ANNO XIV Gennaio 2020.  Direttore Umberto Calabrese

"Riqualificare con urgenza la rete dei depuratori pugliesi. Non possiamo più accettare lo scempio del nostro mare e delle falde acquifere e lo spreco di fondi Ue cui abbiamo assistito finora".

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"Il fatto che l'ex commissario, Enrico Bondi, e l'attuale, Piero Gnudi, siano finiti nel registro degli indagati per la gestione della discarica Mater Gratiae dell'Ilva può stupire solo coloro che credono alle balle del premier Renzi su uno stabilimento in via di risanamento.

La verità è che l'Ilva continua a inquinare e a uccidere, in barba a tutte le raccomandazioni dell'Ue e alle denunce dei cittadini". Lo dice l'eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D'Amato, in merito alla decisione della Procura di Taranto di iscrivere nel registro degli indagati l'attuale commissario straordinario dell'Ilva Piero Gnudi e il suo predecessore Enrico Bondi, ai quali viene contestata l'ipotesi di reato relativa a getto pericoloso di cose e gestione non autorizzata dei rifiuti relativamente alla discarica 'Mater Gratiae'.

"Al di là delle responsabilità individuali, che verranno accertate in sede giudiziaria - continua l'eurodeputata tarantina - resta il fatto che in questi anni l'Ilva ha continuato a operare sulla pelle dei cittadini e della città, senza che venissero portate a termine le misure promesse per ridurre l'impatto ambientale dello stabilimento". 

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“Studia ilpassatose vuoiprevedereil futuro”

Confucio

“La storia dell'umanità è quasi totalmente una narrazione di progetti falliti e speranze deluse”

Samuel Johnson

A distanza i poco più di una settimana dalla imponente esplosione avvenuta nella provincia diTianjin, nel nord della Cina, in undeposito di carburante di un'area industriale, con 141 morti accertati, 90 dispersi e centinaia di feriti, le 700 tonnellate di cianuro di sodo saltate in aria, hanno prodotto una piaggia acida che determina arrossamenti ed orticaria a contatto con la pelle e mentre il governo continua ad affermare che non si sono superati i livelli di guardia, l’allarme da parte della stampa internazionale è molto alto ed i cittadini sono esasperati,  non solo dal mancato intervento del governo, ma anche dalla mancanza di notizie certe  sullapossibilità di contaminazione delle acque, con studi privati che indicano i valori di cianuro "più alti del doppio rispetto a quanto è considerato sicuro".

La Cina resta uno dei paesi a più alto indice di inquinamento e col più basso grado di protezione ambientale ed individuale al mondo e la cosa sorprende considerando la grande attenzione ecologica delle due grandi filosofie che hanno composto quella civiltà: la Taoista e la Confuciana.  

Linfen è una città mineraria dello Shanxi, una provincia della Cina nord orientale, dal cui sottosuolo si estraggono i due terzi del fabbisogno di carbone del Paese. L'intero Shanxi è inquinato dall'attività mineraria, ma fra tutte le sue città questa è forse la più contaminata.

Qui, infatti, si trovano concentrate centinaia di miniere di carbone, raffinerie e impianti siderurgici che rilasciano nell'atmosfera quantità di polveri e ossidi di zolfo che superano di diverse volte i limiti fissati dall'Organizzazione mondiale della Sanità.

La stessa autorità ambientale nazionale ha classificato Linfen come la città con la peggiore qualità dell'aria di tutta la Cina. Il problema, però, non è solo l'aria, ma anche l'acqua: poiché l'industria ne assorbe quantità sempre maggiori gli abitanti ne hanno sempre meno, al punto che è razionata in molte città della regione. Ancora, nella provincia cinese dell'Anhui, si estrae e lavora il piombo. Da questa provincia deriva più o meno la metà del fabbisogno nazionale.

Lo si estrae dal sottosuolo e lo si recupera dalle batterie esauste. A causa dell'arretratezza delle tecnologie impiegate e della diffusa illegalità (anche dei processi industriali), grandi quantità di metallo vengono disperse nell'ambiente.

Dai controlli effettuati è stato rilevato che nella città principale, Tianying, il piombo si trova ovunque: nel suolo, nelle acque e persino in sospensione nell'aria, in minuscole particelle che possono essere facilmente inalate.

Concentrazioni di piombo che superano di diverse volte i limiti consentiti dalle stesse leggi cinesi sono state riscontrate nei raccolti, negli animali e nel sangue degli esseri umani.

Nello scorso mese di marzo Chai Jing, una ex-giornalista televisiva di 39 anni, ha prodotto a sue spese e pubblicato online un documentario sull’inquinamento in Cina: “Under the dome” (Sotto la cupola), dove spiega e mostra come in Cina vengano utilizzati carbone e petrolio di bassa qualità per risparmiare, e che ignoranza, apatia burocratica e mancanza di legislazione fanno il resto, proprio mentre il Paese continua a galvanizzarsi sugli investimenti che fa nell’energia pulita.

Quanto a questi ultimi, sottolinea un dato interessante: i funzionari cinesi sono giudicati per quanto fanno crescere il Pil, non sui risultati ottenuti. Ragion per cui sono molti gli investimenti che partono, ma pochi quelli che vengono seguiti e valutati nel tempo.

Questa è la realtà concreta dei fatti, con il 90% delle città cinesi ad altissimo tasso di inquinamento aereo e 400 villaggi definiti dalle stesse autorità “luoghi del cancro

. Inoltre, uno studio promosso dal governo di Pechino e poi segretato, conclusosi nel 2010, si evince che in Cina l’inquinamento attuale del suolo è ancora più preoccupante di quello di aria ed acqua. Dati ufficiali del 2006 ci dicono che un terzo del suolo coltivato cinese è pieno di arsenico e la situazione, negli ultimi anni, è decisamente peggiorata.

Ora c’è chi sostiene che il problema va rivisto in termini diversi e partendo dal fatto che il governo ha oltre un miliardo di bocche da sfamare, difendendo l’allontanamento dal tradizionale equilibrio fra uomo ed ambiente che ha contraddistinto per millenni la cultura cinese.

Costoro difendono il nuovo corso partito dal 1949 , quando la Cina, con Mao, intraprese uno sviluppo agricolo-industriale a tappe forzate e che raggiunse il suo apice iconoclasta con la disastrosa stagione della cosiddetta Rivoluzione culturale, cioè l’abbattimento delle ataviche istituzioni culturali necessario all’ammodernamento e alla nazionalizzazione di questo paese-continente, ma che nel lungo periodo non aprì tanto la strada alla creazione del giardino fiorito teorizzato da Mao, quanto quella della politica mercantile iniziata da Deng Xiaoping.

Un cammino mercantile in cui l’antica economia “di sussistenza”, ha subito e continua a subire un ripensamento globale, con uno sfruttamento improprio di uomo ed ambiente.

D’altra parte è noto che lo sfruttamento del lavoro umano è sempre stato un segno peculiare dell’economia cinese, dall’antichità ad oggi senza discontinuità, e come tale ha creato non pochi imbarazzi ai governi comunisti di Pechino e ai loro grandi proclami di equità sociale, quando si faceva loro notare che le cose non erano poi cambiate di molto rispetto al feudalesimo che si pretendeva d’aver abbattuto.

Lo stesso sviluppo della scienza cinese viene storicamente ricondotto alla necessità di ottimizzare il lavoro umano a vantaggio dello Stato e non di sviluppare il lavoro meccanico a profitto del capitale privato, esigenza questa che caratterizzò invece l’Europa dal Rinascimento in poi e portò all’abbattimento della condizione feudale.

Questa lunga gestazione per molti versi ricorda anche quella che guidò le società schiavistiche del mediterraneo a scarsissimo potenziale tecnologico.

Ma mentre per un certo tempo questa posizione ha saputo favorire un approccio più ecologico al consumo delle risorse, oggi non è più così.

E per giustificare tutto questo, gli attuali governi, hanno affermato che è prioritario creare lavoro piuttosto che salvaguardare l’ambiente e, rispolverando a loro modo Confucio, affermato che le esigenze dell’individuo sono sempre subordinate a quelle della collettività e che il singolo deve sempre vedere e il suo ruolo come inserito in un contorno di doveri verso la comunità in cui vive (e specularmene verso l’ambiente); contrariamente all’europeo/nordamericano che si accorda con quelli che considera i suoi diritti di singolo - di singolo consumatore per dirla tutta - ponendo gli effetti globali delle sue azioni come lontane conseguenze dell’azione di un’anonima massa di individui di cui si sente di fare parte a malapena. Una giustificazione sottile e per certi versi non priva di fascino, ma che porta, allo stato attuale di sfruttamento indifferenziato e inquinamento crescente, ad effetti non diversi da quelli del mondo occidentale, contro la cui logica sarebbe nato l’attuale corso culturale e politico cinese.

Letture consigliate

-          Benson L.: La Cina dal 1949 a oggi, Ed. Il Mulino, Bologna, 2013

-          Di Stanislao C.: Cineserie. Note e appunti sulla Cina di ieri e più recente, Ed. CISU, Roma, 2007.

-          Russo L.: La rivoluzione dimenticata, Ed. Feltrinelli, Milano, 1998.

-          Samarani G.: La Cina del Novecento. Dalla fine dell'impero ad oggi, Ed. Einaudi, Torino, 2008.

-          Toaldo E.: Il ritorno di Confucio. L’enigma del miracolo, Ed. Riuniti, Torino, 1998.

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Un libro scritto sull’onda anomala dei ricordi, nella prima parte è come se il tempo fosse tirato da fili invisibili, dove il primo autore, che stato un dirigente dell’Italsider, va a avanti e indietro nel tempo, come un’attenta sceneggiatura.

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"L'altoforno 1 è ripartito e con esso l'inquinamento a Taranto è tornato a salire, checché ne dica l'azienda

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"Il governo nazionale ostinatamente testardo continua ad assumere in solitaria scelte importantissime per i territori. Con lo Sblocca Italia arriva l'ennesimo pugno nello stomaco, questa volta in tema di rifiuti e inceneritori, anche per la Puglia, che ha la necessità semmai di assumere scelte forti per chiudere il ciclo dei rifiuti, ma che ha scelto da anni la strada della valorizzazione della materia e della raccolta differenziata  piuttosto che della dermodistruzione.

 

La Puglia dovrà opporsi". Lo dichiara il senatore Dario Stefáno commentando il decreto legislativo che prevede la realizzazione in Italia di 12 inceneritori, di cui uno anche in Puglia.

 

"Lo Sblocca Italia  - prosegue - sembra essere nato per creare conflitti territoriali e per porsi con violenza rispetto alle scelte strategiche generate dai territori. Lo  abbiamo visto già con le trivelle e altre opere su cui i territori hanno misurato uno sguardo di prospettiva rispetto al proprio modello di sviluppo"

 

"Per quanto ci riguarda - conclude Stefáno - come forza politica chiederemo al governo regionale di opporsi anche a questo sopruso.

 

Siamo  certi che il presidente Emiliano la pensi come noi, perché altrimenti significherebbe rinunciare all'idea che il modello di sviluppo lo decidono i territori e non una decretazione assolutamente priva di condivisione e di ogni connotato di necessità e d'urgenza".

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Riceviamo e pubblichiamo nota del Meetup Taras in MovMento. La prima settimana di Agosto è già trascorsa, ma non c'è ancora nessuna traccia degli esiti delle verifica dei lavori AIA relativi alla messa a norma degli impianti Ilva di Taranto. Teniamo a precisare che l’Autorizzazione Integrata Ambientale doveva essere conclusa, per il buon 80%, entro il 31 Luglio 2015, mentre il restante 20% dovrà essere concluso nel mese di agosto 2016 (se non ci saranno altri decreti legge... ). 

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Officine Tarantine organizza una manifestazione di cui diamo notizia nella pagina. Questo mentre il tribunale avvisa che il giudice che seguirà il maxi-processo è lo stesso del processo Misseri. Mentre la Confindustria lancia allarme che non si risana spegnendo l'altoforno 2

Impianto vetusto di oltre mezzo secolo, messo sul tavolo ipocrita di un impossibile rinnovamento. Questa morte orribile di un figlio della nostra terra, deve costituire un monito per tutti, dalla Regione in su e giù. Il consiglio regionale esordirà a Taranto, si dice nelle stanze baresi.

L'altro giorno qualcuno mi descriveva il posto dove è avvenuto l’incidente. 

Ilva - Quel pasticciaccio brutto della morte di Alessandro, la magistratura chiude altoforno

Davanti ad una porta di inferno, gli addetti alla temperatura della ghisa, prendono il dato, prima che il liquido infuocato rompa la membrana e si riversi nel fiume di fuoco. Il lavoratore assiste alla colata ad una distanza di 20 metri.  Il liquido è pesante, cade separandosi dalla loppa ancora più pesante che prende un’altra strada. Un’operazione fatta chissà quante volte, di routine.

L’altro giorno qualcosa di imprevisto è accaduto, il liquido infuocato non è caduto di botto, come al solito come un “piscio di un prostatico” dice un lavoratore, ma è schizzato in alto investendo Alessandro. E qui sorge un altro aspetto che riguarda il sistema di sicurezza.  Alessandro aveva la tuta e scafandro previsto per quel luogo? Se così non fosse sarebbe davvero un brutto pasticcio che riguarda anche altre responsabilità organizzative di reparto.  

Il terreno è davvero complesso e articolato, di questa morte i responsabili sono davvero molti, troppi. Un ‘intera provincia deve domandarsi il senso di questa drammatica storia

MARTEDì 30 GIUGNO FIACCOLATA CITTADINA VERSO LO STABILIMENTO ILVA.

La Procura di Taranto ha disposto il sequestro, senza facoltà d'uso, dell'altoforno 2 dell'Ilva, il reparto in cui l'8 giugno scorso ha subito un terribile incidente, mentre misurava la temperatura della ghisa, l'operaio 35enne Alessandro Morricella, morto dopo quattro giorni per le gravi ustioni riportate sul 90 per cento del corpo.

Questo provvedimento è indicativo della condizione di insostenibilità nella quale versa lo stabilimento, sia dal punto di vista della sicurezza dei lavoratori, che per quanto riguarda la qualità della vita degli abitanti della città. La morte di Alessandro è la quinta avvenuta dentro lo stabilimento negli ultimi tre anni, dai giorni del sequestro del Luglio 2012: Angelo Iodice, Claudio Marsella, Ciro Moccia e Francesco Zaccaria rappresentano altri omicidi di Stato.

In una situazione nella quale l’esposizione a rischi e danni ambientali e sanitari è tutt’ora presente, sia per chi lavora all’interno della fabbrica che per chi vive a Taranto e nei territori circostanti, è necessario che la città torni protagonista delle scelte che la riguardano.

Sarebbe infatti intollerabile che l’ennesimo incidente mortale che ha coinvolto l’ennesima giovane vita travolta da questo sistema di produzione insostenibile e ingiusto rimanga sotto silenzio.

I decreti disposti in questi anni, con il beneplacito della Corte Costituzionale, sono stati fatti solo a garanzia produttiva per i creditori dello stabilimento, banche in primis. Nel frattempo solo briciole per Taranto rispetto agli 8 miliardi di euro previsti per bonificare. Anche l'eventuale e improbabile realizzazione dell'Aia aumenterà il rischio sanitario per 12 mila persone.

Qual è il prezzo in vite umane, dentro e fuori la fabbrica, che la città di Taranto deve ancora pagare? Non esiste una soglia, neppur minima, di danno ambientale e sociale che riteniamo accettabile.

Esigiamo interventi veloci, netti e irreversibili, che fermino gli impianti e la produzione, nell’ottica dell’azzeramento delle fonti inquinanti e di un processo di riconversione ecologica della città, che consenta alla fasce più emarginate ed impoverite della popolazione di avere finalmente un livello di vita dignitoso.

Non è più tollerabile che fondamentali provvedimenti che ci riguardino vengano decisi senza interpellare la città, al fine di conseguire interessi incompatibili con la qualità della vita delle cittadine e dei cittadini.

Quante morti e quanti incidenti sono ancora necessarie per rendersi conto che il futuro di questa città è incompatibile con questa fabbrica? Quante malattie e sofferenza devono ancora essere tributate al mostro d’acciaio prima di congedarsi definitivamente con questo modello di sviluppo inumano e insostenibile?

Azzerare l’esposizione ai rischi e danni ambientali, chiudere tutte le fonti inquinanti, bonificare dentro e fuori lo stabilimento con il controllo della popolazione, mobilitarsi per pretendere un futuro dignitoso per tutti coloro che vivono in città e per chi lavora in fabbrica: è questo l’unico programma di intervento politico compatibile con la qualità della vita e le legittime aspettative di chi ha già troppo sofferto per le ragioni della produzione nazionale.

 Diamo appuntamento a tutti i cittadini Martedì 30 Giugno alle ore 19.30 presso Piazzale Democrate, per una fiaccolata che si dirigerà verso l'ingresso dello stabilimento Ilva con l'intento di prendere parola e confrontarsi con i lavoratori.

Crediamo quella data sia simbolica perchè precede  l'udienza preliminare del processo Ambiente Svenduto di Mercoledì 1 Luglio, la prima dopo il recente arresto di Fabio Riva.

Published in Taranto

Le Vignette di Paolo Piccione

…questo non è amore 2018”… e Pinocchio

 

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