ANNO XIV Luglio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 14 Maggio 2020 15:56

Tra incognite e certezze, la scienza combatte la pandemia - aggiornamento

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La scienza, al di là dei battibecchi televisivi, ha già dato un notevole contributo in questa pandemia. La ricostruzione della sequenza del genoma ha consentito di acquisire informazioni che sono servite per la messa a punto dei test per diagnosticare la malattia prodotta dal virus.

Sta studiando farmaci ad azione antivirale e sviluppando un vaccino. Ogni scienziato, nel suo specifico settore, offre un contributo affidabile. Il caos che crea confusione tra i cittadini è quello di confondere bioinformatici, che descrivono problemi biologici a livello molecolare con metodi informatici, agli studiosi di virologia, ai biologi molecolari, ai microbiologi e infine agli epidemiologi.

La scienza si basa sui fatti e sulle evidenze degli esperimenti affidabili che superano la verifica tra pari, peer review e sono pubblicati su riviste scientifiche internazionali di riconosciuta autorevolezza.

Le riviste scientifiche dotate di processo di verifica (peer review) sono 28.100ù; e quantità e qualità delle pubblicazioni sono espresse dal noto “hindex” o indice di Hirsch la cui verifica si può fare su “Google Scholar” o su “Scopus” o “Web of Scholar”.

Se qualcuno vuole esporre tesi diverse o di confutazione di quelle ufficiali ha a disposizione una marea di riviste scientifiche, in luogo dei monologhi televisivi o inviando video attraverso le chat dei social.  

Fatta questa premessa vorrei parlare della recente pubblicazione su Nature di una settimana fa dal titolo: “Profile of a killer: the complex biology powering the coronavirus pandemic “ (Profilo di un killer: la complessa biologia che alimenta la pandemia di coronavirus) e dal sottotitolo “Scientists are piecing together how SARS-CoV-2 operates, where it came from and what it might do next — but pressing questions remain about the source of COVID-19” (Gli scienziati stanno mettendo insieme il modo in cui opera SARS-CoV-2, da dove proviene e cosa potrebbe fare dopo - ma rimangono domande urgenti sulla fonte di COVID-19).

Un articolo che attinge a molte ricerche internazionali che riguardano l’origine del coronavirus, mostra le numerose incognite e l’unica certezza raggiunta rappresentata dal passaggio del virus all’uomo attraverso un animale, probabilmente selvatico facendo il noto salto di specie o spillover. Punto e fine delle certezze, che molti soggetti, affetti invece da dogmatismo commisto a notevole analfabetismo scientifico, spacciano come verità acquisite non citando mai uno o più lavori scientifici pubblicati, soggetti a verifica tra pari ed effettuati da scienziati di comprovata affidabilità e competenza.

Nell’articolo pubblicato si apprendono informazioni importanti. Leggiamo che “Una volta all'interno del corpo, il virus utilizza un arsenale diversificato di molecole pericolose. E le prove genetiche suggeriscono che si è nascosto in natura probabilmente per decenni.

Ma ci sono molte incognite cruciali su questo virus

(…) i coronavirus si distinguono davvero per i loro genomi. Con 30.000 basi genetiche i coronavirus hanno il più grande genoma di tutti i virus RNA. I loro genomi sono più di tre volte più grandi di quelli dell'HIV e dell'epatite C e più del doppio dell’influenza “.

Un’altra informazione rilevante è che: I coronavirus sono anche uno dei pochi virus a RNA con un meccanismo di correzione genomica che impedisce al virus di accumulare mutazioni che potrebbero indebolirlo. Questa capacità potrebbe essere il motivo per cui i comuni antivirali, come la ribavirina, che possono contrastare virus come l'epatite C, non sono riusciti a sottomettere SARS-CoV-2. I farmaci indeboliscono i virus inducendo mutazioni. Ma nei coronavirus, il correttore di bozze può eliminare quei cambiamenti.

Sull’origine di SARS 2 è ancora una domanda aperta”. Verificata una differenza fondamentale la chiave” di entrata nelle cellule umane (proteina S ha un dominio legante) DIVERSA da quella del VIRUS del PIPISTRELLO, genere rhinolophus, denominato RaTG 13 che ha un genoma identico a covid 19 al 96%.

L’IPOTESI è che, per scambio di materiale genetico tra il virus del pipistrello e quello del pangolino (ricombinazione) è stato generato il covid 19. Un’ulteriore verifica riguarda il probabile uso di un enzima (furina) presente nell’organismo umano, per “agevolare” l’entrata nella cellula della proteina spike del virus. Equilibrio e rigore in una vicenda dai mille interrogativi per scongiurare rischi di ogni natura.

https://www.nature.com/articles/d41586-020-01315-7

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