ANNO XVI Luglio 2022.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 18 Maggio 2022 08:19

L'attesissima Biennale di arte contemporanea di Dakar

Written by  Angelo Ferrari
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Dopo un rinvio nel 2020 a causa del Covid, la quattordicesima edizione della manifestazione accoglie fino al 21 giugno il meglio della creazione artistica del continente. 

Installazioni “giganti” hanno preso vita sulla cornice di Dakar come simbolo e monito degli artisti che si vogliono impossessare dello spazio pubblico. Giovedì aprirà i battenti, in Senegal, l’attesissima Biennale di arte contemporanea, alla sua quattordicesima edizione. E la novità di quest’anno sono proprio le opere degli artisti che “invadono” lo spazio pubblico.

Di fronte al blu magnetico dell'oceano, gli abitanti si avvicinano silenziosamente ai due mausolei a forma di piramide. Dentro e fuori, decine di volti per terra, gli occhi chiusi per sempre, alcuni che urlano. Le scarpe sfuggono dai mausolei, allineate fino al bordo della scogliera, come se cadessero in mare. Una potente rievocazione e denuncia, da parte dell'artista senegalese Yakhya Ba, delle tragedie dell'immigrazione clandestina che hanno coinvolto tante famiglie africane.

Poco più avanti, un imperturbabile cane fuori misura è oggetto di selfie di divertiti residenti, l'obiettivo dell'egiziano Khaled Zaki è portare gioia ai bambini e sollevare il problema dei cani randagi nella capitale. Abbattere "le pareti di gallerie e musei", spostare "lo studio dell'artista in strada" e spezzare "l'immaginario elitario che il cittadino ha dell'arte": questo progetto "Doxantu" (il lungomare, in lingua wolof) è un vero e proprio “advocacy per un'arte più presente nello spazio pubblico”, spiegano gli organizzatori della Biennale.

La capitale del Senegal, Dakar, è rinomata per la sua energia creativa, in un paese che ha visto la nascita di grandi artisti come Ousmane Sow. Dopo un rinvio nel 2020 a causa del Covid, la quattordicesima edizione della Biennale accoglie fino al 21 giugno il meglio della creazione contemporanea del continente.

L'edizione 2018 ha attirato quasi 250.000 visitatori, di cui oltre 50.000 dall'estero. Sono rappresentati 85 paesi e più di 2.500 artisti. Il direttore artistico, El Hadji Malick Ndiaye, ha la franchezza di osservare che, in questo Paese povero, "la società, al di là degli attori culturali, non ha sempre vissuto la Biennale", nonostante le centinaia di mostre e luoghi aperti a tutti e la copertura mediatica.

Per questa ragione ha chiesto a 17 artisti di realizzare opere monumentali per “dialogare” con i luoghi lungo la corniche (villaggio di pescatori, università, carcere), e ha programmato performance “in luoghi remoti” nella capitale. Il tema di questa edizione è "Ndaffa (la fucina, in Wolof), "la costruzione di nuovi modelli". Quasi 300 mostre a Dakar e nelle isole di Ngor e Gorée, e un centinaio in altre città e paesi della diaspora, sono in programma IN e circa 350 progetti in OFF. “Questa Biennale è simbolicamente forte perché è avvenuta dopo la crisi del Covid-19 che ha scosso e messo alla prova i Paesi africani”, sottolinea Ndiaye sentito dalla France Presse.

"L'Africa è al crocevia di diversi cambiamenti: movimenti per una nuova appropriazione del patrimonio africano, domande sul franco Cfa (la cosiddetta moneta coloniale, nda), sull'autonomia dei paesi africani, disordini in diversi paesi, nascita di una nuova coscienza cittadina..." In questa Biennale, “invitiamo gli artisti ad avere i propri punti di vista su tutto questo, a forgiare nuovi modi di pensare, a fare di tutto per non chiudersi in sé stessi e non andare alla deriva. Insomma, far scoppiettare la cultura."

La mostra internazionale presenta, in un ex tribunale dall'atmosfera senza tempo, 59 artisti visivi, provenienti da 28 paesi, di cui 16 africani e 12 della diaspora. Tra questi, i visitatori potranno farsi coinvolgere dalle visioni oniriche dell'arte contemporanea africana, dalle opere del pittore senegalese Omar Ba, da un video del sudafricano Sethembile Msezane o da un'installazione che trasporta nello spazio la franco-togolo-senegalese, Caroline Gueye, anche lei astrofisica.

Tra le altre mostre chiave, una "foresta" di 343 sculture - uomini, donne, bambini, senza braccia, come sopraffatti - del senegalese Ousmane Dia, che denuncia le disuguaglianze, invitando a costruire un nuovo ordine "che si sofferma maggiormente sulla dignità umana". Un simposio scientifico, organizzato dallo scrittore Felwine Sarr, discuterà della restituzione del patrimonio africano. "Questo è anche il momento in cui dall'altra parte del mondo c'è una guerra", ha detto Ndiaye dell'invasione russa dell'Ucraina. "Quando le armi scoppiettano, dobbiamo far scoppiettare la cultura e scommettere ancora di più su di essa”. AGI

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