ANNO XIV Settembre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Martedì, 19 Maggio 2020 08:19

Ma il corso di Medicina a Taranto rischia il flop

Written by  Gianni Liviano
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L’allocazione della facoltà di medicina  a Taranto  e l’utilizzo dei fondi,   in precedenza   destinati al recupero dei palazzi Troilo, Carducci e Garibaldi,  per l’acquisto della ex sede della Banca d’Italia, rischiano di raccontare una politica fatta di annunci roboanti e di vuoto di visione.

Chiariamoci subito: Taranto ha bisogno come il pane di percorsi formativi seri, strutturati e di qualità.

Ne ha bisogno per alzare il livello qualitativo di una città che deve uscire fuori dalla cultura degli slogan e degli annunci, e deve invece investire sulla crescita culturale in una comunità che, duole dirlo, non è purtroppo di alto profilo.

Per investire sul suo futuro,  Taranto ha necessità di bloccare l’esodo dei suoi giovani.  Per alzare il suo ivello qualitativo, Taranto deve indubbiamente puntare sul rafforzamento dell’offerta formativa e sulla diversificazione di essa. Taranto ha bisogno insomma di un’offerta formativa universitaria importante, di livello.

L’offerta formativa però deve avere delle caratteristiche:  la prima è la qualità.   Quando avvii una proposta formativa essa dev’essere di alta qualità, tanto da poter attrarre l’interesse di quanti più giovani possibili. Devi fare una cosa, anche piccola, che però nessuno deve saper fare meglio di te.  Doppiare cose già esistenti nel raggio di pochi chilometri non ha molto senso.

La seconda caratteristica della proposta formativa, se si intende far rimanere al termine del ciclo di studi i giovani sul territorio,  è che essa dev’essere  coerente con la visione di futuro e se possibile con le sue vocazioni naturali. Tutto questo  richiede la chiarezza della visione di futuro e l’identificazione di quali siano gli assett primari del suo sviluppo.  Il territorio Taranto non è circoscritto al perimetro della città ma guarda alla Basilicata, alla Calabria e rivendica la centralità all’interno del Mediterraneo.

La terza caratteristica è che l’offerta formativa proposta su un territorio deve fare sistema con l’offerta realizzata nei territori limitrofi.

Fare medicina a Taranto  rischia di  diventare una ripetizione di qualcosa che, con ben altra tradizione, strumenti e potenzialità, esiste già  da moltissimi anni a Bari,  a pochi chilometri di distanza da noi. In piu’ a Matera se ne sta per aprire un nuovo corso.  Il numero dei possibili fruitori dell’offerta a Taranto sarebbe pertanto penalizzato..

Per quale ragione gli studenti dovrebbero iscriversi a Taranto a Medicina. : in una costituenda facoltà senza storia, senza laboratori, senza ospedale di livello, senza nulla insomma  ?

Ricordo che lo scorso anno  fu annunciata e inaugurata la nascita della facoltà di medicina  in una onferenza stampa dove c’erano, tra gli altri,  il presidente della Regione Puglia  e il sindaco di Taranto senza che il Ministero all’Università   avesse autorizzato l’avvio del corso di laurea.

La politica dev’essere fatta avendo in mente una visione sistemica e di prospettiva. Le ricerche degli eventi e gli annunci roboanti anche di cose importanti, ma inutili, non servono a molto.

Il problema vero è che fare medicina a Taranto ha due retro pensieri: il primo è che Taranto è un’isola a se, incapace di ragionare a sistema con i territori confinanti, il secondo è che in una città inquinata e con tante malattie, fa figo e risponde all’emotività delle persone, fare medicina.  Fa figo, crea consensi e la politica insegue i consensi.

Per acquistare la sede destinata alla facoltà di medicina, cioè la banca d’Italia, la giunta regionale  ha deciso, di concerto con il comune di Taranto, di stornare i fondi già destinati alla valorizzazione dei palazzi Carducci, Troilo e Garibaldi per i quali già aveva annunciato l’avvio dei lavori di ristrutturazione.

Quindi i fondi che dovevano essere utilizzati per il recupero dei palazzi citati, come d’incanto non ci sono più.  Si annunciano ripetutamente grandi fondi per la città di Taranto, ma poi se vedi meglio sono sempre risorse sottratte da qualche altra parte.

In questo caso i fondi per l’acquisto della Banca d’Italia hanno una storia antica.   Unitamente ai fondi utilizzati per ristrutturare  il teatro Fusco,  sono fondi europei  trovati dal  sindaco Rossana Di Bello e poi salvati dal sottoscritto. Quei fondi erano stati destinati a palazzo Troilo, palazzo Garibaldi e palazzo Carducci, non all’acquisto della banca d’italia.  Sia chiaro:io stesso  avevo chiesto qualche anno fa alla regione puglia, in seno al  tavolo Cis, di rilevare la sede della banca d’italia  per farla diventare, tra l’altro, il centro della filiera formativa legata alla blue economy.  Non però con i fondi destinati ad altro.

Sottrarre i fondi alla ristrutturazione dei 3 palazzi  racconta miopia e mancanza di visione, soprattutto se cosi’ facendo si contraddicono una serie di annunci . Nell’ottobre 2017 la Giunta comunale aveva fatto sapere che “palazzo  Troilo e palazzo Carducci avranno una destinazione socio culturale il primo e culturale il secondo,mentre palazzo Garibaldi sarà destinato ad attività ricettive”.

Nel settembre 2019 poi, sempre la Giunta Comunale di Taranto,  aveva addirittura annunciato, in merito ai tre palazzi ,  che”all’inizio del 2020 riusciremo a procedere all’affidamento dei lavori di restauro”.

Qualche settimana fa su facebook l’assessore Occhinegro  aveva annunciato quanto segue: “Palazzo troilo è pronto ad una nuova vita con  un progetto di valorizzazione firmato  dallo studio del famoso architetto Cucinella”.

Nonostante i molteplici annunci, ora pero’ le risorse destinate a quei palazzi , serviranno ad altro.

Riepilogando ci chiediamo: Medicina a  Taranto è davvero il modo migliore per rafforzare la proposta formativa.  Risponde ad un’esigenza razionale o ad un’esigenza emotiva ?

Sottrarre i fondi dei palazzi, dopo averne annunciato utilizzi clamorosi, addirittura l’incarico ad un architetto di prestigio come Cuccinella per la ristrutturazione di palazzo Troilo, è davvero molto serio ?

Aspettiamo con fiducia che le promesse del sottosegretario Turco di aver diversamente trovato le risorse per l’acquisto dei palazzi. Con minore  fiducia aspettiamo che finisca la politica degli annunci, degli slogan e della mancanza di visione.

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