ANNO XIV Ottobre 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Sabato, 05 Settembre 2020 18:58

Referendum: le ragioni del “NO”. di Fucsia Nissoli Fitzgerald

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Il 20 e 21 settembre, si terrà il quarto referendum costituzionale della storia repubblicana, quello attinente la riforma istituzionale che taglia il numero dei parlamentari portando il numero complessivo di deputati e senatori a 600.

Si vota anche all’estero con il vecchio metodo per corrispondenza e i plichi elettorali ormai sono già arrivati nelle nostre case o stanno per arrivare.

Purtroppo, ci sono anche alcune difficoltà legate all’operatività dei consolati a causa della pandemia che continua ad essere presente anche in Usa.

Dico subito che io voterò NO e lo farò prima di tutto perché questa riforma è una finta riforma che non risolve i problemi legati alle lungaggini dell’iter parlamentare per approvare le leggi, bensì un taglio della rappresentanza che colpisce di più la Circoscrizione Estera, insomma un provvedimento dettato dal populismo che pretende di assurgere a rango costituzionale!

In riferimento alla Circoscrizione Estera, voglio ricordare che, durante l’esame della riforma in Parlamento, ho chiesto, più volte, lo stralcio di tale Circoscrizione dalla riforma per permettere di avviare un dialogo condiviso su una riforma organica della rappresentanza degli italiani all’estero, compresi Comites e Cgie. Ma il Governo ha fatto orecchie da mercante e tanto meno sono stata sostenuta dai miei colleghi. Ora tutti sono allarmati perché la rappresentanza estera in Parlamento diventerebbe ancora più residuale e ancora meno efficace, compresi coloro che erano pronti a votare l’abolizione dei senatori eletti all’estero, proposta nel precedente progetto di riforma targato Renzi.

Voterò NO perché non è giusto trattare circa sei milioni di italiani all’estero, come se fossero una grande regione italiana, come un accessorio del sistema democratico nazionale senza dar loro il peso democratico che meritano. Con la riforma gli eletti all’estero passerebbero complessivamente dagli attuali 18 a 12 (otto deputati e quattro senatori). In questo modo, si avrebbe uno squilibrio ancora più forte nella rappresentanza dei cittadini residenti all’estero rispetto a quelli residenti in Italia tanto che un deputato eletto in Italia rappresenterebbe 150.000 abitanti, uno eletto all’estero 700.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia circa 300.000 abitanti, uno eletto all’estero oltre 1 milione e 400 mila iscritti AIRE.

Una disparità che andrebbe a ledere gravemente il principio di uguaglianza tra i cittadini sancito dall’articolo 3 della Costituzione, dove si afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”.

Un principio che appare del tutto estraneo a questa riforma e che aumenta il divario tra italiani all’estero e italiani dentro i confini nazionali sul piano della capacità di espressione della propria rappresentanza, vale a dire: se sono iscritto all’Aire il mio voto conta di meno.

Una cosa inaccettabile!

Inoltre, un taglio siffatto dei parlamentari eletti all’estero non tiene in debito conto il rapporto eletti/elettori in uno spazio elettorale grande come un continente e che, a causa della riduzione dei rappresentanti, potrebbe ampliarsi ancora di più con l’aggiunta di un secondo continente.

Ne risentirebbe, senza dubbio, anche il lavoro parlamentare.

Credo siano ragioni sufficienti per dire NO, e voglio aggiungere che il paventato risparmio non è così rilevante a fronte di una concentrazione del potere nella mani di poche persone e che comunque non incide in modo determinante sulle lungaggini legislative. Forse sarebbe stato meglio e più efficace modificare i regolamenti parlamentari per snellire il processo di legificazione. Inoltre, c’è il serio rischio che senza tali modifiche, un numero più esiguo di parlamentari debba far fronte alla stessa mole di lavoro prevista per un Parlamento più grande, finendo paradossalmente per allungare i tempi in un meccanismo bicamerale che ancora lo stesso di prima. E allora che riforma è? Uno specchietto per le allodole con l’aggravante che fa male soprattutto agli italiani all’estero!

Spero che i cittadini riflettano bene e che le informazioni arrivino a tutti i residenti all’estero come ho chiesto in una lettera al Ministro Di Maio sottolineando che l’Amministrazione degli Esteri dovrebbe investire di più nel fare informazione mirata ai connazionali sulle questioni elettorali in maniera oggettiva per permettere loro di scegliere liberamente con il proprio voto. In tale lettera ho suggerito al Ministro l’importanza di realizzare una campagna informativa che coinvolga anche la stampa italiana all’estero, giornali e radio televisioni locali operanti tra le Comunità italiane nel mondo e i social media, affinché l’informazione possa meglio raggiungere i destinatari.

Il 3 settembre scorso, il Ministro Di Maio mi ha risposto, con una lettera che allego, sottolineando che “il sito istituzionale e i canali di social network sono ampiamente utilizzati al fine di raggiungere l’ampia platea dell’elettorato all’estero. Fondamentale è ance l’azione delle rappresentanze diplomatico-consolari: ogni Sede cura infatti la campagna informativa sui propri siti istituzionali, canali social e attraverso tutti i mezzi i di informazione ritenuti localmente più opportuni, quali i giornali e i programmi televisivi e radiofonici”.

Una risposta che lascia ben sperare su un voto consapevole della posta in gioco per la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero grazie ad una informazione istituzionale obiettiva e capillare. Se alla fine della vostra riflessione giungerete alle stesse mie conclusioni ne sarò felice ed il nostro NO avrà salvato il valore del voto all’estero!

Buon voto a tutti!

Deputata di Forza Italia eletta all'Estero America centro e nord

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