ANNO XIV Aprile 2020.  Direttore Umberto Calabrese

Venerdì, 26 Maggio 2017 00:00

Esaminate 62 spiagge italiane, trovati 670 rifiuti ogni 100 metri

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L’84% dei rifiuti è di plastica, i numeri di 'Beach Litter 2017' di Legambiente. Su 62 spiagge italiane, per un totale di oltre 200mila metri quadri pari a quasi 170 piscine olimpioniche, sono stati trovati una media di 670 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.

La plastica si conferma il materiale più trovato (84% degli oggetti rinvenuti), seguita da vetro/ceramica (4,4%), metallo (4%), carta e cartone (3%). Per quanto riguarda gli oggetti più trovati sulle 62 spiagge italiane, quest’anno al primo posto ci sono le reti per la coltivazione dei mitili (11%).

L’80% di queste è stato registrato nella sola spiaggia pugliese di Isola Varano, nel comune di Ischitella. Al secondo posto svettano in classifica tappi e coperchi (9,6%) e al terzo posto frammenti di oggetti fatti di plastica (9,3%) minori di 50 cm. Seguono nella top ten i mozziconi di sigaretta (8,5%), le bottiglie e i contenitori di plastica per bevande (7,7%), i cotton fioc (6,1%); ed ancora stoviglie usa getta (4,4%), polistirolo (4,4%), bottiglie e contenitori di plastica non per bevande (2,9%) e altri oggetti di plastica (2,8%).

Lo rileva l'indagine Beach Litter 2017, condotta da Legambiente tra aprile e maggio nell’ambito della campagna "Spiagge e Fondali Puliti – Clean Up The Med". Anche se di poco fuori top ten dei rifiuti più presenti sulle nostre spiagge, una 'menzione speciale' va ai sacchetti di plastica, shopper e buste, che rappresentano l’undicesimo oggetto più frequente sulle spiagge italiane (il 2%). Interessante sottolineare infine come il 64% dei rifiuti spiaggiati è stato concepito e creato per essere usa e getta.

Preoccupa anche lo stato di salute delle spiagge degli altri Paesi del Mediterraneo, invase in particolare da mozziconi di sigarette e buste di plastica. Tra i rifiuti spiaggiati trovati durante il monitoraggio realizzato dal network di Clean up the Med, coordinato da Legambiente, nelle 43 spiagge monitorate dal 2014 al 2017, troviamo al primo posto i mozziconi di sigaretta (20,7%), seguito da tappi e coperchi (11%), bottiglie di plastica (9,5%) e sacchetti di plastica (4,8%). Questi ultimi in percentuale molto maggiore rispetto alle spiagge italiane (5% vs 2%).

Le cause di questo mare di rifiuti spiaggiati? Cattiva gestione dei rifiuti urbani (49%), pesca e acquacoltura (14%) e mancata depurazione (7%). La cattiva gestione dei rifiuti urbani è responsabile della metà dei rifiuti presenti sulle spiagge italiane. A far la parte da leone tra gli oggetti trovati sulle spiagge monitorate ci sono gli imballaggi (un rifiuto su tre).

Il 20% è legato poi ad una scorretto smaltimento dei prodotti legati al fumo (pacchetti, accendini e mozziconi di sigaretta), un dato che sale al 36% nelle altre spiagge Mediterranee, dove l’associazione ambientalista ha trovato ben 3.574 mozziconi, pari a quasi 179 pacchetti di sigarette.

Tornando alle spiagge italiane, le attività produttive pesca e acquacoltura sono invece responsabili di una media di 95 oggetti ogni 100 metri di spiaggia. Il 77% degli oggetti riconducibili a questi settori sono calze da coltivazione di mitili, il 4% sono le cassette per il pesce, di plastica o polistirolo, e cime/corde con diametro inferiore a 1 cm (3,9%), tra gli oggetti più pericolosi per la fauna soprattutto per intrappolamento.

Per quanto riguarda le reti da coltivazioni di mitili, il 99% delle calze rinvenute da Legambiente sono state trovate su quasi la metà (15) delle spiagge monitorate, in particolare quelle situate sulla costa Adriatica dove sono presenti 185 impianti di mitilicoltura attivi che producono ogni anno circa 40mila tonnellate di mitili, pari al 50% della produzione nazionale di molluschi.

L’inefficienza dei sistemi depurativi è responsabile della presenza del 7% del beach litter, tra bastoncini cotonati, blister di medicinali, contenitori delle lenti a contatto, piccoli aghi da insulina, assorbenti e altri oggetti di questo tipo. La principale responsabilità va ricercata nelle carenze del sistema di depurazione italiano, ma anche nella cattiva abitudine dei cittadini di buttare i rifiuti urbani nel wc, a partire dai cotton fioc che rappresentano l’85% dei rifiuti riconducibili a questo problema.

Sono 2539 quelli trovati su 31 delle 62 spiagge dai volontari di Legambiente. Questi bastoncini di appena 10 cm di lunghezza se messi tutti assieme arrivano a percorrere 254 metri. Occupano il sesto posto della classifica e negli ultimi quattro anni sono aumentati notevolmente: passando dai 667 (monitorati su 24 spiagge) nel 2014 ai 2539 del 2017 (monitorati su 62 spiagge).

“Il problema del marine litter è un’emergenza globale - dichiara Stefano, Ciafani, direttore generale di Legambiente - Un fenomeno che costa all’Ue ben 476,8 milioni di euro l’anno. Per risolvere il problema dei rifiuti in mare e sulle coste è fondamentale mettere in campo politiche unitarie e programmi concreti su tutto il Mediterraneo e a livello planetario, una richiesta che facciamo anche ai Capi di Stato e di Governo riuniti domani a Taormina per il G7".

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