ANNO XI  Settembre 2017.  Direttore Umberto Calabrese

Mercoledì, 13 Settembre 2017 00:00

Lo smartphone potrà entrare in classe durante le lezioni con delle regole

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La ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli in un'intervista a Repubblica conferma l'intenzione di consentire l'utilizzo dei device ad uso didatticoDa venerdì prossimo una commissione ministeriale si insedierà per costruire le linee guida dell'utilizzo dello smartphone in aula. Entro breve tempo avrò le risposte e le passerò con una circolare agli istituti".

Lo ha dichiarato la ministra della Pubblica istruzione, Valeria Fedeli in un'intervista al quotidiano La Repubblica. "È uno strumento  che facilita l'apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s'imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: Internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico", assicura la ministra.

La notizia era in realtà già stata anticipata da Fedeli  a fine luglio, presentando le linee guida del piano scuola digitale. Questa commissione avrà 45 giorni di tempo per "chiarire l’uso dei dispositivi personali delle studentesse e degli studenti in classe, intervenendo sulle attuali circolari, risalenti ad un periodo troppo lontano da oggi".

Le nuove indicazioni

Le linee guida del ministero dell’Istruzione dovranno chiarire come usare il cellulare o il tablet per fare ricerche, lavori di gruppo, condividere discussioni e documenti. Ma questo significherà anche cambiare la didattica: "Lo smartphone è solo uno strumento di lavoro, deve essere il professore a direzionarne l’uso, stabilendo i tempi e dando i compiti, strutturando la lezione su quello strumento", disse la ministra a luglio. "Se i ragazzi sono impegnati, non si distraggono. È ovvio che il rischio che vadano su Facebook o su WhatsApp è pesantissimo, ma siano noi insegnanti a doverli coinvolgere in maniera tale da evitare che lo facciano, almeno mentre lavoriamo".

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