virus si chiamano tutela dell’ambiente e ricerca scientifica. La UE in tutta risposta per la ricerca sul coronavirus ha stanziato 55 milioni di euro contro i 5000 milioni degli Stati Uniti. Nella Italia del rigore contabile siamo arrivati in questa tragedia nazionale a leggere un documento della SIAARTI (Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva) riguardo alla possibilità che un ricovero in terapia intensiva possa essere precluso ad un anziano o a qualsiasi altra persona con scarse aspettative di vita. Il documento del SIIARTI ha il seguente titolo che riporta 15 criteri ““Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili”. In caso di emergenza e con reparti di terapia intensiva pieni, bisogna garantire i trattamenti di carattere intensivo ai pazienti con maggiori possibilità di successo terapeutico. Quindi? Over 65 e malati cronici, danno la precedenza ai giovani con aspettative di vita più elevate. Non esiste più il si assiste il primo che entra, ma bisognerà effettuare una valutazione totale che tiene conto dell’età. In settimana OMS dichiarerà la pandemia? Verosimile.

Sono ormai circa 111.363 i casi di contagio complessivi, con 3.892 decessi e 62.392 guariti. Nella conferenza di ieri 9 marzo il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato “Ora che il coronavirus ha messo una base in così tanti Paesi, la minaccia di una pandemia è diventata molto reale. Ma sarebbe la prima pandemia nella storia che potrebbe essere controllata. La linea di fondo è: non siamo in balia di questo virus”.

Il condivisibile decreto del Governo nel trasformare zona rossa tutta l’Italia introduce condizioni di clima di guerra. Le principali misure che riguardano tutti gli italiani sono le seguenti. Non c’è più una sola zona rossa, l’Italia è tutta zona protetta. Gli spostamenti non sono possibili sull’intero territorio nazionale. Spostarsi per tutti è possibile per sole tre ragioni: lavoro, casi di necessità, salute. Per muoversi occorre presentare l’autocertificazione. Sono vietati tutti gli assembramenti all’aperto. Sono vietati raggruppamenti di persone in locali e all’aperto. Il campionato di calcio e le altre gare sportive sono sospese fino al 3 aprile. Le attività didattiche e accademiche sono sospese fino al 3 aprile. A questo punto non posso esimermi dal citare un recente studio di un ricercatore Kostoff che richiamando una vasta biografia scientifica afferma che i campi elettromagnetici hanno un impatto negativo sul sistema immunitario. Sono decenni che la scienza lancia avvertimenti inascoltati. Dalla SARS (un coronavirus apparso sulla scena nel 2002) alla influenza suina, determinata da un virus H1N1 di tipo influenzale apparso nel 2009. Scienza derisa, insultata o accusata di essere sul libro paga delle case farmaceutiche.

Risultato? Non abbiamo né farmaci specifici, né un’organizzazione sanitaria in grado di contrastare una diffusione del nuovo coronavirus che dovesse interessare non centomila persone ma milioni.

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