ANNO XVI Settembre 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Domenica, 03 Aprile 2022 09:25

L'appello di Kuleba: "L'Italia ci mandi armi, il peggio deve ancora venire"

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Dmytro Kuleba ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ministro degli Esteri ucraino

Il ministro degli Esteri ucraino: "Abbiamo vinto la battaglia di Kiev, ma quella per il Donbass e nel Sud sta per cominciare e sarà terribile, devastante. Lo prova tra l'altro lo scempio di Mariupol". 

"Noi ci aspettiamo dall'Italia le armi necessarie a difenderci e siamo felici si sia assunta il ruolo di Paese guida nello sforzo di farci entrare in Europa come membro a pieno titolo": ad affermarlo è il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, in un'intervista al Corriere della Sera in cui ha avvertito che "siamo nel mezzo della guerra, il peggio deve ancora venire". "L'Ucraina ha vinto la battaglia di Kiev, ma quella per il Donbass e nel Sud sta per cominciare e sarà terribile, devastante, lo prova tra l'altro lo scempio di Mariupol", ha spiegato, "noi siamo pronti, non ci tireremo indietro e speriamo nel vostro sostegno".

Per il capo della diplomazia di Kiev la scelta italiana di farsi garante della sicurezza ucraina "negli assetti eventualmente nati dal processo di pace è un segno di grande amicizia e serietà". "Sappiamo che in Italia ci sono forze vicine a Putin: vorrei dire che ciò è immorale, illegale e politicamente perdente", ha aggiunto, "chi sta con Putin sostiene i crimini di guerra. Sulla questione garanzie, vorrei comunque rassicurare gli italiani: si possono trovare modi per cui le garanzie non comportano automaticamente il vostro coinvolgimento bellico diretto".

Parlando di una possibile visita di Papa Francesco in Ucraina, Kuleba ha espresso una certezza: "Come cristiano credo fermamente che Dio apprezzerebbe grandemente la visita del Papa a Kiev e noi lo accoglieremmo a braccia aperte". "Qui tanti cristiani muoiono, anche tanti cattolici che combattono al nostro fianco, e lui certo potrebbe portare loro conforto", ha aggiunto. La visita del Pontefice "la stavamo preparando da ben prima dello scoppio della guerra il 24 febbraio e adesso diventa anche molto piu' importante". AGI

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