ANNO XIV Ottobre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 23 Aprile 2020 06:09

Col covid 19 la natura “paradossalmente” riprende il suo spazio

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Il 2020 l’Anno della Biodiversità, il 21 marzo u.s. l’Anno Internazionale delle Foreste dedicato sempre alla biodiversità, mentre nella giornata del 22 aprile viene proclamata la “Giornata Mondiale della Terra” ( noi tutti in quarantena…), un evento in cui i media di mezzo mondo ci stanno dicendo che “paradossalmente” la Natura si sta riappropriando dei suoi spazi, alla luce del fatto che il genere umano è inattivo, causa Coronavirus.

Devo dire che quel “parodossalmente”, ripetuto dagli speakers dei telegiornali, dimostra che ancor oggi la stragrande maggioranza della gente non è cosciente dei danni che i nostri stili di vita iperconsumistici stanno sortendo sulla regolarità e l’equilibrio degli ecosistemi naturali, a tal punto da indurci seriamente a riflettere e fermare tale folle corsa di sfruttamento delle risorse ambientali.

Il vero paradosso è dato dal fatto che ancor oggi si presti scarsa attenzione alla interazione tra cambiamenti ambientali e il diffondersi di pericolose malattie infettive, alterazioni dovute soprattutto all’ incessante produzione di cibo ed energia : quasi tutte le recenti pandemie, dicono gli scienziati, sono dipese da alta densità di popolazione, incremento di commercio e caccia d’animali selvatici, deforestazione e aumento di grandi allevamenti intensivi, specie in aree ricche di biodiversità.

E a proposito di biodiversità, che sembra un concetto di non facile comprensione da parte dei più, in un lavoro di Keesing del 2010 su “Nature” è scritto come il virus West Nile viene trasmesso da diverse specie d’uccelli passeriformi all’uomo, tramite punture di zanzara. Sinteticamente, gli esperti hanno scoperto che se a causa dei disboscamenti e dell’impatto antropico il numero di specie di uccelli si riduce, come spesso accade, si amplifica di converso la “densità” del virus, potenziando la trasmissione all’uomo, cosa che non succede (o succede assai di rado…) in ecosistemi ricchi di molte specie di uccelli che riescono a mantenere il virus a bassa intensità.

Da questo e da altri numerosi e puntuali studi si deduce che non si può salvaguardare la vita e la salute umana senza conservare (e magari anche incrementare…) la biodiversità del nostro Pianeta, e che quell’ incauto “paradossalmente” parafrasato dai telegiornali la dice tutta sul fatto che purtroppo ancor oggi la conservazione della Natura sia un obbiettivo secondario rispetto a preponderanti aspetti di sviluppo socio-economico umano. Ad esempio, come nel caso di specie, ignorando il rischio di pericolose pandemie che deriva da politiche agricole e forestali che non tengano conto della biodiversità, o quando si sia sordi al rischio di trasmissione di patogeni associato al commercio (legale o meno) e al consumo di specie selvatiche.

Un virus aggressivo e malefico che oggi forzatamente ci costringe a tenere un comportamento “rispettoso” nei confronti d’una Natura che sta prendendosi una (momentanea) rivincita, non lo definirei il massimo dell’umana sensibilità alla salvaguardia ambientale : ma sarebbe bello se questa fosse la prima, grande occasione per tornare sui nostri passi e cambiare rotta nel senso della vera sostenibilità ecologica, affinché sia possibile prevenire, piuttosto che reagire a potenziali conseguenze catastrofiche per l’intera umanità.

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