ANNO XIV Ottobre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Lunedì, 31 Agosto 2020 16:40

I tuoi ricordi non coincidono con i fatti? È la ricodifica della memoria

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Uno studio smentisce che l'imprecisione nel ricordare sia legata all'età: anziani e giovani memorizzano allo stesso modo. Le discrepanze con la realtà effettivamente vissuta dipendono invece dalle relazioni tra due tipi di memoria, quella semantica e quella episodica.

Abbiamo tutti sperimentato quanto i nostri ricordi possano avere la straordinaria capacità di ingannarci e farci credere di essere precisi quando non lo sono. Come quando siamo certi che il nostro giocatore preferito abbia segnato una tripletta "quell'anno", tripletta in realtà segnata tre stagioni dopo, o quando ci ricordiamo di aver perso il nostro bagaglio in vacanza a Tenerife, mentre si trattava di un viaggio a Lisbona. I ricercatori che indagano sulle stranezze della memoria umana hanno una serie di teorie per spiegare come i nostri ricordi possano essere alterati riuscendo così a dare una spiegazione alle discrepanze tra fatti e ricordi. 

In un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Memory, i ricercatori della City University of London e dell'Università dell'Hertfordshire, hanno indagato su come i ricordi più vecchi possano essere confusi con quelli nuovi, fenomeno noto come "riconsolidamento e interferenza" e si sono chiesti se l'età di una persona possa influire in qualche modo su questo processo. I risultati dello studio suggeriscono che nelle persone esposte a un potenziale accavallamento di nuovi e vecchi ricordi episodici - ricordi di eventi e situazioni specifiche in cui ci siamo trovati in passato e di dove e quando questi fatti hanno avuto luogo - le persone anziane si comportano in modo simile ai giovani adulti.

La ricodifica della memoria

Questo risultato è interessante perché, sebbene limitata, la ricerca in questo campo aveva finora suggerito che i più anziani ottenessero prestazioni peggiori rispetto ai più giovani. Secondo il concetto di riconsolidamento, quando i ricordi vengono recuperati, divengono suscettibili di essere modificati e rielaborati e quindi ri-memorizzati.

Si ritiene che la ricodifica di un ricordo possa avvenire quando si rievocano i ricordi del proprio passato più o meno nello stesso momento in cui si codificano nuove esperienze nella memoria. L'idea è che i nuovi ricordi si confondano con i ricordi più vecchi che vengono richiamati alla mente, il che può alterare il ricordo più "antico".

Ci sono due tipi di memoria dichiarativa che possiamo consapevolmente richiamare: la memoria episodica, come il giorno di un matrimonio, il primo giorno di scuola, o di una vacanza, la memoria del dove e quando un evento che abbiamo vissuto in prima persona ha avuto luogo; la memoria semantica, che è il nostro ricordo di fatti, idee, significati e concetti - la nostra conoscenza generale, la memoria del sapere. I ricordi più saldamente ancorati possono essere più resistenti alla confusione e la memoria semantica può rafforzare o addirittura distorcere quella episodica, colmandone i vuoti.

Due esperimenti con immagini e parole

Lo studio si è dato come fine di spiegare l'impatto della memoria semantica sulla comprensione, di verificare se il riconsolidamento o l'interferenza abbiano un effetto sulla memoria episodica e chiedersi se l'età influisca sull'accuratezza della memoria episodica. Per questo sono stati condotti due esperimenti quasi identici.

Nel primo, che ha coinvolto 178 partecipanti (89 adulti più giovani di età media 27 anni, e 89 adulti più anziani senza deficit cognitivo di età media 73 anni) sono state mostrate otto immagini accoppiate con parole comunemente note, fino a quando i partecipanti non sono stati in grado di ricordare correttamente tutti gli accoppiamenti per due volte di fila. Il giorno successivo, la metà degli abbinamenti sono stati mostrati di nuovo brevemente ai partecipanti, ai quali è stato chiesto di ricordarle "di nascosto" (cioè di non rivelare di averle ricordate), poco prima che tutte le immagini del giorno prima fossero mostrate con nuovi abbinamenti a parole comunemente note. Una settimana dopo è stato chiesto ai partecipanti di ricordare una serie di abbinamenti di immagini e parole, compresi gli abbinamenti del primo giorno e gli abbinamenti rivisti del secondo giorno.

Il secondo esperimento ha coinvolto nuovi partecipanti a cui sono state mostrate immagini e parole il cui accoppiamento non era ovvio, il che impediva di fare affidamento sulla propria memoria semantica per colmare le lacune di quella episodica come era invece il caso nel primo esperimento. È stato osservato che, in entrambi gli esperimenti, come atteso, il gruppo degli anziani ha impiegato più tempo rispetto a quello dei giovani per ricordare gli abbinamenti di immagini e parole. Tuttavia, è stato anche riscontrato che, in entrambi gli esperimenti, non vi era nessuna differenza nella precisione della memoria episodica tra anziani e giovani.

"Questi risultati sono coerenti con un numero crescente di prove che dimostrano che l'invecchiamento non è associato a un tasso più elevato di errori di memoria e che i ricordi episodici degli anziani possono non essere più suscettibili di effetti di riconsolidamento o di interferenza rispetto ai ricordi dei più giovani", commenta l'autore principale, Mark L. Howe, professore di Psicologia alla City University of London. AGI

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