ANNO XIV Giugno 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Giovedì, 30 Luglio 2015 09:59

Immigrati: la vergogna dell’Europa passa dall’esercito a Calais fino ai muri in Ungheria Featured

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Non si tratta, non si discute. L’Europa è preda del fanatismo dell’euro fobico Ukip Nigel Farage, uno che vorrebbe chiudere l’esperienza europea e chiudere in dorata solitudine un continente.

Schierare l’esercito contro i profughi che sfuggono alle guerre e agli eccidi di Boko Haram o Isis, significa aggiungere terrore a terrore.

Questo mentre in Italia, ed è cronaca quotidiana, si fa accoglienza. Mille e ottocento sono stati i migranti ospitati tra il 2011 e il 2013 in Toscana, e in altre Regioni, con un modello di accoglienza diffuso affidato al volontariato e agli enti locali. "Altri tremila profughi – dice oggi il presidente della Toscana Enrico Rossi intervenendo all'Istituto universitario europeo di Fiesole – sono arrivati negli ultimi mesi. Sono numeri in crescita, ma ancora abbastanza contenuti e sostenibili. Certo serve una strategia chiara e attiva dell'Europa per affrontare un problema che non potrà che essere in crescita tumultuosa nei prossimi mesi se non si affrontano alla radice i problemi dell'instabilità politica di tutta l'area mediterranea, che per questo dovrebbe essere al centro delle politiche dell'Unione europea".

 "C'è un nesso inscindibile che lega democrazia e lavoro – annota il presidente -: l'esclusione sociale e la povertà sono uno dei principali alimenti del terrore, oltre che delle migrazioni". E su questo occorre lavorare. 

Per Rossi l'instabilità politica del Mediterraneo ha bisogno di una risposta che deve tenere insieme l'iniziativa diplomatica e militare da una parte e politiche di accoglienza civile e solidali dall'altra, che coinvolgano tutti gli Stati membri. "L'intervento per fermare l'onda montante del terrorismo fondamentalista spetta all'Onu – dice - , ma concrete politiche di accoglienza per i profughi e chi fugge da situazioni di guerra, povertà e terrore spettano a tutta l'Europa 

Rossi ribadisce anche il suo no ai muri minacciati dall'Ungheria, alla sospensione del trattato di Schengen o a interpretazioni troppo rigide del regolamento di Dublino. Le migrazioni sono un fenomeno globale e l'accoglienza, sottolinea, è un dovere chiesto dalla Costituzione, quella Costituzione scritta in un'Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, povera e segnata dal conflitto, ma riconosce il diritto di asilo allo straniero a cui sia impedito l'esercizio delle libertà democratiche nel proprio paese.

Alle parole del Presidente della Regione Toscana, come contraltare dovremmo opporre in stridente contrasto quello che dice in Inghilterra un parlamentare conservatore di Sua Maestà, come Andrew Percy, che denuncia come "a Calais la situazione sia fuori controllo e gli attuali accordi non stanno funzionando perché' i francesi non sono in grado di porre un freno alla violazione delle nostre frontiere. E' giunta l'ora di prendere in considerazione opzioni più radicali, incluso l'uso dell'esercito. Il popolo britannico si aspetta che le nostre frontiere siano sicure ed il governo deve fare qualsiasi cosa per riuscirci"

Mentre a novembre l’Ungheria promette di erigere un muro anti-immigrati, e intanto scoppiano le polemiche per foto-choc di immigrati rinchiusi come bestie al macello, nel treno che dal confine meridionale li portava a Budapest, costretti a viaggiare buttati uno sull'altro, senza spazio per muoversi. Una sorta di riedizione dei treni nazisti che trasportavano ebrei.  Di fronte a queste estreme dichiarazione di chiusura non c’è, di fronte, a parte Papa Francesco e la Chiesa, una reazione del mondo politico europeo. Questa situazione alimenta e fa crescere un sentimento razzista nuovo che serpeggia nella rete e nelle discussioni. Continuando così le stesse ragioni fondanti dell'Europa crollano, non più fondata sulla cooperazione allo sviluppo, ma in preda a fortissimi egoismi nazionali. E soprattutto senza una politica estera che significa fare pressioni, fa funzionare le diplomazie, ragionare sulla crescita dei paesi poveri e spegnere i focolai di guerra.

 

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